Molte scuole di pensiero esoterico ed iniziatico, sia in Oriente che in Occidente, tendono a sostenere l’esistenza di una Unica Tradizione Primordiale e di un’ipotetica unità trascendente delle religioni. La Tradizione Misterica degli Eleusini Madre ha però sempre contrastato con forza una simile visione. E in questo capitolo ne spiegheremo il motivo.

Moreno Neri, in una sua eccellente e ben ponderata prefazione alla recente riedizione, da parte delle Edizioni Aurora Boreale, del saggio di Arturo Reghini Sulla Tradizione Occidentale[1], testualmente scrive:

«Il ramo della Tradizione Occidentale, che è un singolo aspetto della Tradizione unica e universale, non ha perso la sua operatività ed è ancora certamente il più conforme alla costituzione spirituale e il più aderente al fato e al dovere di un Italiano e alla sua struttura psicofisica spirituale. Prima di pervenire a quella che René Guénon ha chiamato “Tradizione primordiale”, Frithjof Schuon “Unità trascendente”, Raphael “Unica Tradizione Universale”, occorrerebbe seguire la propria tradizione, la più adatta alla propria indole, formazione e radici storico-culturali».

Un’analisi ineccepibile, questa, da un punto di vista latomistico e pitagorico, e che può senz’altro essere accolta o condivisa anche da un punto di vista eleusino tranne che su due particolari “nodi”: la questione della pretesa unicità della Tradizione e di una presunta “unità trascendente” delle religioni. In merito a tali “nodi” il punto di vista eleusino è piuttosto netto e chiaro: riteniamo che le teorizzazioni di Guénon, Schuon e Raphael menzionate da Moreno Neri riflettano quel fallace orientamento culturale che, sulla scia delle tendenze sincretistiche della tarda antichità e della riscoperta tardo-medioevale e rinascimentale della Tradizione Ermetica (che niente ebbe mai a che spartire né con l’Eleusinità né con la Tradizione Misterica in genere), si riallaccia a quel deleterio atteggiamento relativistico, purtroppo fatto proprio anche da varî ordini iniziatici e anche dalla Massoneria, che è sfociato storicamente nella delirante idea di una presunta unità trascendente delle religioni nel segno di una altrettanto presunta “Unica Tradizione Primordiale” contemplata anche dai Pitagorici, in particolare dal tardo Pitagorismo. Un’idea, quest’ultima, che gli Eleusini hanno sempre aborrito e fortemente confutato.

Secondo la Tradizione Misterica Eleusina, non è affatto vero che tutte le religioni che col tempo si sono formate e/o differenziate proverebbero indistintamente da quella “religione primordiale” enunciata dalla visione pitagorico-platonica, in quanto presunti adattamenti del Palaios Logos nella forma di uno Hieros Logos specifico ad ogni singola forma spirituale. Sarebbe, del resto, una aberrazione il solo pensarlo, poiché, se individuiamo correttamente nella più autentica Tradizione Primordiale quella religione Titanica originaria sorta ed affermatasi in quell’età aurea in cui gli Dei Titani ancora regnavano con giustizia su questo mondo, con il primo traumatico spezzarsi della catena aurea della Tradizione avvenuto con la Titanomachia e con la vittoria degli Dei Olimpici, la stragrande maggioranza delle religioni che sono sorte e si sono sviluppate e succedute presso le varie civiltà, lo hanno fatto sotto l’egida di questi ultimi, e non certo sotto quella degli Dei Titani sconfitti. Esse si sono quindi nettamente distanziate dal Palaios Logos e dalla Tradizione Primordiale, adattandosi a compromessi dottrinari e ad inquinamenti che hanno permesso, sì, alle rispettive caste sacerdotali di sopravvivere e di esercitare il proprio controllo sulle masse dei fedeli, ma si sono così inesorabilmente e indissolubilmente legate alla via catabasica. Tali religioni hanno quindi dato ai propri seguaci solo l’illusione del possesso della Sophia Aionia, della Sapientia Aeterna, mentre in realtà se ne sono nettamente distanziate. Se in tali religioni o dottrine può essere, parzialmente, ravvisabile un qualche retaggio del Palaios Logos, della Tradizione Primordiale Titanica, esso rappresenta solo una pallida e debole ombra.

Piero di Cosimo: Il mito di Prometeo, 1515 ca. (München, Altepinacothek)

La più autentica Tradizione Primordiale, quella legata all’antico culto Titanico, è riuscita a sopravvivere e a perpetuarsi non certo grazie alle molteplici religioni che sono sorte e si sono sviluppate dopo di essa, ma nonostante queste. Anzi, è stata sempre, nella storia degli ultimi millenni, oggetto da parte di esse e delle loro caste sacerdotali di sistematiche persecuzioni, poiché niente può spaventare i nuovi Dei usurpatori e le caste sacerdotali delle religioni ad essi asservite più di una presa di coscienza, da parte dell’umanità, della sua vera natura titanica e delle sue potenzialità, di un ricongiungimento dell’umanità con la sua vera Tradizione Primordiale.

Se concordiamo con Gemisto Pletone e con i Pitagorici sulla reale esistenza di una catena aurea ininterrotta della trasmissione della Tradizione (catena della quale, in quanto Eleusini, siamo stati e continuiamo ad essere i principali attori), identifichiamo con essa, sì, la trasmissione di una Tradizione Primordiale, ma non certo la stessa Sophia Aionia, la stessa Sapientia Aeterna enunciata dal Filosofo-Iniziato bizantino e prima di lui da tutta la linea di continuità pitagorico-platonica.

Anche se la vera e definitiva cristianizzazione forzata della società romana imperiale vide il suo apice sotto il regno di Teodosio, trovando piena “legittimazione” giuridica con il famigerato e criminale Editto di Tessalonica del 380 d.C. (quello che lo studioso Fabio Calabrese ha giustamente definito in un suo articolo «l’atto più infame della Storia»[2]), questa drammatica involuzione catabasica e oscurantista della civiltà europea aveva decisamente radici più profonde. Se Costantino e i suoi successori avevano metaforicamente aperto la porta della gabbia del mostro e Teodosio l’aveva decisamente spalancata, permettendo ad esso di uscire e di scatenare la sua furia dogmatica e persecutoria, questo mostro già si annidava da tempo nelle pieghe della storia umana. Mi sto riferendo a un mostro tentacolare e strisciante dai molti nomi e dalle molte facce, emblema di ogni principio contro-iniziatico, che sin dalla sconfitta degli antichi Dei Titani ad opera degli Dei Olimpici usurpatori, puntualmente ha rialzato la testa con i propri emissari di turno (Zeus, Dioniso, Amenofis IV°, meglio noto come Akhenaton, Mosé, Paolo di Tarso, fino ad arrivare al profeta dell’Islam Muhammad), operando incessantemente nella direzione di una sottomissione dell’umanità e di un ottenebramento delle coscienze, con un obiettivo non solo finalizzato al mero dominio o potere politico, ma anche e soprattutto al voler impedire che l’umanità si riappropriasse di quel fuoco restituitole un tempo da Prometeo, che mangiasse il frutto proibito dell’Albero della Conoscenza, prendendo così piena consapevolezza di sé e di quella parte titanica che è naturalmente insita in ogni uomo e in ogni donna e che attende solo di essere risvegliata.

Come ha rilevato L.M.A. Viola in varie sue opere e, in particolare, nel suo saggio introduttivo al Trattato delle Leggi di Gemisto Pletone[3], secondo la visione pitagorico-platonica l’umanità avrebbe conosciuto ai suoi albori una “Verità Divina Integrale”, in un tempo paradigmatico in cui il Logos Eterno si sarebbe rivelato interamente nel Palaios Logos, nel “Verbo Divino immanente originale”, costituendo la perfezione di una “religione primordiale”, in virtù del possesso della Sophia Aionia, della Sapientia Aeterna. E fin qui può esservi una certa concordanza con la visione eleusina. Ma, secondo la visione pitagorico-platonica, tutte le religioni che col tempo si sono formate e/o differenziate, proverebbero indistintamente da tale “religione primordiale”, in quanto adattamenti del Palaios Logos nella forma di uno Hieros Logos specifico ad ogni singola forma spirituale.

Friedrich Heinrich Füger: Prometeo dona il fuoco all’umanità, 1817
(Kessel, Neue Galerie)

E una sola catena aurea di “Sapienti Divini” (nel contesto della quale Pitagora avrebbe avuto un ruolo fondamentale) avrebbe consentito la trasmissione, in modo ininterrotto, della “Sapienza Divina originale” nelle molteplici espressioni differenziate che la stessa ha assunto nelle diverse nazioni e presso i diversi popoli.

Sempre secondo tale visione, parafrasando alcuni concetti espressi da Platone nel Politico, l’umanità procederebbe secondo un inviluppo catabasico[4], stabilito da “Dio”, quello stesso “Dio” che avrebbe creato il mondo e gli uomini, per cui la luce della “Verità Divina”, e la tradizione nelle istituzioni religiose delle diverse civiltà, si andrebbe progressivamente oscurando, fino al suo completo occultamento nella vita esteriore degli uomini. E, in questo inesorabile contesto catabasico, la pienezza della luce della “Sapienza Divina” delle origini verrebbe ciclicamente riattualizzata, per periodi e spazi sempre più limitati e coinvolgendo parti sempre più ristrette di uomini ed istituzioni civili e religiose.

In ragione di tale presunto inviluppo catabasico, le civiltà tradizionali avrebbero conosciuto – sempre secondo tale distorta interpretazione – diverse fasi di decadenza e relative crisi, a causa delle quali si sarebbero prodotti progressivi degradamenti del loro stato di perfezione originaria, e questa stessa catabasi avrebbe fatto sì che l’umanità si allontanasse progressivamente dal suo “stato divino” per lasciare spazio all’emersione del suo elemento “titanico” (sic!), che si sarebbe sovrapposto ad una “antica natura” e ad un “ordine primordiale”.

Occorre qui assolutamente fare chiarezza, perché ci troviamo di fronte ad una visione non solo iniziaticamente errata, ma anche e soprattutto profondamente falsata della realtà e dello stato dei fatti. Una “visione” che non esito a definire contro-iniziatica e marcatamente olimpica, se non addirittura dionisiaca, che ribalta a proprio uso e consumo tutta una serie di concetti e di verità iniziatiche proprie dell’Eleusinità e della più autentica Tradizione Occidentale.

Come ho evidenziato nella quarta parte del primo volume del mio saggio Da Eleusi a Firenze: la trasmissione di una conoscenza segreta, finché i Titani regnarono su questo mondo l’umanità visse nella più piena e totale armonia e in simbiosi con i suoi creatori. Soltanto a seguito del ribaltamento religioso che trae origine dalla Titanomachia e dalla vittoria dei nuovi Dei Olimpici usurpatori ebbe origine il deleterio e nefasto concetto di hybris. E questo perché, da quel momento in poi, qualsiasi tentativo, sia da parte dei Titani sconfitti di redimere e liberare l’umanità, sia da parte di quest’ultima di rialzare la testa, di aprire gli occhi e di riaccendere la fiaccola della Conoscenza, fu visto inevitabilmente dai nuovi dominatori come intollerabile atto di tracotanza e di superbia, atto “empio” e quindi da punire severamente.

Noi Eleusini abbiamo sempre rigettato, categoricamente e con forza, il principio di una presunta unità trascendente delle religioni, come del resto anche l’aberrante idea che possa esistere un “esoterismo assoluto” derivante da una presunta “Unica Tradizione Primordiale” onnicomprensiva ed unitaria, sia nelle forme e nei modi in cui è stato proclamato e celebrato dalla Tradizione Pitagorica antica prima e da molte personalità dell’Umanesimo e del Rinascimento dopo, sia per come è stato teorizzato agli inizi del ‘900 da René Guénon nella sua dottrina dell’Unità Metafisica della Sapienza Eterna. E tantomeno da come è stato più recentemente delineato da Frithjof Schuon nel suo saggio Unità Trascendente delle Religioni[5].

Paris Nogari: Allegoria del silenzio, affresco del 1582 (Vaticano, Sala degli Svizzeri). L’opera ricorda il pericolo della parola e il rischio di commettere peccati. La cicogna con l’uovo in bocca accanto all’uomo rafforza il concetto. Dovendo portare il prezioso carico (il guscio racchiude un segreto), non può emettere versi pena la distruzione dello stesso.

Per noi Eleusini esiste quindi, sì, una Tradizione Primordiale ed originaria, ma noi la riconosciamo e la identifichiamo esclusivamente con la religione Titanica pre-olimpica, e quindi pre-ellenica. Quella grande religione comune che, prima del rovesciamento religioso e culturale operato con la Titanomachia e con la conseguente istituzione del sistema sociale del patriarcato e del culto di nuovi Dei usurpatori, era praticata e trasmessa da tutti i popoli dell’Azzurro Occidente, quindi da tutti i popoli europei, mediterranei e vicino-orientali, dalle brumose terre della Scozia al Nord Africa, dalla penisola Iberica alle catene montuose del Caucaso, dall’Egitto alla valle del Danubio, da Creta all’Anatolia. Quella stessa religione trasmessa in un’età aurea all’umanità dagli Dei Titani creatori, da quegli Dei Titani della stirpe di Giapeto che crearono l’uomo a propria immagine e somiglianza e lo alzarono in piedi, in piena dignità, mettendogli in mano le loro stesse armi e i loro stessi strumenti di potere e infondendogli, come vero marchio indelebile, la loro stessa essenza vitale e spirituale. Non solo, quindi, il dono della vita e dell’immortalità dell’anima, ma anche la Conoscenza, il raziocinio e la ragione, la capacità di apprendere e di distinguere il bene dal male, la verità dalla menzogna. La capacità di apprendere e seguire quell’unico basilare comandamento che il Grande Padre Urano lasciò ai mortali figli della stirpe di Giapeto: «È proprio dei pesci, delle fiere e dei volanti uccelli divorarsi l’un l’altro. Ma a voi dò la Giustizia, la Verità dall’ampia pupilla»[6].

Senza sconfinare nel dettaglio delle rivelazioni e nel contenuto degli insegnamenti iniziatici (cosa che, per comprensibili ragioni, non mi sarebbe consentita), vale comunque la pena qui di spiegare un determinato e fondamentale concetto. Una delle regole fondamentali dell’Eleusinità, uno dei primi e basilari insegnamenti misterici che veniva dato a coloro che ricevevano in Eleusi il sale della vita, era comprendere il significato della parola perché. Saper trovare il coraggio di interrogarsi su tutto, non avere timore di chiedersi il perché delle cose, il perché di qualunque cosa, doveva essere il primo requisito di un Iniziato. Perché è proprio con il ragionamento, con il chiedersi il perché di tutte le cose, anche quelle che possono apparentemente sembrare semplici e prive di arcani, che si può arrivare a comprenderle veramente sotto ogni aspetto.

Nell’Eleusinità, quindi, non esiste il dogma di fede, ed i Semna esistono proprio per essere svelati e compresi mediante un percorso iniziatico appositamente stabilito.

Che lo si voglia o no, nonostante millenni di condizionamenti contro-iniziatici e di dominio ininterrotto dei nuovi Dei usurpatori, che nel corso dei secoli si sono via via manifestati sotto varie forme ed espressioni, seminando false dottrine e generando nuovi falsi “profeti” (e, con essi, nuove religioni fondate sul dogma e sulla sottomissione, sull’oscurantismo e sull’oppressione), quella scintilla, quella essenza divina titanica presente in ogni uomo, non si è mai spenta, ed ha rappresentato per l’umanità, anche nelle fasi più buie della sua storia, l’unica speranza di redenzione e di affrancamento. Quella stessa essenza divina titanica che, paradossalmente (ma non certo a caso) viene identificata dalle tradizioni contro-iniziatiche e dalla religione ellenica (irrimediabilmente contaminata dall’inquinamento olimpico-dionisiaco) alla stregua di un “male assoluto”, se non addirittura come qualcosa di “bestiale” e di “brutale” che distoglierebbe gli uomini da un presunto “stato divino”.

Secondo la Tradizione Misterica Eleusina, l’umanità è infatti stata creata da Atlante, Menezio, Prometeo ed Epimeteo, i quattro figli del Dio Titano Giapeto. E tale Tradizione ci insegna che Atlante donò all’uomo la Conoscenza e la Vita, Menezio la Forza, sia interiore che esteriore, Prometeo il seme maschile ed Epimeteo quello femminile. I quattro Titani poi, congiuntamente, donarono all’umanità la “Notte”, un termine che esprime un concetto superiore a quello di “anima” che comunemente intendiamo, il concetto stesso dell’Essenza Divina Titanica, un quid perenne e immortale, in quanto privo dell’asse del tempo, che, tramite e grazie all’opera di questi quattro Titani, alberga ancora oggi in ogni uomo figlio della Stirpe di Giapeto. Quella stessa essenza divina che tanto ancora oggi spaventa i difensori delle tradizioni contro-iniziatiche, tanto da associarla a qualcosa di “bestiale” e di “fuorviante”, mentre in realtà rappresenta l’esatto opposto.

[1] Arturo Reghini: Sulla Tradizione Occidentale. Con prefazione di Moreno Neri e saggio introduttivo di Nicola Bizzi. Edizioni Aurora Boreale, Firenze 2018.

[2] Fabio Calabrese: Come il mondo antico è diventato cristiano. Articolo su www.ereticamente.net.

[3] L.M.A. Viola: Saggio introduttivo a Giorgio Gemisto Pletone: Trattato delle Leggi. Ed. Victrix, Forlì 2012.

[4] Il termine Catabasi, associato ai concetti di discesa e di involuzione, deriva dal termine greco antico κατάβασις (“discesa”), formato da κατα- (“giù”) e βαίνω (“andare”), e significa quindi letteralmente “andare giù”. Nell’antica letteratura greca indicava prevalentemente la discesa nell’Ade di una persona viva, un motivo topico ricorrente in molti testi. Il primo esempio letterario di Catabasi lo ritroviamo infatti nell’XI° libro dell’Odissea, anche se di fatto Ulisse non entra nel regno dei morti, fermandosi sulla soglia. Sono invece rimaste celebri le discese agli Inferi di Orfeo, alla ricerca della sposa Euridice, e quella di Eracle, nel contesto della sua ultima fatica. Il motivo venne poi ripreso dal grande Iniziato Publio Virgilio Marone che, nel VI° libro dell’Eneide fa entrare da vivo Enea nell’Ade, dove incontra Didone, e nei Campi Elisi, dove l’eroe incontra il padre Anchise, il quale gli mostra i suoi futuri discendenti, da Romolo ad Augusto. Ma la Catabasi senz’altro più nota è quella compiuta da Dante Alighieri nella sua Commedia: un viaggio nell’aldilà che il poeta-Iniziato compie proprio accompagnato da Virgilio.

[5] Frithjof Schuon: Unità Trascendente delle Religioni. Ed. Mediterranee, Roma 1980.

[6] Nicola Bizzi: Da Eleusi a Firenze: la trasmissione di una conoscenza segreta. I° Volume. Ed. Aurora Boreale, Firenze 2017.