È corretto, sì, parlare di Misteri Eleusini, ma si dovrebbe – in senso più ampio – parlare di Eleusinità.

Le radici più profonde dell’Eleusinità affondano nella cultura e nella civiltà degli antichi popoli pre-greci dello scacchiere del Mar Egeo; tutte popolazioni etnicamente affini, caratterizzate da capigliature nere e carnagione olivastra, che, fin dai tempi più remoti, abitarono le isole Cicladi, Creta, la Grecia continentale e le coste dell’Asia Minore. Popolazioni che fecero tutte parte dell’Impero cretese dei Minosse, e che avevano soprattutto due elementi che le accomunavano: il culto degli antichi Dei Titani (spodestati, secondo la tradizione ellenica, con una guerra detta Titanomachia da Zeus e dai nuovi Dei Olimpici) e la designazione delle proprie progenie per linea femminile (Matriarcato). Altra linea di fondo della loro cultura era la comune identificazione in una medesima stirpe sacrale, erede di una grandiosa precedente civiltà.

Con il tracollo dell’Impero Minoico, avvenuto attorno al 1.500 a.C., e con la calata dal Nord (piana del Danubio, attuale Ukraina ed area caucasica) di nuove popolazioni etnicamente e culturalmente estranee all’area egea (Achei, Eoli, Joni, Dori, etc.), tutte asservite al culto di quelli che gli egei consideravano Dei “usurpatori”, ebbe inizio una grande fase di tensione e di lotta che vide il suo apice nel 1.184 a.C., con la conclusione di quella che è comunemente conosciuta come la Guerra di Troia.

Quest’ultima non fu semplicemente un conflitto dettato da ragioni commerciali o da mero desiderio di conquista, bensì una guerra che vide contrapporsi due mondi completamente diversi e inconciliabili tra loro: da un lato una coalizione di popoli invasori accumunati dal culto dei nuovi Dei usurpatori, decisi di annientare tutto ciò che non si conformava con la propria visione del mondo; dall’altro l’ultimo baluardo della cultura egeo-minoica, un’unione di popoli affini intenzionati a difendere strenuamente la propria identità culturale e religiosa (il culto degli antichi Dei Titani) ed il proprio patrimonio di valori.

Con la rovinosa caduta di Troia, massimo centro religioso e culturale dei popoli lelegico-pelasgici ed egei, il grande patrimonio sapientale di queste civiltà venne segretamente trasferito in Attica, in una piccola località affacciata sul Golfo di Salamina: Eleusi. É qui, infatti, che la Tradizione vuole sia giunta, incarnata in spoglie umane, la Dea Titana Demetra, alla ricerca della Figlia Kore, sottrattale dalle Divinità olimpiche – per ordine di Zeus – per impedire che si compisse la sua missione di redenzione dell’umanità. Ed è sempre qui, nell’anno stesso del Suo arrivo (1.216 a.C.) che la Dea istituì i Sacri Misteri, pronunciando il Discorso della Rivelazione. Da quel momento Eleusi divenne il massimo punto di riferimento per tutti coloro che si riconoscevano nella “Fede Unica e Verace”, ovvero nel culto degli antichi Dei Titani, divenendo un centro di iniziazione e di irradiazione culturale senza precedenti nel mondo antico. Tanto che, da tutto il mondo allora conosciuto, iniziarono a recarvisi a migliaia per poter essere iniziati. E, di riflesso, in tutto il mondo allora conosciuto, iniziarono a sorgere e a prosperare Templi e Santuari eleusini.

Sigillo cretese di epoca minoica

L’Eleusinità andò progressivamente espandendosi, attraverso varie fasi storiche, raggiungendo tutte le coste del Mediterraneo e tutte le contrade dell’Europa, fino alle brumose terre del Nord. Esiste, in ambito eleusino, una precisa schematizzazione di queste fasi. La fase precedente al 1.216 a.C. viene chiamata fase della “Coscienza Proto-Eleusina”. Ad essa seguirono le fasi dette “Antico Eleusino” (1.216 – 780 a.C.) e “Medio Eleusino” (780 – 360 a.C.), in cui ebbe inizio la progressiva espansione del culto verso il Mediterraneo Occidentale, la Sicilia, la Magna Grecia e le coste del Nord-Africa. Vi fu poi la fase detta “Nuovo Eleusino” (360 a.C. – 50 d.C.), durante la quale vi fu la grande propagazione del culto in tutti i territori soggetti a Roma. Venne infine la fase chiamata “Tardo Eleusino” (50 d.C. – 380 d.C.), durante la quale si ebbe la massima espansione del culto fra i ceti popolari di tutto l’Impero, ma che vide anche l’inizio, con la presa del potere da parte dei Cristiani, delle grandi persecuzioni verso tutte le antiche religioni, inclusa quella Eleusina. Persecuzioni che culminarono nell’anno 395, con la profanazione e la distruzione definitiva del Telestérion e degli altri luoghi sacri di Eleusi.

L’origine dei Sacri Misteri è quindi da ricercarsi a Creta e non in Egitto, come hanno erroneamente scritto e ipotizzato molti storici delle religioni, basandosi sulla fuorviante interpretazione di alcuni passaggi delle opere di Diodoro Siculo e di Giamblico. Come è del resto cretese l’origine del culto stesso delle Due Dee, la Madre e la figlia. I Misteri Eleusini si diffusero, sì, anche in Egitto, ma vi vennero istituiti ufficialmente in epoca tarda, sotto il regno di Tolomeo I°, grazie all’intercessione del sovrano ellenistico (che vi si era iniziato) e del Pritan degli Hierofanti di allora, l’eumolpide Timoteo, che, come ci attesta Tacito, venne appositamente da Eleusi ad Alessandria per presiedere solennemente ai Riti[1].

Come evidenzia Enzo Lippolis[2] in relazione alla matrice cretese del culto, in effetti le testimonianze storiche parlano in maniera esplicita dell’isola mediterranea a proposito dello sviluppo delle forme rituali misteriche eleusine.

Nell’Inno Omerico a Demetra, quando «le figlie di Celeo figlio di Eleusi»[3], giunte in prossimità della sacra fonte Kallichoron per attingere acqua, non riconoscendo la vera natura divina della Dea la interrogano sulla sua identità, Ella risponde loro: «Dono (Δὼς) è il mio nome: così infatti mi chiamò la madre veneranda; e da Creta, sull’ampia superficie del mare, sono venuta senza volerlo. Con la violenza e la costrizione, contro il mio desiderio, i pirati mi portarono via»[4], attestando così – sia simbolicamente che materialmente – la propria provenienza dalla sacra terra dei Minosse.

Creta: i resti del Palazzo di Cnosso

Ma, a prescindere dall’indicazione contenuta nell’Inno Omerico a Demetra, secondo cui la Dea giunse a Eleusi incarnatasi nelle sembianze di una vecchia proveniente proprio da Creta, risulta fondamentale quanto scrive Diodoro Siculo, il quale ci conferma che secondo i Cretesi del suo tempo «le iniziazioni misteriche da Creta furono trasmesse agli altri uomini» e continua sostenendo che «l’iniziazione celebrata a Eleusi dagli Ateniesi, quasi la più famosa di tutte, quella di Samotracia e quella celebrata in Tracia fra i Ciconi (…) sono tutte trasmesse in segreto, mentre a Cnosso, in Creta, fin dai tempi più antichi vi era la consuetudine di celebrare queste iniziazioni apertamente per tutti, e i Misteri, che presso gli altri popoli si celebrano nel divieto di essere rivelasti, presso di loro non si tenevano nascosti a nessuno che volesse averne conoscenza»[5].

Diodoro, che presumibilmente non era iniziato ai Misteri Eleusini e che in molti passi delle sue opere commette anche non trascurabili errori interpretativi riguardo all’Eleusinità, qui afferma invece un’importante duplice verità. Ovvero, non solo che la Tradizione Misterica Eleusina e la propria ritualistica affondano le radici nella civiltà Minoica di Creta, ma anche che, in quella fase storica precedente al 1216 a.C. che in ambito misterico è chiamata “Coscienza Proto-Eleusina”, i Riti non erano ammantati dalla rigorosa segretezza e dal voto di silenzio che successivamente li contraddistinsero. Il culto, infatti, divenne necessariamente misterico soltanto dopo il ratto di Kore e l’arrivo della Dea Demetra a Eleusi, che lì, nel 1216 a.C., istituzionalizzò i Riti sotto questa nuova veste per difendere e tutelare la Tradizione e un complesso patrimonio sapientale che altrimenti, per via delle mutate condizioni storiche e politiche, rischiava di essere distrutto o, peggio ancora, di cadere in mani nemiche. Per cui ha perfettamente ragione Victor Magnien quando afferma con convinzione che «i Misteri di Eleusi sono una forma nuova di un culto in realtà assai antico»[6].

Un fattore, questo, riconosciuto e confermato anche dallo storico delle religioni ungherese Károly Kerényi, che in un suo saggio scriveva: «Nell’antichità l’origine cretese dei Misteri Eleusini, Samotraci e Traci – ossia Orfici – si riconosceva nel fatto che a Cnosso (…) era accessibile apertamente a ciascuno tutto quanto era tenuto segreto in quegli altri Misteri»[7].

In realtà le cose non stavano esattamente nei termini semplicistici espressi da Kerényi (uno storico che, a mio avviso, cadeva spesso in madornali errori interpretativi), in quanto a Creta e in tutti i territori sotto il controllo o l’influenza dell’Impero Minoico gli insegnamenti religiosi, per quanto – come abbiamo detto – meno ammantati dalla segretezza e da voti di silenzio – non erano comunque facilmente accessibili o impartibili agli stranieri.

Statuette votive minoiche (Iraklion, Museo Archeologico)

L’origine squisitamente cretese dei Misteri Eleusini è del resto pienamente attestata anche dai rinvenimenti archeologici e da numerosissime altre prove. Già nel 1934 il grande ellenista svizzero Georges Méautis, docente dell’Università di Neuchatel, nonché Iniziato Pitagorico, nel suo trattato Le Mystères d’Eleusis scriveva: «Il Telestherion, o sala di iniziazione, ha un’architettura essenzialmente differente da quella degli altri templi greci in generale: in realtà è una grande sala circondata da gradinate sulle quali sedevano gli iniziati, con il tetto sostenuto da un certo numero di colonne poste all’interno. Dove bisogna ricercare l’origine di questa costruzione così particolare? Molto verosimilmente a Creta. Gli scavi francesi di Mallia, in effetti, hanno portato alla luce una sala di dimensioni considerevoli che sembra essere stata proprio il prototipo del Telestherion. Tale sala misura dieci metri di lunghezza, è sostenuta da sei colonne ed è preceduta da un vestibolo. Inoltre, una sala del Palazzo di Cnosso, detta “Cripta dei Pilastri”, presenta un’analoga disposizione. (…) Non stupisce quindi il fatto che anche la particolare disposizione del Telestherion venisse da Creta»[8].

Alle medesime conclusioni arriverà pochi anni dopo, nel 1943, anche il grande archeologo Italiano Carlo Anti, docente e rettore dell’Università di Padova. Anti, partendo da tutt’altro punto di vista, ovvero dallo studio delle strutture teatrali del primo e del secondo Palazzo di Festo, del secondo Palazzo di Cnosso, della tribuna teatrale della piazza di Gurnià e della gradinata tea­trale dell’Agorà di Lato e dalle influenze da esse esercitate sui primi esempi noti di teatro greco, arrivò a riscontrare e a documentare la diretta derivazione, sia stilistica che architettonica, delle prime fasi del Telestherion di Eleusi da tali edifici[9].

È d’altronde non solo perfettamente plausibile, ma addirittura ovvio che una medesima base culturale, sacrale e religiosa, quale quella che contraddistinse la civiltà minoico-cretese e quella che determinò il sorgere di Eleusi e della sua area Sacra, abbia dato adito alla realizzazione di strutture templari e cerimoniali realizzate con i medesimi criteri architettonici, con le stesse forme e con le medesime funzioni. E il Telestherion di Eleusi, occorre ricordarlo, non fu propriamente o limitatamente un Tempio destinato al culto di una particolare Divinità, ma – ed è questa la sua assoluta peculiarità – un edificio sacro destinato alle cerimonie di Iniziazione e per tale scopo pensato ed ideato per ospitare numerose persone, il luogo dove gli iniziandi ricevevano una vera e propria morte rituale e rinascevano a nuova vita, dopo aver incontrato, fisicamente e tangibilmente, le Divinità.

Già dodici anni prima dell’uscita del saggio di Méautis e ventuno anni prima della pubblicazione delle prime conclusioni di Carlo Anti, nel 1922, il grande archeologo svedese Axel Waldemar Persson (1888-1951), confermando la derivazione diretta dei Misteri Eleusini da Creta già peraltro attestata nel XIX° secolo dal filologo e mitologo tedesco Georg Friedrich Creuzer (1751-1858)[10], così ci riassume il suo punto di vista sulla questione:

«A mio giudizio, i seguenti punti, che compendiano in breve i risultati della nostra ricerca, depongono a favore della giustezza della tesi secondo la quale i Misteri hanno origine cretese:

  • Il Telestérion più antico è pre-ellenico;
  • Il nome Eleusi rimanda alla Creta pre-ellenica, e certi vasi per uso cerimoniale, i kérnoi e gli aspersori per i sacrifici, sono usati sia nel culto eleusino che in quello minoico;
  • La forma del Telestérion è senz’altro uno sviluppo dei cosiddetti teatri minoici;
  • L’Anàktoron è identico ai repositori cretesi;
  • Le purificazioni del culto eleusino provengono da Creta, dove appartenevano originariamente alla tradizione minoica;
  • Una doppia antica tradizione fa derivare i Misteri da Creta: Diodoro risulta indipendente dall’Inno Omerico a Demetra, mentre Isocrate (Paneg., 28 b) ne dipende, così come Dionigi di Alicarnasso (I°, 61) e gli Scolii di Servio» [11].

Ricostruzione grafica del Telestèrion di Eleusi

[1] Publio Cornelio Tacito: Storie, IV°, 83.

[2] Enzo Lippolis: Mysteria: Archeologia e culto del santuario di Demetra a Eleusi.  Ed. Bruno Mondadori, Milano 2006.

[3] Inno Omerico a Demetra, 105.

[4] Ibidem, 121-124.

[5] Diodoro Siculo: Biblioteca Storica, V°, 77,3.

[6] Victor Magnien: Les Mystères d’Eleusis. Ed. Payot, Paris 1938.

[7] Károly Kerényi: Dioniso: archetipo della vita indistruttibile. Ed. Adelphi, Milano 2010.

[8] Georges Méautis: Les Mystères d’Eleusis. Ed. de la Baconnière, Neuchatel 1934.

[9] Carlo Anti: Eleusi e il teatro greco. Ed. R. Accademia d’Italia, Roma 1943.

[10] Cfr. A Körte: Archiv. für Relig., XVIII°, 1915, p. 118.

[11] Axel W. Persson: Der ursprung der Eleusinischen Mysterien (Archiv fü Religionwiss, 1922, p. 308).