Nicola Bizzi, un attento storico e un infaticabile ricercatore nel campo delle antiche tradizioni religiose dell’area mediterranea, ha fino ad oggi posto la propria firma a numerose e interessanti pubblicazioni, ma è soprattutto noto per essere l’autore di Da Eleusi a Firenze: la trasmissione di una conoscenza segreta, un’opera a dir poco monumentale e unica nel suo genere, il cui primo volume, uscito in Italia nel Novembre del 2017 e soltanto da pochi mesi tradotto in lingua Inglese, è divenuto in breve tempo un vero e proprio best seller, incontrando, anche ben oltre i confini italiani, una diffusione che sta andando oltre ogni aspettativa.

Ma Nicola Bizzi non è soltanto uno storico e uno scrittore. È anche – e soprattutto – un Iniziato a molteplici discipline esoteriche, uno stimato Libero Muratore e – aspetto questo ancor più considerevole – appartiene, sia per personale percorso iniziatico più che trentennale che per tradizione familiare, all’Ordine degli Eleusini Madre, una delle realtà iniziatiche più antiche, rispettate e impenetrabili dell’intero Occidente.

A partire dagli anni ’90 gli Eleusini Madre, per tutta una serie di ragioni che andrò a spiegare, hanno deciso di intraprendere, partendo proprio dall’Italia, una graduale politica di apertura al mondo profano. Si sono, in sostanza, pubblicamente palesati, rendendosi disponibili a un aperto confronto con altre realtà iniziatiche e mettendo a disposizione degli storici e degli studiosi parte del loro ingentissimo patrimonio culturale e documentaristico. E, contemporaneamente, attraverso una rete di proprie associazioni culturali, hanno dato inizio a cicli di pubbliche conferenze e alla pubblicazione di diversi libri. Un’operazione, quest’ultima, nell’alveo della quale si colloca anche la pubblicazione dei saggi di Nicola Bizzi, che dall’Ordine degli Eleusini Madre è stata autorizzata e legittimata.

Una simile decisione – che a quanto pare in ambito eleusino e misterico in genere non ha trovato unanimi consensi e condivisioni – non deve portare a facili fraintendimenti: gli Eleusini Madre non diffonderanno mai nel mondo profano i propri segreti iniziatici, non sveleranno mai a chi non è idoneo a recepirli i propri riti, i propri rituali. Chiunque crede o spera il contrario, sicuramente si illude o è in malafede. Come spiega bene Nicola Bizzi, la Conoscenza esoterica ed iniziatica è per sua natura segreta, ma la segretezza non è finalizzata soltanto a preservare un qualcosa dai profani. Essa è finalizzata anche a preservare gli stessi profani (coloro che non sono stati iniziati e che non possiedono quindi le corrette chiavi di lettura per accedere a determinati insegnamenti e a determinate verità) da due fondamentali pericoli: la pazzia e la morte. Chiunque, infatti, si accosti ai Sacri Misteri senza essere pronto, corre entrambe i pericoli. Proprio per questo, come ci narra il grande Iniziato Virgilio nell’Eneide, i sacerdoti del bosco sacro dove si trovava la porta che dava accesso agli Inferi gridavano ai profani all’avvicinarsi di Proserpina: «Procul este, profani!» («Allontanatevi, profani!»).

Come nessuno, che non sia un vero Iniziato, può sopravvivere all’avvicinarsi di una Divinità, nessuno fra i non Iniziati potrebbe mantenere la propria lucidità mentale e non rischiare di scivolare nell’abisso della follia venendo a conoscenza di certe verità che sconvolgerebbero la propria forma mentis e la propria visione profana delle cose e del mondo.

La politica di parziale apertura degli Eleusini Madre verso il modo profano, a detta dei diretti interessati, intende essere finalizzata soprattutto a fare chiarezza sulle tante disinformazioni e imprecisioni scritte riguardo ai Misteri Eleusini da storici delle religioni come Kerényi, Burkert, Macchioro e Clinton, ma soprattutto a controbattere le tesi deliranti portate avanti sui Misteri da personaggi come Robert Gordon-Wasson, Albert Hoffman e Carl Ruck, e per rispondere al proliferare, sulla scia di Aleister Crowley, di numerose sedicenti organizzazioni “eleusine” (soprattutto qui negli Stati Uniti) che in realtà praticano aberranti dottrine New Age senza né capo né coda che con l’autentica Eleusinità niente hanno a che spartire.

Queste, ovviamente, le motivazioni “ufficiali” di tale parziale apertura. Quelle “ufficiose”, in realtà, a mio parere sono ben altre e ritengo che siano basate sulla considerazione che i tempi possano essere ormai maturi per un certo risveglio di consapevolezza.

Se, da un lato – in seguito a questa “apertura” – vi è stato negli ultimi anni un pur cauto ma crescente interessamento nei confronti degli Eleusini Madre da parte di alcune istituzioni accademiche (prevalentemente statunitensi, greche e britanniche) e da parte di alcuni docenti universitari, storici e filologi che in essa hanno evidentemente visto una potenziale straordinaria opportunità di ricerca, è quantomeno curioso constatare come in certi ambienti del cosiddetto “tradizionalismo pagano”, soprattutto in Italia, l’apertura degli Eleusini Madre al mondo profano e la loro stessa decisione di palesarsi, di uscire allo scoperto, abbia suscitato un’ondata di sgomento e, soprattutto, una certa paura mista a incredulità. E vedrò di spiegare perché.

Un’ondata di sgomento non certo perché – e questo sarebbe stato senz’altro più comprensibile o giustificabile – si è voluto accusare gli Eleusini di aver rivelato al mondo profano chissà quali segreti iniziatici (cosa che comunque – e lo so per certo – non è mai stata fatta), bensì perché lo stesso messaggio dottrinale eleusino, per come è stato esposto in maniera limpida e lineare da Nicola Bizzi nei suoi saggi, non ha mancato di mettere profondamente in crisi gli schemi preconcetti e ormai consolidati che molti “tradizionalisti pagani” hanno nel tempo adottato e fatto propri. Schemi preconcetti dovuti in buona parte alla lettura delle opere di Julius Evola, Johann Jakob Bachofen, Alfred Rosenberg, Giustiniano Lebano, Giuliano Kremmerz, e all’idealizzazione di una presunta “Tradizione Italica” di matrice solare e indo-europea (e – già che ci siamo, perché no? – anche “iperborea”!)

Arnold Böcklin: Il Bosco Sacro, 1882
(Basel, Kunstmuseum)

Abituati a leggere esclusivamente le interpretazioni – spesso inesatte e fuorvianti – che dell’esperienza mistica eleusina e della relativa Tradizione misterica hanno diffuso per decenni sia i moderni storici delle religioni che gli autori sovracitati, molti “tradizionalisti pagani”, pur agendo – beninteso – in tutta buona fede, faticano a comprendere uno dei fondamenti stessi della Tradizione Misterica occidentale: il dualismo e la conflittualità fra Dei Titani e Dei Olimpici e, altra cosa non trascurabile, la contrapposizione fra Matriarcato e Patriarcato. E, altro punto cruciale, l’origine assolutamente pre-greca e non indo-europea dei culti misterici e delle relative dottrine.

Proprio mentre mi accingevo, su gentile richiesta di Nicola Bizzi, a scrivere questo testo quale prefazione al suo nuovo saggio La Via di Eleusi, egli mi ha segnalato, dapprima tramite e-mail e poi in alcune conversazioni telefoniche, un interessante scambio di messaggi che ha avuto su un importante sito indipendente italiano, Ereticamente (www.ereticamente.net), che ospita numerosi interventi e studi di Storia, Mitologia e Tradizione Occidentale, in seguito alla pubblicazione di un suo articolo intitolato Un’unica Tradizione primordiale? Un articolo tratto proprio da un capitolo del suo saggio, nel quale l’Autore espone il punto di vista eleusino riguardo alle pretese, da parte di molti storici ed esoteristi, di identificare una presunta unica Tradizione primordiale connessa con una altrettanto presunta unità trascendente di tutte le religioni.

Scrive, in tono piuttosto polemico, un lettore del sito:

«Non sono un cristiano e non mi interessa difendere un punto di vista abramitico, ma dal punto di vista della Tradizione pluralista pre-abramitica (detta erroneamente “paganesimo”) le vostre vedute sono assolutamente considerabili estranee, in quanto ponete al centro della questione una sorta di dualismo manicheo fra Titani e Dei Olimpici, dualismo sconosciuto nel pantheon plurale greco-romano, mediterraneo e ovviamente anche indoeuropeo. In questo dualismo voi rivendicate una preminenza di una presunta Tradizione iniziatica titanica, matriarcale e matrilineare, ponendola come unica e verace Tradizione. Già su questo punto si nota un certo esclusivismo riscontrabile nei monoteismi abramitici, esclusivismo che a me non sconcerta in quanto lo credo “utile” e connaturato a certe manifestazioni tradizionali, ma che può essere sconcertante se associato ad un genere di metafisica anti-esclusivista come era quella pre-abramitica, a cui voi vi riferite. Insomma, io qui ci vedo una forte contraddizione: questa contrapposizione netta fra culti solari e ctoni, che trattò anche un Evola ponendola alla base della sua morfologia delle società antiche, viene da voi semplicemente rovesciata in favore dell’elemento femminile, ma, mentre Evola comunque poneva l’anteriorità di un unità primordiale alla base del ragionamento e quindi una riduzione degli opposti nel suo pur marcato dualismo, voi ponete alla base del ragionamento l’irriducibilità di questo dualismo a qualsiasi forma di sintesi superiore riconoscendo solo nel vostro Titanismo (posso chiamarlo così?) la vera Tradizione. Un po’ come se un Hindù riconoscesse solo la tradizione derivante dagli Asura tacciando i Deva di essere degli impostori “patriarcali”. Ma questo paragone può essere fatto per tutte le tradizioni anche indoeuropee e mediterranee che vedono nello scontro fra Dei e Titani un momento fondamentale della propria metafisica…».

La risposta di Nicola Bizzi, piuttosto garbata, articolata ed esplicativa, è visibile sul sito in questione e non starò qui a riassumerla, poiché il contenuto stesso di questo libro, nella sua interezza, risponde già da sé a questi e a molti altri potenziali dubbi e interrogativi.

Come spiega bene Nicola Bizzi in un altro dei capitoli del suo libro, le radici più profonde dell’Eleusinità affondano nella cultura e nella civiltà degli antichi popoli pre-greci dello scacchiere del Mar Egeo; tutte popolazioni etnicamente affini, caratterizzate da capigliature nere e carnagione olivastra, che, fin dai tempi più remoti, abitarono le isole Cicladi, Creta, la Grecia continentale e le coste dell’Asia Minore. Popolazioni che fecero tutte parte dell’Impero cretese dei Minosse, e che avevano soprattutto due elementi che le accomunavano: il culto degli antichi Dei Titani (spodestati, secondo la Tradizione ellenica, con una guerra detta Titanomachia da Zeus e dai nuovi Dei Olimpici) e la designazione delle proprie progenie per linea femminile (Matriarcato). Altra linea di fondo della loro cultura era la comune identificazione in una medesima stirpe sacrale, erede di una grandiosa precedente civiltà. Tutte popolazioni che, in quella che è passata alla Storia come la Guerra di Troia, si schierarono a difesa dell’ultimo baluardo della propria Tradizione, civiltà e religiosità, lottando disperatamente contro gli Achei ed altri popoli invasori, portatori di un modello culturale opposto ad antagonista a quello egeo.

Giandomenico Tiepolo: Processione del cavallo di Troia, 1760
(Londra, National Gallery)

Altra cosa, infatti, che non viene mai abbastanza chiarita in ambito storico è il fatto che il conflitto narrato da Omero nell’Iliade, più che una guerra commerciale fu una guerra di religione e lo scontro mortale fra due modelli di società e di civiltà contrapposti e tra loro inconciliabili: da un lato una vasta confederazione di popoli di stirpe egea, diretti eredi dell’Impero Minoico cretese e caratterizzati, come abbiamo detto, da un modello sociale improntato sul matriarcato e dal culto degli antichi Dei Titani; dall’altro un’eterogenea alleanza di popoli non di origine mediterranea, calati nella Grecia continentale nel corso di varie successive ondate migratorie, accumunati, oltre che dalla bellicosità, da un modello sociale di stampo patriarcale e dal culto dei nuovi Dei Olimpici usurpatori.

Se non si comprende questo dualismo e questa inconciliabilità di modelli culturali e religiosi che caratterizzò il drammatico passaggio fra l’Età del Bronzo e l’Età del Ferro nel corso del XII° secolo a.C., scrive giustamente Nicola Bizzi, non si può realmente comprendere l’essenza dell’Eleusinità e dei suoi Misteri.

Caduta Troia, infatti, divenne Eleusi l’ultimo baluardo di questa Stirpe Sacrale. La scelta di questa piccola località affacciata sul Golfo di Salamina, dove, secondo la Tradizione Misterica, giunse, incarnata in sembianze umane, la Dea Demetra nel 1216 a.C. per istituzionalizzare i Misteri, non fu infatti casuale. In una Grecia ormai in buona parte dominata da quei popoli invasori che si erano coalizzati per combattere contro Troia, Eleusi rappresentava, etnicamente e culturalmente, una sorta di enclave della cultura egea. Come hanno attestato gli scavi archeologici, qui il culto delle Due Dee, la Madre e la Figlia, era già attestato almeno dal XV° secolo a.C. E ad Eleusi erano stati trasportati, in segreto, in concomitanza con la caduta di Tarua dei Teucri, determinati documenti segreti ed oggetti sacri che nella città di Priamo erano conservati, facendo sì che essi non cadessero nelle mani dei nemici e permettendo così di perpetuare, secondo un filo che non si sarebbe più interrotto, la “Dottrina Unica e Verace”.

In sintesi, mi chiedo io, dove sta scritto che debba essere per forza esistita un’unica, diffusa e idilliaca “Tradizione pluralista pre-abramitica” (detta che sia, più o meno erroneamente, “paganesimo”) a cui fa riferimento il lettore? Egli si riferisce forse al rispetto e alla tolleranza che vigevano, sia giuridicamente (grazie all’osservanza del Mos Maiorum) che culturalmente nella Roma repubblicana e nei primi secoli dell’Impero nei confronti diverse dottrine e confessioni religiose? Se sì, gli posso dare solo in parte ragione, pur considerando che quella romana, per quanto caratterizzata da un certo pluralismo religioso, era una società profondamente patriarcale, generata da una stirpe di matrice indo-europea e (nonostante la preponderante influenza etrusca sugli albori delle proprie istituzioni politiche, sociali e religiose) fortemente contaminata dal culto di Divinità decisamente assimilabili agli Dei Olimpici; una contaminazione ravvisabile, del resto, nella stessa Tiade Capitolina. E la civiltà romana, restando in ambito mediterraneo, non è stata di certo la prima a sorgere, a svilupparsi e a decadere. È stata infatti preceduta da molteplici civiltà la cui storia è sempre stata caratterizzata da guerre di religione il cui elemento di fondo è sempre stato riconducibile al dualismo Dei Titani – Dei Olimpici, o comunque “Antichi Dei” – “Nuovi Dei”.

Non è affatto vero, inoltre, – come sostiene il lettore – che tale dualismo fosse sconosciuto «nel pantheon plurale greco-romano, mediterraneo e ovviamente anche indoeuropeo». Intanto perché non è mai esistito un unico “pantheon plurale greco-romano” né tantomeno “mediterraneo”. Un conto è parlare della religio tradizionale romano-latina, che consisteva, più che in una dottrina religiosa come possiamo oggi intenderla, in un vero e proprio contratto giuridico fra lo Stato e le Divinità, finalizzato al raggiungimento e al mantenimento della Pax Deorum. Un conto è invece parlare dei molteplici culti misterici presenti e ben diffusi e radicati a Roma e in ogni provincia dell’Impero. Culti che interessavano e coinvolgevano una cospicua parte della popolazione e che proprio su tale dualismo fondavano i propri insegnamenti iniziatici e la propria ritualità. Un dualismo che era del resto ben noto a Omero, a Esiodo, a Socrate, a Platone e a molti altri grandi Iniziati, filosofi e letterati dell’antichità.

Se andiamo a cadere sul discorso “indo-europeo”, poi, dobbiamo necessariamente considerare che non solo non è mai esistito un generico pantheon che possa fregiarsi di tale definizione, ma anche che era caratteristica comune di tutte le tradizioni religiose di matrice indo-europea una certa demonizzazione degli antichi Dei sconfitti (i Titani), in funzione della glorificazione dei nuovi Dei vincitori. Una demonizzazione il cui riflesso lo troviamo pienamente anche nella cultura greca, nel contesto di una certa letteratura pro-olimpica.

Frederic Leighton: The Return of Persephone, 1891
(Leeds, Leeds Art Gallery)

Quella di matrice indo-europea non è quindi mai stata una metafisica “anti-esclusivista”, bensì esclusivista all’ennesima potenza, in quanto non soltanto escludeva e marginalizzava le Divinità Titaniche sconfitte, arrivando addirittura ad operare irrealistici stravolgimenti delle più antiche vicende mitologiche (attribuendo, ad esempio a Zeus la presunta paternità di tutta una serie di Divinità che con lui o con gli altri Olimpici mai hanno in realtà avuto a che fare), ma escludeva e marginalizzava, demonizzandolo, addirittura l’elemento titanico che è insito in ogni essere umano (la stessa anima immortale, secondo la Tradizione Misterica Eleusina), facendolo passare per un qualcosa di negativo, brutale, oserei dire quasi demoniaco!

Non è corretto quindi affermare che «tutte le tradizioni anche indoeuropee e mediterranee vedono nello scontro fra Dei e Titani un momento fondamentale della propria metafisica…». Sarebbe semmai più corretto affermare che le tradizioni religiose di matrice indo-europea (quindi non di origine mediterranea) fondano la propria metafisica non sullo scontro fra Dei Olimpici e Dei Titani, bensì sulla glorificazione della vittoria dei primi e sulla demonizzazione dei secondi, gli sconfitti.

Come ha sottolineato Nicola Bizzi nel suo saggio, quella che può essere considerata dalla Tradizione Misterica Eleusina la più autentica Tradizione Primordiale, quella legata all’antico culto Titanico, è riuscita a sopravvivere e a perpetuarsi non certo grazie alle molteplici religioni che sono sorte e si sono sviluppate dopo di essa, ma nonostante queste. Anzi, è stata sempre, nella storia degli ultimi millenni, oggetto da parte di esse e delle loro caste sacerdotali di sistematiche persecuzioni, poiché niente può spaventare i nuovi Dei usurpatori e le caste sacerdotali delle religioni ad essi asservite più di una presa di coscienza, da parte dell’umanità, della sua vera natura titanica e delle sue potenzialità, di un ricongiungimento dell’umanità con la sua vera Tradizione Primordiale.

Se concordiamo con Gemisto Pletone e con i Pitagorici sulla reale esistenza di una catena aurea ininterrotta della trasmissione della Tradizione (catena della quale gli Eleusini sono stati e continuiamo ad essere i principali attori), possiamo a buon ragione identificare con essa, sì, la trasmissione di una Tradizione Primordiale, ma non certo la stessa Sophia Aionia, la stessa Sapientia Aeterna enunciata dal Filosofo-Iniziato bizantino e prima di lui da tutta la linea di continuità Pitagorico-Platonica.

Anche se la vera cristianizzazione forzata della società romana imperiale vide il suo apice sotto il regno di Teodosio, trovando piena “legittimazione” giuridica con il famigerato e criminale Editto di Tessalonica, questa drammatica involuzione catabasica e oscurantista della civiltà europea aveva decisamente radici più profonde. Se Costantino e i suoi successori avevano metaforicamente aperto la porta della gabbia del mostro e Teodosio l’aveva decisamente spalancata, permettendo ad esso di uscire e di scatenare la sua furia dogmatica e persecutoria (compiendo così quello che Fabio Calabrese ha giustamente definito l’atto più infame della Storia), questo mostro già si annidava da tempo nelle pieghe della storia, anche in quelle che il nostro lettore definirebbe tradizioni “pre-abramitiche”. Mi sto riferendo – per usare le parole di Nicola Bizzi – a un mostro tentacolare e strisciante dai molti nomi e dalle molte facce, emblema di ogni principio contro-iniziatico, che sin dalla sconfitta degli antichi Dei Titani ad opera degli Dei Olimpici usurpatori, puntualmente ha rialzato la testa con i propri emissari di turno (Zeus, Dioniso, Amenofis IV°, meglio noto come Akhenaton, Mosé, Gesù Cristo, fino ad arrivare al profeta dell’Islam Muhammad), operando incessantemente nella direzione di una sotto-missione dell’umanità e di un ottenebramento delle coscienze, con un obiettivo non solo finalizzato al mero dominio o potere politico, ma anche e soprattutto al voler impedire che l’umanità si riappropriasse di quel fuoco restituitole un tempo da Prometeo, che mangiasse il frutto proibito dell’Albero della Conoscenza, prendendo così piena consapevolezza di sé e di quella parte titanica che è naturalmente insita in ogni uomo e in ogni donna e che attende solo di essere risvegliata.

Infine, riguardo ai riferimenti a Julius Evola e alla contrapposizione netta fra culti solari e ctoni che egli pose alla base della sua morfologia delle società antiche, è ovvio che nella visione eleusina essa si presenti rovesciata in favore dell’elemento femminile. Ma non sono stati certo gli Eleusini a rovesciare alcunché. È semmai la visione di Evola che si fonda su concezioni e assiomi decisamente ribaltati rispetto a quelli dell’antica Tradizione mediterranea. Consiglierei a riguardo, non solo il nostro lettore, ma anche tutti gli interessati ad un approfondimento su certi temi, di leggersi l’ottimo saggio di Piero Fenili Gli errori di Julius Evola, pubblicato nel 1991 su due numeri della nuova serie della rivista di studi iniziatici Ignis, diretta all’epoca da Roberto Sestito.

Il lettore prosegue successivamente il suo intervento, ponendo una serie di altri legittimi quesiti:

«Un ultimo punto sul quale ho seri dubbi, penso legittimamente, è la vostra auto-certificazione riguardo un presunto autentico lignaggio eleusino del quale voi sareste gli ultimi rappresentanti italici. Questo significherebbe una specie di rivoluzione copernicana nella spiritualità europea, ma dato che non sono nato proprio ieri diffido in maniera rigorosa da chiunque si professi iniziato ad un’organizzazione regolare iniziatica che sarebbe sopravvissuta da più di due millenni e che oggi sarebbe addirittura operativa. Insomma, mi permetta di avere almeno una forte perplessità su questo punto. Non che non sia possibile che autentiche vene misteriosofiche siano potute giungere fino a noi in ambienti ristrettissimi (…), ma, viste le innumerevoli contraffazioni e le pseudo catene iniziatiche di cui il 99,99% delle organizzazioni si fregia per puro proselitismo, voi sareste un caso più che eccezionale e comporterebbe un possesso di testi e conoscenze non accessibili agli studiosi, sia accademici che esoterici. Insomma mi chiedo, se le vostre qualifiche siano anche ipoteticamente reali, come mai nessuno si sia mai accorto di una così gigantesca possibilità iniziatica. Insomma ci vogliono delle prove inconfutabili per affermare certi lignaggi… Infine concludo, scusandomi per la lungaggine, chiarendo che non ho pregiudizi di sorta, ma ritengo anche la vostra sicumera nel trattare episodi così lontano nel tempo molto sospetta tanto da ricordarmi certe divagazioni teosofiche dettate dai “superiori incogniti”…

Cordiali saluti, senza polemica».

Decisamente uno strano ambiente, quello del cosiddetto “tradizionalismo pagano” italiano (almeno se visto con gli occhi di un impenitente Americano come me!). Un ambiente in cui spesso si prediligono le letture delle opere di Evola e di Kremmerz piuttosto che le fonti vive e immortali di Esiodo, di Platone, di Plutarco, di Virgilio o di Proclo; un ambiente in cui grandi autori e interpreti della più autentica spiritualità “pagana” come Thomas Taylor, John Toland, Robert Graves o Friedrich Creuzer (per non parlare di Marsilio Ficino e Giorgio Gemisto Pletone) sono spesso ignorati e in cui domina incontrastato un irrazionale pregiudizio anti-massonico che ha portato addirittura alla emarginazione e alla messa all’indice delle opere di un gigante del pensiero iniziatico e tradizionale come Arturo Reghini! Un ambiente in cui possiamo facilmente trovare tutto e il contrario di tutto, e il cui collante, anziché essere una vera ed autentica ricerca e comprensione delle origini della Tradizione, si riduce spesso ad essere esclusivamente una sterile opposizione al Cristianesimo… ma in nome di cosa? In nome di un “paganesimo” idealizzato e romantico, oserei dire quasi “pastorale”, in cui tutti gli Dei, senza distinzione alcuna, vanno a braccetto e corrono felici per i Campi Elisi!

Mi si perdoni questo sfogo, ma potrete capire quanto esso sia giustificato dopo aver letto determinate cose!

A parte il fatto che il nostro lettore dimostra di non aver letto affatto opere come Da Eleusi a Firenze o altri saggi di Nicola Bizzi o comunque autorizzati dalle istituzioni eleusine (altrimenti avrebbe già avuto le risposte a tutti i suoi interrogativi), la questione della sopravvivenza e della perpetuazione in clandestinità, in forma organica e organizzata, di alcuni filoni della Tradizione Misterica pre-cristiana, e di quella Eleusina in particolare, dall’antichità fino ad oggi attraverso un filo ininterrotto, non è assolutamente – come è stato erroneamente da alcuni ipotizzato – una “auto-certificazione” degli Eleusini Madre. Si tratta di vicende storiche documentabili che hanno del resto interessato anche altre Tradizioni “pagane”, in primis il Pitagorismo (Jean Marie Ragon, che fu sia un Libero Muratore che un Iniziato eleusino, ha notoriamente documentato, ad esempio, tutta la storia della perpetuazione dell’Ordine Pitagorico, dal V° secolo d.C. fino alla seconda metà del XIX° secolo), l’Eleusinità Orfica (che si è tramandata segretamente anche all’interno di alcuni ordini monastici, fra cui i Camaldolesi) e altre realtà quali l’Isidismo e l’Ermetismo. Si tratta di vicende storiche che in Massoneria, a determinati livelli, conosciamo molto bene, anche se – comprensibilmente – non se ne parla, se non soltanto di sfuggita e a bassa voce, nelle Logge Azzurre. Ma, parallelamente, si tratta di una questione che, in un ambito storico ed accademico quale quello occidentale, pervaso e inevitabilmente segnato nel profondo da due millenni di imperante cultura giudaico-cristiana, ha sempre rappresentato una sorta di “tabù”.

Molti grandi storici e ricercatori, fra i quali possiamo annoverare Edgar Wind, Eugenio Garin, Frances Yates, Károly Kerényi, Mircea Eliade, Walter Burkert, si sono spesso trovati davanti alla verità, intravedendone la portata. Ma, rendendosi conto che potevano ritrovarsi ad avere a che fare con un quadro d’insieme non solo estremamente complesso ma anche potenzialmente esplosivo e pericoloso – un quadro d’insieme che probabilmente travalicava non la loro comprensione, bensì i limiti stessi della loro formazione culturale e della loro forma mentis – hanno preferito non affrontarlo frontalmente, scegliendo più comodamente di aggirarlo. Ma – la Storia ce lo insegna – una montagna non la si può scalare limitandosi a dare colpi di piccozza alle sue falde e ignorandone la cima, come del resto il Sultano Mehmet II° non ha conquistato le poderose mura di Costantinopoli praticando con un trapano manuale piccoli forellini sul loro basamento!

In particolare, Frances Yates e Eugenio Garin questa simbolica vetta sono riusciti a scorgerla, ma, per tutta una serie di ragioni solo a loro note (ma che noi possiamo legittimamente intuire), hanno deliberatamente scelto di non scalarla del tutto, preferendo adagiarsi sui suoi contrafforti. La Yates, valente studiosa ma con alcuni limiti interpretativi, si è adagiata su un contrafforte chiamato Ermetismo. E vi si è adagiata talmente bene che ha finito per vedere Ermete Trismegisto e la sua dottrina un po’ ovunque, interpretando in chiave ermetica scritti, vicende e fatti storici che con l’Ermetismo in realtà niente hanno mai avuto a che fare, o bollando come “ermetisti” grandi personaggi e Iniziati del passato che in realtà seguivano e praticavano ben altre dottrine, da quella Pitagorica a quella Eleusina.

Giorgio Gemisto Pletone

Eugenio Garin ha invece, a mio parere, – e lo si intuisce chiaramente dai suoi libri – ben compreso l’altezza e le dimensioni della vetta che si proponeva di scalare, ma ne ha anche compreso l’intrinseca pericolosità. Tradotto in termini meno metaforici, ha saputo pienamente comprendere la realtà della sopravvivenza in forma organica e organizzata della Tradizione Misterica pre-cristiana attraverso il Medio Evo e il Rinascimento, ma ha anche compreso quanto il riportare alla luce del tutto una simile realtà potesse mettere a repentaglio la sua carriera universitaria e la sua reputazione di accademico. Una libera scelta, la sua (anche se discutibile), per rimediare in parte alla quale ha comunque voluto inserire nei suoi numerosi saggi sull’Umanesimo e sul Rinascimento dei fugaci ma chiari segnali che attestano quanto avesse realmente compreso la questione.

Molti altri storici che hanno affrontato (più corretto sarebbe dire che credono di aver affrontato) il tema dei Misteri Eleusini e della relativa Tradizione misterico-iniziatica, si sono limitati – sempre volendo parlare per metafore – a osservare fugacemente il ristretto panorama che vedevano dal loro angusto finestrino, senza neanche scorgere l’imponente e inviolata vetta che sorgeva al loro orizzonte.

Nicola Bizzi, in un capitolo di questo saggio appositamente dedicato, spiega molto bene quali sono le limitazioni che certi storici contemporanei si ritrovano a dover affrontare quando trattano questioni relative alla sfera del sacro degli antichi.

Posso dire con una certa cognizione di causa che in ambito libero-muratorio non ha suscitato un eccessivo clamore, né tantomeno meraviglia, l’uscita allo scoperto dell’Eleusinità Madre. Essa ha generato, semmai, una certa sorpresa, perché molti non se l’attendevano e ancora oggi si interrogano su quali possano essere state le vere ragioni di una simile decisione. Molti Fratelli, infatti, “sanno” e del resto non sono stati rari, in passato, sia in Europa che qui negli Stati Uniti, confronti (ma anche accesi scontri) fra i vertici del Rito Scozzese Antico e Accettato e del Rito di Memphis e Misraim e esponenti delle istituzioni eleusine. Come non sono stati rari i casi di Liberi Muratori che hanno chiesto di essere iniziati ai Sacri Misteri. Ma, come ha precisato Nicola Bizzi in un suo saggio introduttivo alla recente ripubblicazione di un testo di Arturo Reghini, se nella storia degli ultimi secoli vi sono stati non pochi Liberi Muratori che si sono avvicinati all’Eleusinità o che abbiano chiesto di esservi iniziati (e potremmo citare alcuni nomi anche celebri che sicuramente sorprenderebbero i lettori, profani e non), è sempre stato assai raro che un Eleusino si avvicinasse alla Libera Muratoria o che chiedesse di esservi iniziato. E questo perché vige in ambito eleusino una certa considerazione che è riassumibile più o meno come segue: perché andare ad abbeverarsi alle putride e fangose acque della foce quando da sempre noi ci dissetiamo con le chiare, pure e limpide acque della sorgente?

L’uscita allo scoperto degli Eleusini Madre, per rispondere al nostro lettore, ha rappresentato realmente una rivoluzione copernicana (una piccola curiosità che forse egli non sa: Mikołaj Kopernik era un Iniziato eleusino!), i cui effetti sono già da tempo percepibili, ma che sono sicuramente destinati ad amplificarsi negli anni a venire.

Come scrivevo poc’anzi, sono già diversi i docenti e i ricercatori universitari, sia in Europa che in America, che hanno saputo cogliere la straordinaria opportunità di una collaborazione con le istituzioni eleusine. E fra di essi si può annoverare anche il sottoscritto, che lavora in ambito universitario da ormai venticinque anni.

Ho personalmente preso contatto con loro dopo aver letto l’edizione in lingua Inglese del primo volume di Da Eleusi a Firenze, e sono rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che mi abbiano risposto dopo neanche due giorni, replicando senza reticenze a tutte le mie pressanti domande che, inizialmente, potevano dare l’impressione di un vero e proprio interrogatorio. Naturalmente mi sono qualificato, sia professionalmente che iniziaticamente, e abbiamo avviato un serrato scambio di email, a cui è seguito – con ancora mia maggiore sorpresa – un invito a Firenze, dove mi sono recato con mia moglie e nostra figlia alla fine del mese di Maggio di quest’anno.

Mi interesso e mi occupo da una vita di antichi culti misterici (a questo interesse devo principalmente il mio ingresso in Massoneria, avvenuto negli ormai lontani ani ’80). Conoscevo soltanto di sfuggita la realtà iniziatica degli Eleusini Madre. Ero venuto a conoscenza in più occasioni e da varie fonti della perpetuazione della loro Tradizione, ma ammetto che ne ignoravo del tutto le esatte dinamiche storiche. Ritenevo, nella mia immaginazione, che fossero letteralmente inavvicinabili, irraggiungibili, al pari di personaggi del mito, di una sorta di “superiori incogniti” che nessuno può vedere o incontrare, e potete immaginare la mia sorpresa quando mi sono trovato davanti a delle persone normalissime (a parte la loro straordinaria erudizione e preparazione in campo storico, esoterico ed iniziatico). Padri e madri di famiglia, con lavori e con attività assolutamente “normali”, perfettamente inseriti nel loro contesto sociale. Nel mio forse ingenuo fantasticare non era forse così che mi immaginavo i diretti e legittimi eredi e perpetuatori di una Tradizione che ha annoverato fra le sue fila Platone, Pausania, Cicerone, Porfirio, Plotino, Proclo, numerosi Imperatori romani e personaggi straordinari come la grande filosofa e scienziata Ipazia di Alessandria. Ma poi ho smesso di favoleggiare e mi sono ricordato che, in fondo, ci trovavamo nel XXI° secolo.

Ero già stato a Firenze, ma una sola volta, al tempo in cui studiavo all’università. Ricordo che rimasi abbagliato e affascinato dalla sua bellezza e dai suoi tesori, ma mai avrei immaginato che la maggior parte degli uomini che la fecero grande e che molti dei suoi più importanti edifici, monumenti e capolavori artistici sono stati espressione proprio di quella Tradizione Misterica a cui ho poi dedicato anni di studio!

Ho trascorso quest’anno con la mia famiglia nella Capitale del Rinascimento cinque giorni veramente indimenticabili, nel corso dei quali Nicola Bizzi e altri suoi confratelli eleusini, con incredibile affabilità, gentilezza e disponibilità, ci hanno fatto da ciceroni, accompagnandoci a visitare la città e i suoi luoghi più misteriosi ed esoterici. E, naturalmente, hanno continuato a rispondere a molte delle mie tante domande, a chiarire molti dei miei dubbi e delle mie curiosità. Fino a che una sera, dopo un’ottima cena in una villa sulle colline della città, in una località chiamata Fiesole, si sono decisi a mostrarmi quella che hanno definito solo “una parte” dei loro archivi. In un grande salone adibito a biblioteca, con alle pareti grandi librerie in legno scuro colme fino al soffitto di libri, sia antichi che moderni, hanno aperto alcuni grossi faldoni ricolmi di manoscritti. Redatti sia in lingua Latina che in Italiano, risalivano ad un’età compresa fra il XV° e il XVIII° secolo. Ho potuto esaminare lettere, documenti di varia natura, antichi verbali di tornate rituali, di iniziazioni, di celebrazioni di cerimonie e feste sacre con splendidi sigilli in cera lacca, recanti segni e simboli del tutto particolari, molti dei quali erano a me del tutto sconosciuti. E ho potuto verificare, toccare con mano, anche grazie alle loro pazienti spiegazioni, le prove di una reale filiazione iniziatica, attraverso quantomeno gli ultimi tre-quattro secoli, di alcune delle loro famiglie.

Avrei trascorso in quella stanza giorni interi (se non settimane o mesi!) se ne avessi avuto la possibilità. Ma a un certo punto, dando una fugace occhiata all’orologio, mi sono reso conto che erano già le due e mezza del mattino. Per rispetto dei miei familiari (mia moglie e mia figlia erano letteralmente esauste, dopo un’intera giornata trascorsa a scarpinare per le vie di Firenze) e per non abusare troppo dell’ospitalità di queste persone così straordinarie, ho deciso di chiamare un taxi che ci avrebbe condotti al nostro albergo.

Quella notte ammetto di non aver dormito, tanta era la mia emozione. Mi aggirai come un’anima in pena fino alle otto del mattino, facendo nervosamente la spola fra il letto e il balcone della camera, con nella testa diecimila pensieri e, soprattutto, moltissime nuove domande che avrei voluto porre agli Eleusini. Ma alla fine mi tranquillizzai, sentendomi gratificato per quanto avevo avuto l’opportunità di ascoltare e vedere, contento di essere riuscito a guadagnare la fiducia di queste persone. Realizzai, nella mia testa, che per quanto sarei dovuto ripartire per gli Stati Uniti quello stesso pomeriggio, il mio rapporto di confronto e collaborazione con gli Eleusini Madre era appena all’inizio e che avrei senz’altro avuto l’opportunità di portarlo avanti.

Mi sentivo molto emozionato perché a quella cena avevo avuto anche l’opportunità di conoscere di persona quello che è, in successione sacrale, il 73° Pritan degli Hierofanti degli Eleusini Madre, un uomo anziano dai modi affabili e gentili, dalla profonda cultura e dallo sguardo estremamente vivo e penetrante. Non mi era stato presentato come tale, bensì solo con il suo nome, e soltanto nel corso di una nostra conversazione mi ha rivelato, con mio grande stupore, chi in realtà fosse.

Ripenso adesso, mentre scrivo queste righe, ai dubbi e agli interrogativi (senz’altro legittimi) che si poneva quel lettore del sito Ereticamente. Può risultare comprensibile la sua diffidenza, perché effettivamente, nel mondo, e soprattutto negli Stati Uniti, esistono numerose organizzazioni iniziatiche di dubbia natura che non solo non portano avanti dottrine fondate su solide basi, ma che spesso abusano della credulità (e del conto bancario) dei propri adepti. Ma, se io stesso potevo avere qualche dubbio o perplessità riguardo alla realtà del lignaggio iniziatico degli Eleusini Madre, devo ammettere che essi sono svaniti del tutto quella sera del 30 Maggio, quando mi è stato mostrato quell’archivio.

Il lettore in questione scriveva testualmente: «viste le innumerevoli contraffazioni e le pseudo catene iniziatiche di cui il 99,99% delle organizzazioni si fregia per puro proselitismo, voi sareste un caso più che eccezionale e comporterebbe un possesso di testi e conoscenze non accessibili agli studiosi, sia accademici che esoterici».

Ebbene, io ho potuto appurare che non solo gli Eleusini non fanno alcun proselitismo (sono rigidissimi in fatto di iniziazioni: per essere ammessi alla loro realtà occorrono due anni di preparazione e accettano soltanto, mediamente, non più di due o tre nuovi Iniziati ogni anno), e che soprattutto i “testi” a cui il lettore allude ci sono eccome! E ho avuto modo di appurare che non solo che ci sono, ma che sono anche stati resi in buona parte accessibili agli studiosi, sia accademici che esoterici!

Fra le altre cose, ho avuto la conferma del fatto che gli Eleusini sono in possesso di alcuni manoscritti del XVII° e XVIII° secolo che consistono in trascrizioni di alcune opere della classicità ufficialmente andate perdute. Mi ha però spiegato Nicola Bizzi potrebbe essere anche controproducente pubblicarli. Quando si ha in mano una trascrizione manoscritta di un testo redatta ad esempio nel XVIII° secolo, questa può costituire una prova? Per molti critici e filologi accademici non lo sarebbe e non troverebbe credito, ma solo discredito. Anche se, a pensarci bene, quasi tutta l’antica letteratura pre-cristiana greca e romana è giunta a noi attraverso trascrizioni arabe, bizantine o latine risalenti al Medio Evo e ai secoli successivi, pubblicando oggi un certo materiale, si correrebbe – a detta degli Eleusini – il rischio di fare la fine di quell’erudito inglese che nel XIX° secolo pubblicò i Libri Sibillini, una cui copia manoscritta di epoca medioevale egli sosteneva di aver ereditato dalla sua famiglia: non gli credette nessuno e ancora oggi viene accusato (dai pochi che si ricordano tale vicenda) di essersi inventato tutto!

Come ha scritto Nicola Bizzi in un suo articolo, le Scuole Misteriche degli Eleusini Madre, sopravvivendo alle persecuzioni cristiane del tardo Impero Romano ed entrando necessariamente in clandestinità per continuare ad esistere e a perpetuarsi, hanno tramandato e preservato nel corso dei secoli un vastissimo patrimonio di antichi testi e documenti rimasti fino ad oggi del tutto sconosciuti al mondo profano. Testi e documenti che erano in origine custoditi nelle biblioteche e negli archivi del Santuario Madre di Eleusi e delle sue scuole sacerdotali, nonché di altri importanti Templi e Santuari dell’Eleusinità in Grecia, in Asia Minore, in Egitto, in Italia e in altre regioni del mediterraneo, e che sono stati salvati dalla distruzione e messi in sicurezza da solerti Sacerdoti ed Iniziati, spesso al rischio della propria vita.

Quando i Cristiani presero a Roma il potere politico, arrivando ad acquisire saldamente nelle loro mani le redini dell’Impero, è tristemente noto che da perseguitati si trasformarono in persecutori e intrapresero una serie di crescenti azioni discriminatorie nei confronti di tutte le altre dottrine, tradizioni e religioni che fino a quel momento erano state pienamente tutelate dalle autorità e dalle istituzioni dello Stato e avevano pacificamente convissuto per secoli all’insegna della tolleranza, del reciproco rispetto e del Mos Maiorum, che rappresentava uno dei cardini dell’Impero stesso e dell’universalità romana. A partire dal IV° secolo d.C., e soprattutto dopo la promulgazione, nel 380 d.C., da parte di Teodosio e di Graziano del famigerato editto di Tessalonica che imponeva il Cristianesimo quale unica religione, vietando di fatto a tutte le altre di continuare ad esistere, buona parte del mondo allora conosciuto si apprestava così a cadere in un’assolutamente inedita morsa di pensiero unico, esclusivo ed ottenebrante, e a scivolare sotto una pesante cappa di intolleranza e di persecuzioni. Da Teodosio in poi, tutto ciò che era riconducibile alla religiosità ed alla spiritualità tradizionali, dalle opere d’arte all’architettura sacra, dalla Filosofia alla letteratura, fino alle semplici espressioni della antica religiosità popolare, venne spregiativamente bollato come “pagano” e di fatto vietato, distrutto, sottoposto a censure e a damnatio memoriae.

La triste vicenda della distruzione del Serapeo di Alessandria e della sua celeberrima Biblioteca e dell’assassinio di Ipazia, straordinaria figura di Iniziata eleusina e di eminente filosofa e scienziata, barbaramente violentata e massacrata da monaci cristiani agli ordini del Patriarca alessandrino Cirillo – oggi venerato dalla Chiesa come Santo! – è solo il caso più noto di una lunga e interminabile scia di sangue e di repressione che si protrasse per secoli.

Ovunque, – continua Nicola Bizzi – dal IV° fino al VII° secolo inoltrato, sia in Oriente che in Occidente, i Templi vennero saccheggiati, incendiati ed abbattuti, i Sacerdoti martirizzati e le biblioteche date inesorabilmente alle fiamme. La cultura, la Storia ce lo insegna, è sempre stata la prima vittima dell’odio e dell’intolleranza. La perdita del patrimonio culturale e religioso della classicità greco-romana fu a quel tempo veramente immensa, incalcolabile, ed è stato stimato che sopravvisse e si sia conservata soltanto una minima parte della letteratura antica, compresa quella di carattere scientifico e religioso.

Di fronte al lento e inesorabile soccombere di un modello di civiltà che aveva garantito per secoli la pluralità del pensiero e la piena libertà di culto e di espressione, e alla sistematica distruzione di Templi, Santuari e Biblioteche, la maggior parte delle antiche religioni e tradizioni misteriche, in primis quella Eleusina (sia nella sua espressione Madre che in quelle da essa derivate, ovvero quella Orfica, quella Samotracense e quella Pitagorica), ma anche quella Isiaca, quella Mithraica ed altre minori, non tardarono a comprendere che la via della clandestinità sarebbe stata l’unica percorribile per salvare il salvabile.

Beninteso, non tutte le religioni misteriche dell’antichità riuscirono a salvare allo stesso modo le proprie istituzioni e il proprio patrimonio testuale e sapientale, o comunque non tutte ebbero i mezzi, il tempo, le possibilità e le risorse necessarie per poterlo fare, entrando nella clandestinità in un drammatico momento storico in cui era divenuto estremamente pericoloso professare – financo in privato e fra le mura domestiche – la propria fede e la propria religiosità. Alcune tradizioni, infatti, non ressero all’urto delle persecuzioni e alla violenza della campagna repressiva cristiana e, vedendo arrestata, imprigionata o sterminata la maggior parte dei propri vertici e della propria classe sacerdotale, finirono per disperdersi o per dissolversi. Ad altre andò sicuramente meglio all’inizio, ma non riuscirono comunque a perpetuare e a trasmettere il proprio patrimonio di valori e di conoscenze per un lasso di tempo superiore a quello di alcune generazioni, o comunque per non più di pochi secoli, finendo per esaurirsi o per essere assorbite da alcune fra le tante correnti ereticali cristiane, in particolare da quelle del filone dello Gnosticismo. Diverso però fu il caso degli Eleusini Madre, da un lato, e degli Eleusini Pitagorici, dall’altro, la cui sopravvivenza in clandestinità è da più fonti attestata e documentata. Si trattava, infatti, delle istituzioni iniziatiche più forti e meglio capillarmente organizzate dell’antichità, non erano di certo prive di risorse e di importanti protezioni politiche e, soprattutto, erano le più determinate a preservare e a salvaguardare il proprio ingente patrimonio sapientale e dottrinale.

Come continua a spiegare Nicola Bizzi in un capitolo del suo saggio La Via di Eleusi, le istituzioni ecclesiali eleusine e le relative scuole misteriche, dopo la chiusura, nel 380 d.C., del Santuario Madre di Eleusi da parte dell’ultimo Pritan degli Hierofanti ufficialmente in carica, Nestorio il Grande, si trasferirono di fatto all’interno dell’Accademia Platonica di Atene, fondata proprio in contemporanea con la chiusura del Santuario dal filosofo neoplatonico Plutarco di Atene, che era nipote di Nestorio e dal quale aveva ereditato sia le conoscenze che il titolo sacrale. L’istituzione accademica ateniese rappresentò per gli Eleusini e per le proprie scuole misteriche un porto sicuro fino al tempo di Giustiniano, e quando, per decreto di quest’ultimo, l’Accademia venne soppressa, già erano pronte sicure protezioni e sedi alternative.

Un percorso simile venne intrapreso anche dall’Ordine Pitagorico, anche se esso si era già da tempo allontanato per motivi politici e dottrinali dall’Eleusinità Madre, non riconoscendo più da alcuni secoli l’autorità superiore di Eleusi.

Torniamo però adesso a concentrarci sugli Eleusini Madre. Con l’ingresso delle istituzioni ecclesiali eleusine in clandestinità, sul finire del IV° secolo d.C., ingresso in clandestinità che fu molto probabilmente concordato o negoziato con le autorità cristiane in cambio di una formale chiusura del Santuario di Eleusi, fu possibile salvaguardare e mettere in sicurezza non soltanto gli Hierà (gli oggetti sacri dell’Eleusinità, fra i quali vi erano dei veri e propri oggetti “di potere”) e gli ingenti tesori custoditi nelle celle dei Templi, ma anche gli archivi e le biblioteche di quello che era stato per sedici secoli il principale centro religioso ed iniziatico di tutta l’area mediterranea, di quello che non a caso veniva considerato «il témenos dell’umanità». Quando, infatti, non molti anni dopo, nel 396 d.C., i Visigoti di Alarico, su istigazione di alcuni vescovi cristiani, saccheggiarono e distrussero il Santuario di Eleusi, non riuscirono a mettere le mani né sugli Hierà o sul tesoro, né tantomeno sui preziosi documenti segreti che erano intenzionati a carpire per conto dei loro mandanti: tutto era stato già portato via e messo al sicuro, e le orde barbariche si limitarono a distruggere le sacre statue e a incendiare gli ormai vuoti edifici. Similmente avvenne anche per gli altri principali Templi e Santuari dell’Eleusinità, i cui archivi e le cui biblioteche furono in buona parte messi in sicurezza dai Sacerdoti prima che l’odio cristiano si abbattesse inesorabile su tali sacri edifici.

Limitandoci al solo Santuario di Eleusi, che era stato ininterrottamente in attività dal 1216 a.C. al 380 d.C., un lasso di tempo quindi veramente notevole, e che aveva alle proprie dipendenze prestigiose scuole iniziatiche e sacerdotali, la mole dei documenti e dei papiri conservati nelle sue biblioteche doveva essere decisamente impressionante, sicuramente non inferiore a quelli della celebre Biblioteca di Alessandria. Non disponiamo purtroppo di una stima precisa, ma sappiamo che vi erano custoditi, oltre a un cospicuo numero di testi sacri e misterici, numerosi capolavori della letteratura antica, oltre a un notevole repertorio di opere storiche, cronache, trattati scientifici e matematici, opere filosofiche e carte geografiche, oltre naturalmente alle minuziose archiviazioni relative a secoli e secoli di attività iniziatica e religiosa. Non abbiamo purtroppo neppure una stima precisa di quanto, fra tale materiale testuale, sia stato messo in salvo nella Scuola Platonica di Atene e di quanto, invece, sia stato invece trasferito in altri luoghi ritenuti più sicuri. Sappiamo soltanto quanto oggi di tale patrimonio si è conservato, grazie alla solerzia e alla dedizione di numerose generazioni di scribi e di archivisti della Scuola Eleusina Madre, giunta e radicatasi in Italia nel XV° secolo e tutt’oggi presente e operante a Firenze e in altre città.

Ma gli Eleusini Madre sanno molto bene che i seppur numerosi libri e documenti in loro possesso rappresentano soltanto una minima parte del fondo originario. È infatti attestato da numerose cronache e documentazioni di età rinascimentale e dei secoli successivi che nel corso dei secoli bui del Medio Evo, per ragioni prettamente di sicurezza, molti testi furono affidati anche a ristretti gruppi di famiglie europee (in massima parte famiglie “allargate”, sul modello delle fratrie), discendenti per linea di sangue dalle otto Tribù sacerdotali di Eleusi. E fra queste vi furono diverse di quelle che divennero col tempo note come alcune delle più prestigiose casate nobiliari d’Europa. Famiglie destinate ad avere un ruolo determinante nelle complesse vicende storiche di quel tempo.

Pitagora in un dettaglio dell’affresco di Raffaello Sanzio La Scuola di Atene 
(Vaticano, Palazzi Apostolici, Stanza della Segnatura)

Ma determinati gruppi di famiglie e casate nobiliari che, in maniera diretta o indiretta, potevano vantare una discendenza dalle otto Tribù Primarie di Eleusi e che dal 380 d.C. in poi hanno avuto il compito di trasmettere, difendere e preservare ad ogni costo (al fianco e parallelamente alle legittime istituzioni ecclesiali eleusine entrate in clandestinità) la Tradizione Misterica Eleusina nella delicata e difficile fase di tale clandestinità, a parte determinate, circoscritte e anche rischiose affermazioni “identitarie”, comunque in parte dissimulate dal simbolismo e in ogni modo mai del tutto palesi, verificatesi in epoca rinascimentale (si pensi ai Medici a Firenze, agli Este a Ferrara, ai Guisa-Lorena in Francia, a Sigismondo Pandolfo Malatesta a Rimini, ai Da Varano a Camerino, a Giorgio Gemisto Pletone, a Piero Della Francesca, a Leon Battista Alberti, etc.), non si sono mai pubblicamente palesati sotto tale veste, ed era del resto impensabile che lo facessero. Essi hanno sempre infatti dovuto guardarsi le spalle e tutelarsi e difendersi su più fronti, sia nei confronti della Chiesa Cattolica che nei confronti di altre realtà iniziatiche avversarie.

Si parla sovente e con insistenza, in una certa saggistica più a torto che a ragione definita “complottistica”, di determinate “linee di sangue” che, fin da tempi incredibilmente remoti si spartirebbero i destini del mondo, spesso controllando e gestendo le vicende politiche degli stati da dietro le quinte o per interposta persona; linee di sangue tutt’altro che in armonia fra loro, in quanto incarnanti diversi interessi e diversi obiettivi, e la cui conflittualità ha sempre dato adito a guerre nascoste e sotterranee il cui riflesso è stato spesso incarnato da conflitti alla luce del sole fra eserciti e nazioni, o che comunque di essi ha rappresentato l’origine e le occulte cause scatenanti. Ebbene, in tutto questo c’è sicuramente del vero, ma si tratta di questioni che raramente vengono percepite o comprese dalle masse, o comunque da chi non sia avulso da determinati e ristretti contesti iniziatici. Chi crede di sapere, o chi detiene solo un quadro parziale e spesso distorto di tale realtà, parla spesso impropriamente di fantomatici “Illuminati”, o di segrete “confraternite dell’occhio che tutto vede”, senza rendersi conto che tali “confraternite” (chiamiamole pure così) hanno sempre avuto, negli ultimi millenni, un tenace ed altrettanto determinato avversario nell’Eleusinità e nella sua Tradizione Misterica. Ma, se già di Eleusinità si tende a parlare poco, o comunque a parlarne in maniera distorta e falsata nella saggistica storica e storico-religiosa, nel vasto arcipelago della letteratura e della saggistica fiorita negli ultimi decenni riguardo alle varie linee di sangue ed ai poteri occulti che si ritiene siano in lotta fra loro da tempo immemorabile per contendersi il controllo ed i destini del pianeta, raramente capita di trovare menzione degli Eleusini. Chi cerca notizie a riguardo nella saggistica “profana” si trova infatti spesso davanti a un muro di segretezza impenetrabile. Eppure, a quanto pare, sono stati proprio gli Eleusini, attraverso alcuni gruppi di famiglie e alle relative linee di sangue, a influire in maniera determinante, attraverso l’operato segreto dei loro Superiori Incogniti (i vertici dell’Istituzione Ecclesiale degli Eleusini Madre), spesso infiltrati anche all’interno della Chiesa, sui principali fatti ed eventi della Storia, dall’avvento dell’Umanesimo al Rinascimento, e, attraverso l’operato della loro derivazione “pitagorica”, a influire in maniera spesso diretta sulla nascita di numerose società segrete ed iniziatiche del XVIII° secolo, dagli Illuminati di Baviera di Adam Waishaupt agli Illuminati di Berlino ed Avignone di Dom Pernety, fino ad arrivare alla Massoneria “egizia” di Raimondo Di Sangro e di Cagliostro. E, secondo alcune interpretazioni che per il momento gli Eleusini non intendono confermare né smentire, tali linee di sangue, direttamente o indirettamente riconducibili alle otto Tribù Primarie di Eleusi, non sarebbero certo state del tutto estranee a fatti epocali come la “scoperta” dell’America, la Rivoluzione Franceseb e la Rivoluzione Americana.

Come già è stato accennato, i seppur numerosi libri e documenti in possesso della Scuola Eleusina Madre oggi conservati a Firenze rappresentano soltanto una minima parte del fondo originario che sappiamo essere stato fino al 380 d.C. conservato nelle biblioteche e negli archivi del Santuario di Eleusi. L’ingresso in clandestinità delle istituzioni ecclesiali eleusine e delle relative scuole misteriche, le misure di sicurezza a più riprese adottate nel corso del Medio Evo per salvaguardare l’immenso patrimonio sapientale dell’Eleusinità ed altri fattori, quali in primis la dispersione fra le varie contrade europee delle antiche Tribù Primarie di rango sacerdotale di Eleusi e il loro mascherarsi e confondersi, in alcuni casi nel più totale anonimato o, in altri, nel contesto di importanti dinastie e casate aristocratiche, hanno fatto sì che un vastissimo patrimonio di testi venisse sempre più frazionato, finendo in diverse biblioteche private, accessibili quindi esclusivamente dalle rispettive famiglie detentrici, ma non da altre. Un manoscritto del XIX° secolo, conservato negli archivi della Scuola Eleusina Madre di Firenze, in un suo passaggio così recita a riguardo: «ogni Famiglia, Circolo o Scuola, è sempre stata rigorosamente gelosa del proprio patrimonio culturale, sempre pronta a prendere il mancante al proprio sapere senza niente concedere in cambio». A ciò dobbiamo aggiungere il fatto che, nel corso del tempo, eventi come guerre, rivoluzioni, saccheggi, furti (spesso e volentieri su commissione), incendi, inondazioni e terremoti hanno portato all’inevitabile compromissione se non alla distruzione di cospicue parti di detto patrimonio. Alcune sue parti non indifferenti, infine, sappiamo per certo essere finite nelle mani di organizzazioni iniziatiche rivali o avverse e della stessa Chiesa Cattolica, in particolare della Compagnia di Gesù (Athanasius Kircher docet!).

Non essendo quindi possibile presentare un quadro completo del contenuto di determinati archivi, Nicola Bizzi nel suo saggio si è limitato a parlare esclusivamente del materiale custodito dalla Scuole Eleusina Madre di Firenze, in buona parte proveniente dalle biblioteche della famiglia Eleusina Madre di rango sacerdotale pritanico dei Mariani di Costa Sancti Severi, discendente per linea di sangue dalla Tribù Primaria Eleusina dei Keryx.

I testi eleusini conservati a Firenze sono in massima parte di carattere religioso, teologico-mitologico, cerimoniale e rituale. Vi sono testi sacri dell’Eleusinità, alcuni dei quali conservati nella loro interezza, altri in frammenti sparsi riportati in codici medioevali; vi sono raccolte di inni sacri, preghiere e canti religiosi; vi sono calendari rituali e cerimoniali, concernenti le festività e le cerimonie religiose, incluse quelle a carattere iniziatico, stabilenti il contenuto e lo svolgimento delle cerimonie stesse. Vi sono, nel novero dei testi di natura teologico-mitologica, trattati cosmogonici e teogonici, concernenti l’origine degli Dei e dell’Universo, testi relativi alla creazione dell’umanità, testi sulla natura e sulle caratteristiche degli Dei, e raccolte di vaticini e profezie, dai contenuti veramente impressionanti. Vi sono poi numerosi trattati di natura scientifica (astronomici, matematici e geografici), testi filosofici, cronache storiche relative alle istituzioni ecclesiali eleusine e alle loro gerarchie sacerdotali e, infine, testi che potremmo definire prettamente di natura storica e letteraria, acquisiti nei tempi antichi dagli archivi del Santuario di Eleusi e preservati nella fase della clandestinità per l’importanza che veniva attribuita ai loro contenuti.

La stragrande maggioranza di questi testi è, per ovvie e comprensibili ragioni, coperta dal rigore del segreto iniziatico e, di conseguenza, non è mai stata né mai probabilmente sarà fruibile da ambienti profani, o comunque estranei alle scuole misteriche stesse, nonostante che gli Eleusini Madre ne abbiano in più occasioni ammesso e confermato l’esistenza. Ma, nel quadro di quella graduale apertura delle istituzioni Eleusine Madre al mondo profano di cui abbiamo detto, – apertura grazie alla quale si è resa possibile la pubblicazione di numerosi articoli e di alcuni saggi – è stata presa la decisione di mettere gradualmente a disposizione del pubblico, ma soprattutto di ricercatori e studiosi, una parte di questo vasto patrimonio testuale. Tale decisione, maturata ai vertici dell’Istituzione, non riguarda, né probabilmente mai riguarderà, i testi di natura strettamente iniziatica dell’Eleusinità, per varie ed ovvie ragioni destinati a restare segreti, bensì un limitato numero di opere di carattere storico, geografico, scientifico e letterario, non direttamente connesse con la Tradizione Misterica Eleusina e con la sua Dottrina, ma comunque acquisite nel corso dei secoli dalle Scuole Misteriche e da esse diligentemente preservate e conservate.

Posso dire, in un certo senso, di essere stato il “responsabile” della pubblicazione di La Via di Eleusi. Quello delle antiche forme di iniziazione è sempre stato, oltre a un mio personale interesse che mi ha portato nel 1984 ad avvicinarmi alla Massoneria, anche il tema fondante di numerose mie ricerche. Ho addirittura tenuto negli Stati Uniti alcuni seminari su questo tema in ambito universitario, nel 2006 e nel 2007, riscontrando un grande interesse a riguardo da parte dei miei studenti del corso di Antropologia Culturale.

Thomas Cole: The Titan’s Goblet, 1833
(New York, Metropolitan Museum of Art)

Avevo constatato che Nicola Bizzi aveva dedicato alla questione dell’Iniziazione eleusina un intero capitolo del primo volume del suo saggio Da Eleusi a Firenze e, nel corso di uno dei nostri incontri avvenuti a Firenze mi sono permesso di chiedergli: perché non realizzi un testo specifico su questo argomento, ampliando quanto da te già scritto con nuovi dati e nuove informazioni? Perché non provi a scrivere un libro di facile comprensione, non necessariamente rivolto ad un ristretto pubblico accademico, bensì a tutti i potenziali interessati all’argomento, un libro che esponga – ovviamente nei limiti di ciò che è consentito dire senza infrangere alcuna regola del segreto iniziatico – quella che realmente è stata ed è l’Iniziazione eleusina, quali sono i suoi significati, e che soprattutto faccia chiarezza una volta per tutte, integrando le fonti classiche a riguardo con le informazioni riservate in possesso della vostra Scuola, sulla reale strutturazione in gradi del percorso di elevazione dell’Eleusinità?

Lui ci ha pensato un attimo e poi mi ha detto: Sì, è possibile, accetto volentieri questa sfida. A una condizione, però: che sia tu a scriverne la prefazione.

Ebbene, in neanche un mese Nicola Bizzi è stato capace di scrivere un vero capolavoro: un saggio prezioso, dotto, profondo e autorevole, ma anche straordinariamente chiaro e scorrevole. Un saggio a mio parere indispensabile per tutti coloro che intendono avvicinarsi ad uno dei temi più affascinanti, misteriosi ed enigmatici della religiosità antica. Per tutti coloro che intendono comprendere fino in fondo il messaggio e i significati di quello che Plotino riteneva il più limpido percorso di elevazione verso la conoscenza del Divino e verso l’affrancamento dell’Anima.

Francis William Hamilton
Detroit, 25 Luglio 2019.