Marco Tullio Cicerone

 

Marco Tullio Cicerone, iniziatosi ai Misteri Eleusini, nei suoi scritti si riferì ad essi, oltre che in relazione alla loro opera di incivilimento dei costumi umani, anche alla conoscenza del “principio della vita” e alla speranza di una felice sopravvivenza dopo la morte che l’iniziazione era in grado di conferire: «non vi fu nulla di meglio di quei Misteri, dai quali, venuti fuori da vita rozza ed inumana, siamo stati educati e addolciti alla civiltà, e quindi si chiamano iniziazioni, perché abbiamo conosciuto i princìpi della vita nella loro vera essenza; e non soltanto abbiamo appreso il modo di vivere con gioia, ma anche quello di morire con una speranza migliore»[1].

Il primato dei Misteri Eleusini su tutte le altre realtà misteriche dell’antichità è evidenziato anche da Pausania (110-180 d.C., altro celebre Iniziato ai Misteri delle Due Dee): «Di quanto gli Dei sono superiori agli eroi, di tanto l’Istituzione Eleusina è superiore alle altre che si riferiscono alla venerazione delle Divinità»[2].

I Misteri delle Due Dee, la Madre e la Figlia, trovarono infatti una diffusione senza precedenti in tutto il mondo antico, uscendo presto dal ristretto ambito ellenico e arrivando a Roma già nel 496 a.C., quando, in conseguenza di una grave carestia, gli aruspici interrogarono i Libri Sibillini, che come responso indicarono categoricamente la necessità, per il bene per la salvezza della Patria e della comunità, dell’introduzione nell’Urbe Eterna del culto di Demetra e Kore-Persefone, presto identificate nella loro forma latina di Cerere e Proserpina. Ma già nell’arcaico e misterioso collegio sacerdotale dei Fratres Arvales, uno dei più antichi e rispettati di Roma, si praticava il culto segreto della Dea Dia, una forma occulta della Demetra eleusina[3].

Come ci conferma sempre Cicerone, «I Misteri di Cerere e i Riti ad essa dedicati, i nostri antenati vollero che fossero compiuti sempre con la più grande osservanza religiosa. Poiché erano stati ricevuti dalla Grecia, furono sempre celebrati da sacerdotesse greche, e tutto fu in essi denominato mediante nomi greci»[4]. E ancora: «E che nessuno inizi se non, come si fa per Cerere, mediante Riti greci»[5].

Il grande biografo romano Caio Svetonio Tranquillo ci riferisce che l’Imperatore Claudio, notoriamente Iniziato ai Misteri Eleusini, era determinato addirittura a trasportare a Roma l’intero Santuario di Eleusi[6]. Fortunatamente non vi riuscì e desistette dal suo proposito, che avrebbe rappresentato, sia agli occhi del clero che dei fedeli, un vero e proprio sacrilegio, ma la sua devozione alla Madre e alla Figlia e ai loro Misteri caratterizzò tutta la sua vita e le sue scelte umane e politiche.

Furono molti gli Imperatori romani che si iniziarono a vari culti misterici, anche di matrice egizia o orientale, ma il numero di essi che decise di iniziarsi ai Misteri Eleusini, talvolta non fermandosi alla Mysta, ma raggiungendo anche gradi elevati, è veramente impressionante, ed è indice della grandissima importanza e considerazione che i vertici dell’Impero hanno sempre attribuito alla sacralità di tali Misteri.

A parte il già menzionato Claudio, la cui prima moglie Plauzia Urgulanilla, di origini etrusche, era anch’essa una fervente eleusina, da molti autori antichi è attestata l’iniziazione ai Sacri Misteri di Ottaviano Augusto. Narra sempre Svetonio che egli non fu un semplice Iniziato, ma che arrivò ad assumere nell’ambito dei Misteri alti gradi di dignitario: «Iniziato ad Atene, venuto a conoscenza in seguito, nel tribunale, del privilegio dei sacerdoti della Cerere attica, e dovendo discutere di cose più segrete, licenziò il suo consiglio e l’assemblea, e ascoltò da solo coloro che erano in disaccordo»[7].

Ritratto di Plauzia Urgulanilla, prima moglie dell’Imperatore romano Claudio
 e fervente iniziata Eleusina di Rito Madre
(dal Promptuarii Iconum Insigniorum di Guillaume Rouillé, 1553)

L’iscrizione su di un basamento dell’area sacra di Eleusi su cui poggiavano le statue di Augusto e della moglie Livia, probabilmente anch’ella Iniziata ai Sacri Misteri, menziona l’Imperatore come euergétes, “benefattore”.

Anche lo storico Lucio Cassio Dione, scrivendo di Augusto, ci attesta che «[dopo la battaglia di Azio] egli amministrò gli affari greci e partecipò ai Misteri delle Due Dee»[8]. E, sempre il medesimo, ci narra che, quando l’indiano Zamoras giunse ad Atene per ricevere l’Iniziazione ai Sacri Misteri alla presenza stessa dell’Imperatore, Augusto si adoperò affinché la cerimonia potesse avere luogo in un momento diverso da quello usuale: «Zamoras fu iniziato ai Misteri delle Due Dee, i quali furono celebrati ad una data che non era quella tradizionale grazie a Augusto, che era egli stesso iniziato»[9].

È infatti storicamente attestato che l’Iniziazione di Augusto abbia avuto luogo subito dopo la battaglia di Azio, il celebre scontro navale avvenuto il 2 Settembre del 31 a.C., che pose fine alla guerra civile fra il giovane Ottaviano e Marco Antonio, alleatosi con Cleopatra. E, come riferisce Enzo Lippolis, il rapporto fra Ottaviano e la comunità ateniese, che aveva fatto parte della fazione del rivale Marco Antonio, pare essere stato mediato soprattutto dal Eleusi e dal suo clero[10], molto probabilmente perché anche lo sconfitto apparteneva notoriamente al novero degli Iniziati. È infatti attestata anche l’iniziazione eleusina di Marco Antonio, avvenuta dopo la battaglia di Filippi, alla fine dell’autunno del 42 a.C.; iniziazione peraltro solennemente rappresentata sui rilievi della celebre patera d’argento di Aquileia. Ne fa del resto menzione anche Plutarco di Cheronea, quando ci narra che «col suo carattere lieto e amabile si volse all’audizione degli oratori eloquenti ed assistette alle gare e alle iniziazioni»[11].

Sarebbe qui troppo lungo riportare i nomi di tutte le alte cariche politiche e militari che, in età romana repubblicana, si iniziarono ai Sacri Misteri. Come scrisse Giulio Giannelli, l’interesse e la devozione che i Misteri Eleusini erano capaci di inspirare in quanti potevano accostarcisi, non fecero altro che aumentarne la fama, la notorietà e l’autorità, ed Eleusi divenne ben presto, già in età repubblicana, la meta di un pellegrinaggio per quanti cercavano, tra le religioni del tempo, quella che meglio conciliasse le più antiche tradizioni con i nuovi bisogni dello spirito[12]. Ed essere iniziato ai Misteri delle Due Dee divenne ben presto anche a Roma un titolo d’onore per gli uomini più eletti e più colti. Anche se, come osservava sempre Giannelli, è necessario distinguere il diverso scopo che si voleva raggiungere, da parte degli esponenti della nomenclatura e della cultura romana, iniziandosi ai Misteri: per alcuni poteva essere sicuramente il raggiungimento di un certo status sociale, un modo per essere notati o comunque per mettersi in mostra, ma ritengo che la stragrande maggioranza di chi si iniziava lo facesse perseguendo una reale e sincera esigenza spirituale, perseguendo una conoscenza del sacro che non sempre la religione tradizionale di Roma era in grado di soddisfare.

Non possiamo fare a meno di ricordare l’Iniziazione di Lucio Cornelio Silla, avvenuta nel Settembre dell’84 a.C., così menzionata da Plutarco: «Sbarcò al Pireo e, iniziato, acquistò la biblioteca di Apellicone di Teos, la quale comprendeva la maggior parte delle opere di Aristotele e Teofrasto, che all’epoca non erano ancora ben conosciuti al grande pubblico»[13].

Fervente Eleusino ed Iniziato peraltro di alto grado fu il già menzionato Marco Tullio Cicerone, che ricevette in Eleusi il sale della vita fra il 79 e il 77 a.C.

In quegli stessi anni – alcune fonti dicono addirittura insieme a Cicerone – si iniziò anche Tito Pomponio Attico, grande scrittore romano e celebre uomo di lettere, e pochi anni dopo ricevette l’iniziazione anche Appio Claudio Pulcro, predecessore di Cicerone nel governo della Cilicia.

Tornando a riferirci all’età imperiale, Svetonio ci informa che Lucio Domizio Enobarbo, meglio noto come Nerone, che fu iniziato ai Misteri Mitraici, durante il suo viaggio in Grecia non osò farsi iniziare a Eleusi «poiché gli empi e i criminali sono banditi dall’iniziazione dalla voce dell’Araldo»[14]. L’ultimo dei Giulio-Claudi, macchiatosi di matricidio, sicuramente infatti temeva le ire delle Due Dee qualora avesse trasgredito tale norma.

Busto marmoreo dell’Imperatore Marco Aurelio, Iniziato ai Misteri Eleusini

Della dinastia dei Flavi è nota l’iniziazione del solo Domiziano («Domiziano assistette ai Misteri»), menzionata da Victor Magnien citando come fonte il Bulletin de Correspondence Héllenique[15]. Ma fu sotto la dinastia degli Antonini che il legame fra Eleusi e Roma divenne solido come non mai e che la romanità si ammantò profondamente dello spirito religioso, del pensiero e della Filosofia dell’Ellade. Marco Ulpio Traiano, Publio Elio Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio, Lucio Vero e Commodo furono infatti tutti Iniziati ai Sacri Misteri. Se alcuni di loro si fermarono alla Mysta, ben diverso fu il caso di Antonino Pio e dell’Imperatore filosofo Marco Aurelio, che raggiunsero quantomeno l’Epopteia, e soprattutto di Adriano, che dopo la sua Iniziazione fu Arconte ad Atene nel 111-112 d.C.[16] ed arrivò a rivestire anche alte cariche sacerdotali.

Come ci attesta Lippolis, Adriano venne iniziato ai piccoli Misteri nel 112 o nel 113[17], probabilmente in concomitanza con l’assunzione della sua carica di Arconte e raggiunse il secondo grado di Iniziazione, quello dell’Epopteia, entro il 128, partecipando attivamente alle celebrazioni rituali dei Misteri in occasione delle sue visite ad Atene, attestate secondo la cronaca nel 124, nel 128 e nel 131. Nella monetazione assunse talvolta l’iconografia di Ploutos, aggiungendo al suo nome l’indicazione “ren”, sciolta in renatus (rinato), evidente allusione alla rinascita da lui vissuta con l’esperienza iniziatica.

Così narra lo storico Elio Spartano: «[l’Imperatore Adriano] navigò verso l’Asia e le isole presso la Grecia, e presiedette alla celebrazione dei Misteri di Eleusi, come Eracle e come Filippo il Macedone»[18].

In onore del suo giovane amato Antinoo, iniziatosi ai Sacri Misteri nel 128 (poi tragicamente scomparso e divinizzato per volontà dello stesso Imperatore), furono istituite a Eleusi le feste Antinóeia, con la realizzazione di un luogo di culto esterno al Santuario e con la collocazione di una statua del giovane in una nicchia all’ingresso dell’edificio ipogeo, giusto a fianco dei Grandi Propilei.

La devozione di Adriano nei confronti dell’Eleusinità fu sincera e profonda ed egli contribuì con grande dedizione in maniera notevole all’ampliamento e all’abbellimento del Santuario di Eleusi, dei suoi Templi e delle strutture dell’intera area sacra, che nei suoi felici anni di regno raggiunse il suo massimo splendore.

Enzo Lippolis, citando come fonte l’ottimo studio di Kevin Clinton sull’epigrafia eleusina[19], menziona un Mystagogo del Santuario di Eleusi appartenente alla famiglia dei Kerykes, esercitante le funzioni di Ieréus Epí Bomó, onorato da una statua e da un’iscrizione che ripercorre il cursus honorum di una carriera durata oltre sessant’anni, posta nell’area del Santuario fra il 177 e il 180. Da tale iscrizione apprendiamo che Memmio – questo era il nome del Mistagogo – partecipò a celebrazioni rituali alle quali aveva presenziato Adriano e che prese parte all’Iniziazioni di Marco Aurelio e di Commodo[20]. Essi, infatti, molto probabilmente furono iniziati insieme nel 176 dallo stesso Hierofante (quasi sicuramente Ioulios) che, in carica dal 168 fino almeno al 192, venne esaltato da tre epigrammi per aver protetto e difeso, trasportandoli ad Atene, gli Hyerà dal saccheggio e dalla devastazione del Santuario ad opera dai barbari Costoboci nell’estate del 170.

Marco Aurelio si impegnò molto per la ricostruzione del Santuario e dei Templi dell’Area Sacra, coma attesta uno scolio di Sopatro all’Orazione Panatenaica di Elio Aristide, in cui risulta che l’Imperatore, che aveva studiato ad Atene e che aveva onorato la città come un discepolo onora il suo maestro, tra le sue benemerenze poteva includere restauri e il dono di ricche decorazioni al Santuario di Eleusi[21].

Molto diffusa era in passato la notizia che Marco Aurelio, pur non essendo stato uno Hierofante, avrebbe avuto il permesso di accedere all’area più segreta e inviolabile del Telestérion di Eleusi, l’Anaktoron. Marco Aurelio, che ebbe come Mistagogo Erode Attico, appartenente alla Tribù dei Kerykes, al quale aveva promesso di iniziarsi ai Sacri Misteri in una lettera a lui indirizzata già durante la Guerra del Danubio, fu senza dubbio il gran continuatore dell’opera adrianea di abbellimento e di crescita delle strutture del Santuario, operato che gli valse, oltre alla fama di grande Filosofo e di Iniziato che già si era conquistato, anche quella di grande benefattore dell’Eleusinità. Come ha evidenziato Juan Manuel Cortés Copete dell’Università di Siviglia, sono numerose le opere che portano la sua firma: dalla piena ricostruzione del Telestérion dopo le devastazioni dei Costoboci fino al completamento dei Grandi Propilei[22], e venne glorificato a Eleusi con uno splendido ed imponente busto marmoreo clipeato che era collocato nel frontone di questi; busto ancora oggi visibile all’interno dell’area archeologica.

Non si conosce la data esatta dell’iniziazione ai Misteri di Antonino Pio, ma una lunga iscrizione dedicatoria voluta dall’Aeropago, dalla Boulé e dal Démos, gli organi istituzionali di Atene, tra il 162 e il 169 onora uno Hierofante, menzionato come L. Flavius Leosthenes, ambasciatore due volte a Roma presso Antonino e insignito dello stróphion (quindi investito della sua carica) alla presenza dello stesso Imperatore, che doveva quindi essere già stato iniziato. Si tratterebbe, secondo Enzo Lippolis[23], dello stesso Hierofante che iniziò ai Sacri Misteri Lucio Vero, accolto nel ghénos degli Eumolpidi nel 162 o nel 166 (più probabilmente nella prima data). In ogni modo, l’iniziazione ai Misteri di Antonino Pio è attestata da un’iscrizione epigrafica rinvenuta ad Eleusi, iscrizione celebrativa di uno Hierofante (purtroppo mutila del nome, essendo probabilmente stato riportato nelle mancanti ultime righe) che, oltre ad essersi reso benemerito nella difesa della Patria, ebbe anche il vanto di aver iniziato l’imperatore Άντωνῑνον. Ed è attestata anche dalla presenza ad Eleusi di una serie di statue celebrative di Antonino Pio e dei suoi congiunti.

Un’altra iscrizione, menzionata da Victor Magnien, relativa al già menzionato Mistagogo Memmio (qui menzionato come L. Memmio Toricio) «discendente di Daduchi, di Strateghi e di Agonoteti», che fu anche Arconte eponimo ed Epimelete del Ginnasio di Adriano, lo indica come presente anche all’Iniziazione di Lucio Vero[24], avvenuta nel 162 o nel 166, le uniche due date in cui sappiamo con certezza di un suo soggiorno in Attica.

Eleusi: busto clipeato dell’Imperatore Marco Aurelio, originariamente collocato sul frontone dei Grandi Propilei

La sequenza di Imperatori iniziatisi ai Sacri Misteri di Eleusi prosegue con il Dominus ac Deus Settimio Severo, il quale «andò ad Atene, spintovi dal gusto per gli studi e per le cose sacre»[25]. Sembra accertato, come documentò Giannelli, che la sua iniziazione sia avvenuta diversi anni prima che l’energico Senatore di Leptis Magna si guadagnasse il soglio imperiale.

Un grande Eleusino fu, in epoca successiva, Publio Licinio Egnazio Gallieno, Imperatore dal 253 al 268. Amante e protettore delle arti e della cultura, si sentì sempre molto vicino al mondo ellenico e alla sua spiritualità, tanto da rivestire in prima persona, ad Atene, le cariche di Arconte Eponimo e membro dell’Aeropago. Si fece iniziare ai Sacri Misteri ad Eleusi nel 265, come attesta una serie di antoniniani emessi in tale data che lo ritraggono con corona di grano e l’inequivocabile simbolo delle tre spighe misteriche. Ma già fin dal suo insediamento apparve agli occhi degli Eleusini di tutte le provincie dell’Impero un novello Adriano. Egli concepì un ambizioso piano di trasformazione morale e religiosa mediante il quale credette possibile ricondurre l’Impero alla signoria illuminata degli Antonini. Sul piano religioso puntò molto sulla valorizzazione dell’Eleusinità, poiché riteneva che soltanto essa potesse soddisfare le esigenze spirituali delle masse popolari, sottraendole alla perniciosa influenza del Cristianesimo. Come ci conferma Guido Migliorati, nel termine sacra con il quale il biografo di Gallieno Trebellio Pollione individua l’oggetto dell’interesse dell’Imperatore durante il suo soggiorno ateniese sono da ravvisarsi proprio i Misteri Eleusini. E proprio ad Eleusi rimanda la redazione epigrafica di una lettera inviata agli Ateniesi da Gallieno nel 265, anno della sua Iniziazione, il contenuto della quale è relativo alla preoccupazione dell’Imperatore che al massimo Témenos dell’umanità fossero garantiti la protezione di un distaccamento militare ed adeguate opere di fortificazione. Curatore della redazione epigrafica eleusina di questa lettera agli Ateniesi fu Marco Giunio Minuciano, un grande erudito ed Iniziato ai Sacri Misteri, figlio del retore e sofista Nicagora di Atene, il quale a sua volta, come attesta Filostrato, era un τοῡ Ἐλευσινίου ἱεροῡ κήρυξ[26], uno Hiérokeryx del Santuario di Eleusi, quindi un Pelorico, il terzo grado dell’Iniziazione Eleusina. Una famiglia, quindi di consolidata tradizione eleusina e di rango sacerdotale, poiché anche il figlio di Minuciano, Nicagora II°, sofista e filosofo neoplatonico vissuto al tempo di Costantino, è menzionato in un’iscrizione egizia come Δᾳδοῡχος[27], portatore di torcia, una qualifica dell’Epopteia.

Contro il Cristianesimo Gallieno continuò la giusta lotta dei suoi predecessori, mutando però la tattica, cercando cioè di riportare i Cristiani alla ragione e di ricondurli con benevolenza nell’orbita dello Stato. Non cessò comunque di combattere la superstitio sulla base dei principi e, precorrendo Giuliano, molto probabilmente dietro consiglio delle autorità sacerdotali di Eleusi, impugnò contro il nuovo culto le armi della polemica, affidata alla Filosofia del tempo nella persona del suo più alto rappresentante, Plotino, notoriamente iniziato ai Sacri Misteri, amico personale di Gallieno e della moglie Salonina (anch’ella iniziata). Si dimostrò infatti sin da subito contrario alle persecuzioni violente attuate dagli Imperatori precedenti, in particolare dal padre Valeriano, e promulgò anzi alcuni editti che, precorrendo quello che poi emanerà Galerio a Serdica (editto, peraltro, di ispirazione marcatamente eleusina), concedevano ai Cristiani una certa libertà di culto, arrivando anche a far restituire loro alcune proprietà confiscate.

Questo Imperatore illuminato morì, ucciso a tradimento da una congiura, nel 268 e con lui si spense il suo grande sogno di rinascita morale, culturale e religiosa dell’Impero e venne interrotto un disegno che, se portato a termine, avrebbe probabilmente fatto dell’Eleusinità la religione primaria dello Stato, cambiando così il corso della storia.

Non è attestata (ma non per questo escludibile a priori) l’eventuale iniziazione eleusina dei suoi successori, almeno fino a Marco Aurelio Numeriano, figlio minore dell’Imperatore Marco Aurelio Caro e predecessore di Diocleziano.

Medaglione d’argento raffigurante l’Imperatore Publio Licinio Egnazio Gallieno e la moglie Cornelia Salonina, entrambi ferventi Eleusini

Mentre non è attestata, anche se non improbabile, un’iniziazione eleusina di Diocleziano, furono con certezza eleusine sua moglie Prisca (erroneamente fatta passare per cristiana da una certa agiografia patristica) e sua figlia Valeria, seconda moglie dell’Imperatore Galerio, entrambe fatte uccidere da Licinio. Di queste due grandi Martiri Eleusine ho parlato ampiamente in un capitolo del primo volume del mio saggio Da Eleusi a Firenze.

Solido d’oro emesso dall’Imperatore Giuliano

Il grande Imperatore Flavio Claudio Giuliano, il cui avvento era stato profetizzato dalla stessa Dea Demetra molti secoli prima, è stato indubbiamente uno dei massimi alfieri dell’Eleusinità, oltre che l’ultimo grande difensore della Tradizione, della libertà religiosa e della stessa identità imperiale. Si fece iniziare ai Sacri Misteri nel 355, su consiglio del suo Mystagogo, il filosofo neoplatonico Massimo. Aveva conosciuto Massimo, al quale resterà legato per tutta la vita da un profondo affetto e da una sincera amicizia, già nel 351, nel corso di un suo viaggio a Efeso, venendo da lui introdotto, insieme a Crisanzio, nello studio dei Misteri e della Teurgia giamblichea. Come scrisse il retore Libanio, da Massimo Giuliano «sentì parlare degli Dei e dei demoni, degli esseri che, in verità, hanno creato questo universo e lo mantengono in vita, apprese che cos’è l’anima, da dove viene, dove va, ciò che la fa cadere e ciò che la risolleva, ciò che la deprime e ciò che la esalta, che cosa sono per essa la prigionia e la libertà, come può evitare l’una e raggiungere l’altra. Allora egli respinse le sciocchezze alle quali aveva creduto fino ad allora per insediare nel suo animo lo splendore della verità»[28].

Dopo essersi già iniziato ai Misteri di Mitra, giunse ad Atene, dove frequentò il filosofo neoplatonico Prisco, grande Iniziato di Rito Eleusino Madre, che lo accolse nella sua casa e gli fece conoscere la propria famiglia. Da Imperatore, Giuliano lo volle con sé e Prisco, come ci narra Eunapio, sarà presente con Massimo al suo letto di morte, consolandone l’ora estrema.

Su suggerimento di Massimo, Giuliano si recò a Eleusi nel Settembre del 355 per conoscere il Pritan degli Hierofanti allora in carica, il grande Nestorio, il quale lo iniziò ai Sacri Misteri delle Due Dee. Come ci narra sempre Eunapio, nel tempio di Demetra e Persefone, compiute le purificazioni di rito e incoronato di mirto, partecipò al pasto simbolico, bevve il Kykeon e conobbe il famoso Hierofante, che gli spiegò il complicato simbolismo della cerimonia e lo introdusse ai Misteri[29]. Visitò poi il Peloponneso, dicendosi convinto che la Filosofia non avesse abbandonato «né Atene, né Sparta, né Corinto» e che le sue sorgenti bagnavano ancora l’assetata Argo[30].

Il Pritan degli Hyerofanti Nestorio, come ci attesta Guido Giannelli, restò sempre molto legato a Giuliano, che si fece accompagnare da lui in Gallia e lo ebbe come prezioso collaboratore per ottenere il favore della Grecia nella sua fortunata rivolta contro l’odiato Costanzo[31].

In quegli anni, nel 361 o nel 362 secondo Giannelli, vennero iniziati ai Sacri Misteri, sempre dal Pritan degli Hierofanti Nestorio, Vettio Agorio Pretestato e sua moglie Aconia Fabia Paolina. Pretestato merita qui una particolare menzione, in quanto questo Civis Romanus di nobile famiglia senatoria fu al contempo una straordinaria figura di politico, filosofo e scrittore, Iniziato e Sacerdote di vari culti e riti misterici e un alfiere e strenuo difensore della religiosità tradizionale dagli attacchi sempre più serrati del Cristianesimo. La sua carriera, sia dal punto di vista politico che religioso, è stata talmente straordinaria che, con la giustizia delle sue azioni e del suo operato, si guadagnò persino il rispetto di molti Vescovi ed alte autorità cristiane.

L’ara funeraria di Pretestato e di sua moglie, oggi custodita nei Musei Capitolini, riporta il cursus honorum di questo straordinario personaggio. In campo politico fu Questore, Corrector Tuscuiae et Umbriae e Consularis (Governatore) della Lusitania, Proconsole di Acaia dal 361 (in occasione di tale nomina, il grande filosofo Imerio gli dedicò un’orazione) e Praefectus Urbi nel biennio 367-368; nel 384 fu Prefetto del Pretorio per l’Italia e l’Illirico, e infine Console eletto per il 385, carica che però non ricoprì mai in quanto morì alla fine del 384.

Durante il suo mandato di Praefectus Urbi, Pretestato restituì al Vescovo di Roma Damaso la basilica di Sicinino (S. Maria Maggiore) e pose fine alla lotta fratricida fra le sette cristiane, facendo espellere da Roma il Vescovo rivale Ursino (garantendo comunque un’amnistia ai suoi seguaci), riportando così la pace in città. Fece rimuovere tutte le strutture private edificate dai Cristiani sui templi gentili e fece restaurare con la massima cura il Portico degli Dei Consenti nel Foro.

Nel 1834 venne riportato alla luce l’architrave del Portico con la seguente iscrizione che attesta la restituzione del luogo ad opera di Pretestato: «Deorum Consentium sacrosancta simulacra cum omni loci totius adornatione cultu in formam antiquam restituto Vettius Praetextatus, vir clarissimus, Praefectus urbi reposuit curante Longeio vir clarissimus, consulari».

Sebbene si trattasse di un semplice restauro delle strutture danneggiate dall’incuria e dall’odio cristiano, tale scelta fu altamente simbolica, in quanto gli Dei Consenti erano i protettori della classe senatoriale e si voleva così riaffermare, in spregio alle intolleranti politiche “anti-pagane” delle gerarchie imperiali, un saldo legame fra gli Dei e gli organi dello Stato.

In qualità di Prefetto del Pretorio, continuando quanto già aveva iniziato a Roma, diede inizio a indagini in tutta Italia sulle demolizioni dei Templi gentili per mano dei Cristiani, riuscendo in molti casi a fare giustizia e a far punire i responsabili.

In campo religioso rivestì le cariche di Pontefice di Vesta e del Sol Invictus, fu augure e curiale di Ercole. Si iniziò ai Misteri della Magna Mater Cibele e ai Misteri di Mitra, raggiungendo il rango di Pater Sacrorum e rivestendo la carica di Pater Patrum, autorità centrale del culto mitraico. Le fonti lo indicano anche come Hierofante della Dea Hecate, Neocoro dei Misteri di Iside e Serapide, Iniziato ai Misteri di Dioniso e, come abbiamo visto, fra il 361 e il 362, ai Misteri Eleusini.

Non è attestato da documentazioni certe che Pretestato, nell’ambito dell’Eleusinità, abbia raggiunto gradi hierofantici, e non sono quindi da ritenersi attendibili (anche per ovvie questioni anagrafiche) quelle fonti tarde che indicano un «pretestato Hierofante» che secondo lo scrittore bizantino di età giustinianea Giovanni Lido avrebbe preso parte in qualità di Pontefice, insieme a Sopatro di Apamea, alle cerimonie per la fondazione di Costantinopoli[32].

Come Proconsole di Acaia, Vettio Agorio Pretestato si appellò contro l’editto di Valentiniano I° del 364 concernente la proibizione dei sacrifici notturni in Grecia, con la motivazione che tale divieto sarebbe risultato intollerabile agli Elleni, che in questo modo non avrebbero potuto più celebrare i più sacri dei Misteri, quelli Eleusini. Come ci conferma Zosimo nella Historia Nea, proprio grazie all’azione di Pretestato Valentiniano ritirò il provvedimento.

Fu grande amico dello scrittore o oratore Quinto Aurelio Simmaco, anch’egli grande difensore della Tradizione, con cui ebbe un intenso scambio epistolare parzialmente conservatosi, e collaborò attivamente, oltre che con Simmaco, con Virio Nicomaco Falaviano e con altri esponenti della sua cerchia culturale all’emendamento e alla trasmissione dei testi della cultura tradizionale, pubblicando fra l’altro una versione latina degli Analitici di Aristotele nell’adattamento scritto dal filosofo Temistio. È stato inoltre immortalato nella letteratura come il personaggio principale dei Saturnalia di Macrobio.

Pretestato fu al contempo rispettato e temuto dai Cristiani e Sofronio Eusebio Girolamo riporta che, rivolgendosi ironicamente al Papa Damaso I°, che lo criticava per la sua intransigenza “pagana”, gli disse «eleggetemi Vescovo di Roma, e mi farò cristiano»[33].

Dopo la parentesi degli illuminati anni di regno di Giuliano, non vi furono più Imperatori di provata fede eleusina, con l’unica eccezione di Flavio Eugenio, proclamato Augusto d’Occidente nel 392 in seguito alla morte di Valentiniano II°. Eugenio, fervente Eleusino e tenace difensore dei culti tradizionali e dello spirito del Mos Maiorum, è passato alla storia per il suo disperato tentativo di rovesciare il criminale Teodosio e di ripristinare così la tolleranza religiosa e la libertà per gli antichi culti nel segno di una continuazione dell’operato di Giuliano.

Sarebbe molto lunga una lista di tutti gli autorevoli personaggi che, nel corso degli oltre quattro secoli di vita dell’Impero Romano, furono iniziati ai Sacri Misteri di Eleusi, e sarebbe del resto interminabile una lista che comprendesse le più illustri personalità dell’intero mondo greco ed ellenistico prima dell’avvento di Ottaviano Augusto sul soglio imperiale. Non è quindi questa la sede più opportuna per tentare una simile elencazione, ma non possiamo fare a meno di ricordare che Filippo II°[34] e Olimpiade, padre e madre di Alessandro Magno, e Demetrio I° Poliorcete di Macedonia[35] ricevettero l’iniziazione, e che furono tutti ferventi Eleusini i sovrani della dinastia tolemaica d’Egitto, a partire da Tolomeo I° Sother, che inaugurò solennemente i Riti ad Alessandria alla presenza del Pritan degli Hierofanti di Eleusi, l’eumolpide Timoteo. Ierone, Tiranno di Siracusa, oltre che un grande erudito e mecenate, fu Ierofante delle Due Dee. Ad Alessandro Magno, invece, l’iniziazione fu clamorosamente rifiutata, poiché venne ritenuto impuro per alcuni suoi crimini.

A parte le tradizioni eroiche e mitologiche che vedono iniziate figure come Eracle e Asclepio, abbracciarono l’Eleusinità i più grandi filosofi del mondo ellenico, a cominciare da Platone, Socrate e Cleante, e, in particolare, la stragrande maggioranza dei filosofi di scuola platonica e neo-platonica: Pseusippo, Senocrate, Filone di Larissa, Antioco di Ascalona (Mystagogo di Cicerone), Alessandro di Afrodisia, Plotino, Porfirio, Amelio, Olimpiodoro, Giamblico, Siriano, Damascio, Plutarco di Atene, Prisco, Proclo, Asclepigenia, Edesio di Cappadocia, Sopatro di Apamea) e numerosi fra i più grandi scrittori, cronisti e letterati, da Erodoto a Pausania, da Plutarco di Cheronea ad Apuleio, da Callimaco a Imerio, da Isocrate a Saturnino Secondo Salustio.

Furono Eleusini i più grandi scienziati dell’antichità, da Archimede di Siracusa a Teone di Alessandria (padre dell’eccelsa Ipazia, anch’ella iniziata e straordinaria filosofa e scienziata) e i più grandi medici, dal padre della Medicina Ippocrate di Kos fino a Galeno di Pergamo.

Busto di Tolomeo I° Sother 
(Londra, British Museum)

Scrisse Galeno in una celebre sua opera, rivolgendosi a un suo discepolo: «Presta ora la tua attenzione più che se, ricevendo l’iniziazione di Eleusi o di Samotracia, o di ogni altra santa Teleté, fossi completamente assorbito dai gesti e dalle parole degli Hierofanti, considerando questa Teleté [che stai per ricevere] come per nulla inferiore a quelle, convinto che essa possa altrettanto bene far conoscere la saggezza, la provvidenza e il potere del Demiurgo degli esseri viventi; e pensa soprattutto che questa Teleté che ora amministro, sono stato io stesso a scoprirla»[36]. E ancora, in un altro suo testo: «E ciò non fa meraviglia, poiché alcuni non iniziati hanno osato leggere i Libri Misterici. Ma coloro che hanno scritto questi libri non li hanno scritti per i profani, e io non ho scritto quanto precede per coloro che non sono edotti sui primi princìpi»[37].

Galeno e Ippocrate, padri della Medicina, entrambi Iniziati ai Misteri Eleusini, in un affresco del XIII° secolo
(Anagni, cripta della Cattedrale di Santa Maria)

Demostene, il grande politico e oratore ateniese del IV° secolo a.C., anch’egli iniziato, scrisse che «coloro che non sono stati iniziati nulla possono sapere circa i Misteri per sentito dire»[38].

Tornando a Roma, nota è l’iniziazione eleusina di Marco Tullio Cicerone, alla quale nel corso di questo libro farò vari riferimenti, ma meno note sono quelle di Publio Virgilio Marone, di Marco Porcio Catone, di Publio Papinio Stazio, di Macrobio (avvenuta quando l’Eleusinità era già giocoforza entrata in clandestinità) e di Quinto Orazio Flacco. Quest’ultimo, nelle sue Odi, scriveva che non avrebbe avuto il coraggio di affrontare i pericoli del mare in compagnia di qualcuno che avesse profanato i Sacri Misteri della Dea Demetra[39].

In sostanza, il primato e la superiorità dell’Eleusinità e dei suoi Misteri possono essere ben riassunti da un passo del De facie quae in orbe lunae apparet, il testo più criptico e iniziatico di Plutarco di Cheronea: «tutti gli uomini che egli conobbe, dedicandosi allo studio dei Testi Sacri e facendosi iniziare ai Misteri, nemmeno in un giorno si potrebbero elencare…»[40].

[1] Marco Tullio Cicerone: Sulle Leggi, II°, 14, 36.

[2] Pausania: Periegesi della Grecia, X°, 31, 11.

[3] Nicola Bizzi: Fratres Arvales. Ed. Aurora Boreale, Firenze 2024.

[4] Marco Tullio Cicerone: Per Balbo, 55.

[5] Marco Tullio Cicerone: Sulle Leggi, II°, 24.

[6] Caio Svetonio Tranquillo: Claudio, 25.

[7] Caio Svetonio Tranquillo: Augusto, 93.

[8] Lucio Cassio Dione: Storia Romana, LI°, 4,1.

[9] Ibidem, LIV°, 9.

[10] Enzo Lippolis: Mysteria: Archeologia e culto del santuario di Demetra a Eleusi. Ed. Bruno Mondadori, Milano 2006.

[11] Plutarco di Cheronea: Antonio, 23.

[12] Giulio Giannelli: I Romani ad Eleusi, in Atti della Reale Accademia delle Scienze di Torino, vol. 50, 1915.

[13] Plutarco di Cheronea: Silla, 26.

[14] Caio Svetonio Tranquillo: Nerone, 34.

[15] Victor Magnien: Les Mystères d’Eleusis. Ed. Payot, Paris 1938.

[16] Corpus Inscriptionum Graecarum, III°, 1096; Elio Spartano: Vita di Adriano, XIX°, 1; Lucio Cassio Dione: LXIX, 16, 1.

[17] Enzo Lippolis: Opera citata.

[18] Elio Spartano: Vita di Adriano, 13.

[19] Kevin Clinton: Eleusis. The Inscriptions on Stone. Documents of the Sanctuary of the Two Goddesses and Public Documents of the Deme. Ed. Archaeological Society at Athens Library, Atene 2005.

[20] Enzo Lippolis: Opera citata.

[21] Schol. Aristide: Panatenaico, 183, 2.

[22] Juan Manuel Cortés Copete: Marco Aurelio, benefactor de Eleusis. Articolo per Gerión – Revista de Historia Antigua.

[23] Enzo Lippolis: Opera citata.

[24] Victor Magnien: Opera citata.

[25] Giulio Giannelli: Articolo citato.

[26] Lucio Flavio Filostrato: Vite dei Sofisti, 628.

[27] CIG, 4770; OGIS, 720-721; SEG XXXVII, 1650.

[28] Libanio: Orazione XVIII°, 18.

[29] Eunapio: Vite dei Filosofi e dei Sofisti, V. Eunapio, anch’egli Iniziato Eleusino, rispettando la prassi della hyeronimia, in questo passo non fa il nome del Pritan degli Hyerofanti, ma è attestato che si trattasse di Nestorio, in quel mo-mento da non molto in carica. Lo stesso eumolpide Nestorio, ultimo Pritan ufficialmente in carica, che venticinque anni più tardi, all’apice delle percecuzioni, chiuse formalmente il Santuario guidando l’Eleusinità nella fase della clandestinità.

[30] Giuliano: Panegirico di Eusebia, 119 bc.

[31] Giulio Giannelli: Articolo citato.

[32] Giovanni Lido: De Mensibus, 4.2.

[33] Sofronio Eusebio Girolamo: Contra Johannem Hierosolymitanum, 8.

[34] Tito Livio: Ab Urbe condita, XXI°, 47.

[35] Plutarco di Cheronea: Demetrio, 25.

[36] Galeno: De usu partium, VII°, 14.

[37] Galeno: De simpl. medicam. temper ac facult., VII°, Proemium.

[38] Demostene: Contro Neera, 79.

[39] Orazio: Odi, III°, 2, 27.

[40] Plutarco di Cheronea: Sul volto che appare nella Luna, XXVI°, 16