La falsificazione della storia ha fatto di più fuorviare gli umani di qualsiasi altra cosa nota all’umanità”.
– Jean-Jacques Rousseau –

“La storia è di due tipi: c’è la storia ufficiale insegnata nelle scuole, una compilation di menzogne ad «usum delphini»; e c’è la storia segreta che si occupa delle vere cause degli eventi – una cronaca scandalosa”.
– Honore De Balzac (Lost Illusions) –

“La storia è un insieme di menzogne concordate”.
– Napoleone Bonaparte –

“Possiamo essere abbastanza d’accordo sul fatto che il soggetto della storia, come comunemente insegnato, è uno dei più noiosi di tutte le materie. Tuttavia, lo studio di come il soggetto della storia è stato manipolato è sicuramente uno dei più interessanti di tutti i soggetti.”
– Michael Tsarion (Astrothology and Sidereal Mythology) –

“La storia è scritta secondo gli ordini di quelli al potere, e anche riscritta in base alle loro esigenze e desideri.”
– Nicolai Levashov (la storia russa vista attraverso gli specchi distorti) –

Antefatto

Facciamo finta che…

Cosa penseremmo se la magnifica civiltà di Tartaria fosse stata distrutta con l’aiuto e la pianificazione di forze oscure probabilmente non umane? Che cosa accadrebbe se la storia insegnata nelle scuole fosse una gigantesca frode tipo «soap opera», con dinastie fantasma, eventi spostati nel tempo e la creazione di migliaia di anni che non esistevano? Se il “Medioevo” fosse in realtà un’età dell’oro tartaro terminata solo 100/150 anni fa? Se il Colosso di Rodi in realtà non fosse altro che la Statua della Libertà? Cosa accadrebbe se scoprissimo che tutto ciò che sappiamo, è frutto di una bugia? Ed inoltre: Cosa accadrebbe se la sconfitta della Grande Tartaria fosse stata registrata nella storia ufficiale sotto il nome di “La caduta di Troia”, o “La caduta dell’Impero Romano”, od ancora, la “Caduta di Costantinopoli”, “Scioglimento dell’Impero Ottomano”, “Guerre per l’indipendenza americana”, “Crollo della dinastia Qing” (primi anni del 1900), “Caduta dell’impero russo (1917)”, “Sconfitta dell’impero austro-ungarico (1918)” e “Prima guerra mondiale (1919)”?

E se un “Diluvio Universale” fosse accaduto 150 anni fa in un mondo culturalmente e tecnologicamente molto più avanzato di oggi? Se «parassiti» sconosciuti generarono il cataclisma e approfittarono del caos per prendere il potere? E se tra il 1865 e il 1876 la nostra antica civiltà avesse subito gli effetti di onde di oltre 300 metri, tanto che gli edifici rimasti hanno il loro primo piano sepolto sotto metri di sabbia e fango, e le cui vestigia sino ad oggi possono essere facilmente individuate nelle città di tutto il mondo?

Cosa accadrebbe se gli Etruschi, gli Inca, i Maya, gli imperatori cinesi e i “faraoni” dell’Egitto avessero coesistito nel “Medioevo” con tutte le altre grandi civiltà per formare un’unica cultura armoniosa, con lo stesso linguaggio e DNA, anche se sono stati identificati nella storia con dozzine di nomi inventati dagli “storici” dei gesuiti-benedettini-cistercensi? E se Hyperborea nel Circolo Polare Artico fosse la terra dei nostri grandi antenati divini?

Cosa accadrebbe se la Chiesa avesse creato una teoria del sistema solare sbagliata e avesse benedetto tutte le guerre e gli odiosi crimini per uccidere lo Spirito Umano? Se un gruppo di parassiti fossero gli inventori di un falso cristianesimo e di altre religioni? Se queste religioni adorassero Satana fingendo di adorare Dio? Se il “Tempio di Salomone” fosse la Basilica di Santa Sofia a Istanbul? Se la città inizialmente chiamata Yoros (Gerusalemme), Troia e Costantinopoli, fosse la vera Roma?

Cosa succederebbe se non fossero esistiti un Antico Impero greco e romano? Se i megaliti “scolpiti” in tutto il mondo fossero stati edificati dai tartari che hanno creato un cemento che diventa più resistente nel corso dei secoli? Se le vere piramidi dell’Egitto fossero state smantellate da un esercito mercenario francese? Se il “Tempio di Salomone” fosse in realtà la Hagia Sofia ad Istanbul?

E se alcuni mercanti olandesi-tedeschi e agenti finanziari imperiali si fossero ribellati contro la Grande Tartaria e deciso di creare Paesi, mafie e monarchie in cui poter regnare e schiavizzare il resto del mondo, definendosi “i prescelti”, “illuminati” ed “eletti”?

E se i palazzi tartari fossero stati illuminati per più di 700 anni prima che un uomo «grigio» chiamato “Thomas Edison” iniziasse a privare l’umanità di energia libera ed erigere monopoli a beneficio di pochi?

Cosa succederebbe ancora, se obelischi, chiese, moschee e cattedrali fossero state in realtà delle vecchie centrali turco/ottomane per l’estrazione di energia elettromagnetica pulita, libera, sana e senza fili, e per la generazione di tutti i tipi di onde, principalmente infrasuoni, che sono state distrutte o dotate di croci dai «parassiti» per nasconderne lo scopo originale?

Premessa

La nostra ricerca si basa sull’assunto che sin dalla nascita delle società umane organizzate, queste si siano evolute, migliorando socialmente e tecnologicamente, ingrandendosi nel corso dei secoli o dei millenni, quando anche non scomparendo letteralmente nell’oblio storico più profondo. Non è raro imbattersi in scoperte archeologiche che portano alla luce società e culture esistite prima, durante e dopo le principali culture antiche a noi note, come quella sumera, greca, egizia, romana, ecc…

Qualcuno, nel nostro recente passato, scrisse che “chi vince le guerre scrive (o riscrive. NdA!) la storia”, il che mi trova parzialmente d’accordo in quanto non è solo chi vince le guerre a scrivere la storia, ma chi ne ha interesse soprattutto a livello di gestione del potere politico-economico-strategico. Mi spiego meglio con un esempio attuale.

In una società globale come questa, dove le guerre che si combattono sono perlopiù quelle tra gruppi industriali e finanziari, anziché muovere fisicamente una guerra contro l’avversario, è più conveniente creare una sorta di “gilda”[1] ovvero un’alleanza tra mercati, creando imperi finanziari che si fagocitino i mercati od i settori più deboli. Come scrisse Karl Von Clausewitz “…la guerra non è soltanto un atto politico, ma un vero istrumento politico, una prosecuzione dell’attività politica, una sua continuazione con altri mezzi”. È quindi più facile mettere d’accordo i mercati che gli eserciti, in quanto i primi cercano solo di fare il loro interesse economico, mentre i secondi cercano la gloria della vittoria nei campi di battaglia.

Sia come sia, ai nostri giorni assistiamo a questo paradigma. Molte industrie, cosiddette “Multinazionali”, riunite in “gilde” dal nome Big Data, Big Pharma, ecc. si riuniscono in consorzi o società più grandi, al fine di dominare un sempre più vasto settore del loro mercato di riferimento, e sono in questo, ognuna per proprio conto, specializzate in un ramo finanziario-industriale, che abbraccia più settori, talvolta fondendoli con altri apparentemente incompatibili tra loro. In ogni caso, due sono i fattori che accomunano queste “gilde”: quello degli utili, e quello del potere. Utili significano ricchezza e prosperità personale, ed il potere rappresenta la capacità per coloro che lo detengono, di ergersi al di sopra di ogni cosa ed avere la “facoltà di fare, secondo la propria volontà…”[2].

Non per fare critica ma per fare un paragone con un fatto dei nostri giorni, che aldilà di tutto, mette d’accordo i vari mercati, finanziario, immobiliare, industriale-scientifico, potrei parlare di questa pandemia, che ha innescato tutta una serie di azioni da parte delle varie multinazionali di cui sopra, una corsa a joint venture o fusioni tra gruppi importanti, finalizzando i loro sforzi nella conquista del mercato dei vaccini; in quello dell’assistenza ospedaliera privata; in quello dei servizi internet; in quello energetico, ecc. Tutto questo per garantirsi una fetta nel vasto mercato delle opportunità economiche-politiche e di potere a seguito della “pandemia”[3] e nella stragrande maggioranza dei casi, non di certo per puro altruismo. Sta di fatto che questa disgrazia per molti abitanti di questo Pianeta, ha rappresentato una “manna” dal cielo per pochi.

Stando a quanto accaduto in seguito alla dichiarazione di pandemia da parte dell’OMS, le multinazionali (Gilde) del farmaco hanno preso il sopravvento sugli Stati sovrani, creando di fatto un’alleanza tra loro, finalizzata alla comunità d’intenti, e cioè potere e utili finanziari.

Come il lettore potrà constatare, è un esempio attuale che rispecchia il modus operandi dell’essere umano sin dalle epoche passate. All’uopo giova ricordare al lettore che la Quarta crociata fu indetta da papa Innocenzo III all’indomani della propria elezione al soglio pontificio nel 1198. La stessa avrebbe dovuto essere diretta contro i musulmani in Terra santa, ma in realtà si convertì nel saccheggio di Bisanzio (Impero Bizantino – quindi cristiani NdA!) da parte dell’esercito crociato, altri cristiani, portando alla spartizione dell’Impero bizantino e alla costituzione da parte dei crociati dell’Impero Latino. Più in particolare, i crociati, memori di quanto successo nelle crociate precedenti, decisero di prendere la via del mare per raggiungere la loro meta, e per questo la crociata fu capeggiata dalla Repubblica Serenissima di Venezia (Gilde di mercanti!).

Fig. 1: La conquista di Costantinopoli da parte dei Crociati nel 1204, di David Aubert; fonte: Wikicommons

I Veneziani, da buoni mercanti quali erano, per i loro servizi fecero accettare ai crociati il pagamento dell’esorbitante cifra di 85.000 marche imperiali d’argento. Per quella somma i veneziani avrebbero approntato per la fine di giugno del 1202 navigli bastanti per il trasporto di 4.500 cavalieri con i loro cavalli, 9.000 scudieri e 20.000 fanti. Il contratto prevedeva anche il rifornimento di viveri e foraggio bastanti per il viaggio; oltre a ciò Venezia s’impegnò ad armare 50 galere che avrebbero accompagnato la crociata in cambio della metà delle conquiste effettuate dal momento della partenza. Le condizioni furono ritenute soddisfacenti dagli ambasciatori dei crociati e tre giorni dopo vennero ratificate da parte veneziana dal Maggior Consiglio e dall’assemblea popolare. Seguì anche una messa solenne nella basilica di San Marco con la presenza di ben 10.000 persone, per coloro che si apprestavano a massacrare altri cristiani, rei di essere di intralcio ai traffici dei veneziani e del Circolo Papale. Quindi anche in questo caso, l’aspetto economico e di potere fa prendere la decisione, mascherata da crociata contro gli infedeli, che guarda caso, per tornaconto delle “gilde” veneziane, francesi, tedesche ed olandesi di mercanti, viene dirottata a Costantinopoli, la quale viene distrutta e la popolazione, composta da cristiani ortodossi, massacrata da altri cristiani. Tutto per ottenere un impero più vasto e rotte commerciali sicure, altro che crociata!

Fig. 2: La Quarta Crociata, 1204

Chiedo scusa al lettore se ho indugiato un poco negli esempi dal passato, ma mi premeva chiarire il concetto di un Impero tenuto insieme dagli accordi commerciali tra i regni che lo compongono, e se questo in un recente passato dell’umanità possa essere stato fattibile…

Dovremmo chiederci allora se nel recente passato possano essere esistite civiltà globali, che attraverso conflitti armati orientati alla conquista territoriale, od alleanze tra gilde varie, abbiano costruito imperi che sono prosperati ed evoluti per poi scomparire tra le pieghe della storia e, volutamente o meno, siano state escluse dalla cronologia storica dell’umanità.

La Grande Tartaria

Tutto ciò che noi oggi sappiamo di questo vasto impero del nostro recente passato riguarda l’idea che esistesse un enorme impero situato nell’Emisfero Nord  del Globo, e fosse tecnologicamente avanzato, tanto avanzato che in seguito ad alcune dubbie decisioni della classe allora regnante, le conseguenze scatenarono una serie di eventi catastrofici che videro fuggire e perire molti degli abitanti. Un altro tassello che abbiamo trovato nelle nostre ricerche è che più o meno dal periodo del Medioevo, tutte le prove dell’esistenza di questo popolo furono sistematicamente insabbiate e/o modificate o ancora smontate, sino a quando un successivo evento catastrofico non eliminò definitivamente tutti i sopravvissuti entro la metà del 1700, per cui tutti i riferimenti all’Impero della Grande Tartaria sarebbero stati omessi da tutte le future opere accademiche, tenendo conto di quelle già abbondantemente rimaneggiate.

Fig. 3: Mappa della Grande Tartaria, di P. Du-Val, geografo ordinario del Re, 1684

Molti testi storici, attribuiscono la scomparsa di alcune civiltà all’intervento dell’invasione mongola, ma a mio avviso essa rappresenta la copertura per un attacco molto più ampio sull’intera massa terrestre, non considerando altri eventi storici e vedendo solo la cultura mongola come originaria di quelle terre. I mongoli potrebbero essere stati i liberatori della massa terrestre nelle mani del popolo della Tartaria? Quello che si intuisce dai resoconti storici, è che la Cina e la Mongolia non furono mai in buoni rapporti.

Ora veniamo al punto.

Prima di addentrarci nell’esposizione specifica dell’Impero della Grande Tartaria, dovremo esporre in maniera generale dov’era ubicato questo vasto impero, e come fosse organizzato sul territorio, nonché quale tipo di cultura insistesse sul proprio dominio.

Al di là di ciò che viene descritto nell’Enciclopedia Britannica e su Wikipedia circa le origini e l’ubicazione geografica della Grande Tartaria, sembrerebbe che la storia ufficiale stia nascondendo una grande potenza mondiale che esisteva fino alla fine del XIX secolo.

Non è facile affrontare questa parte del discorso in quanto, come detto precedentemente, nel corso degli anni dalla metà circa del 1700, le notizie su questa popolazione sono state sempre più insabbiate e rese indisponibili alla massa, eccezion fatta per alcuni testi a disposizione in archivi nazionali e privati, presso nazioni estere, e dai quali sono state attinte informazioni utili per fare luce sull’Impero scomparso della Grande Tartaria. In questa prima parte daremo quindi al lettore un resoconto sommario, per poi approfondire specifici aspetti nel libro che farà seguito.

Tartaria, un vasto paese nelle regioni settentrionali dell’Asia, delimitato dalla Siberia a nord e ovest: questa è chiamata Grande Tartaria, i Tartari che si trovano a sud della Moscovia e della Siberia, sono quelli di Astracan, Circassia e Dagistan, situati a nord a ovest del Mar Caspio, i tartari di Calmuc, che si trovano tra la Siberia e il Mar Caspio, i tartari e i gobbi di Usbec, che si trovano a nord della Persia e dell’India, e infine quelli del Tibet, che si trovano a nord-ovest della Cina“.[4]

Ora, se confrontiamo quanto sopra con la descrizione fornita da Wikipedia, “Tartaria (in latino: Tartaria) o Grande Tartaria (in latino: Tartaria Magna) era un nome usato dal Medioevo fino al XX secolo per designare il grande tratto dell’Asia settentrionale e centrale che si estende dal Mar Caspio e gli Urali verso l’Oceano Pacifico, colonizzati per lo più da popolazioni Turco-Mongole dopo l’invasione mongola e le successive migrazioni turche.“, sembrano coincidere.

Al di là di ciò che viene descritto nell’Enciclopedia Britannica e su Wikipedia circa le origini e l’ubicazione geografica della Grande Tartaria, sembrerebbe che la storia ufficiale stia nascondendo una grande potenza mondiale che esisteva fino alla fine del XIX secolo.

La Tartaria era un Paese con una propria bandiera (o bandiere!), un proprio governo ed una sua collocazione geografica nel globo terracqueo. Il suo territorio era enorme, ed in qualche modo incorporava parti dell’attuale Russia e di altri Paesi europei. Tracce di questo grande impero si possono trovare sulle mappe precedenti alla seconda metà del XIX secolo. Come fa a scomparire un territorio che nel XVIII secolo era complessivamente, con tutti i suoi territori, il più grande del mondo con i suoi quasi 5 milioni di chilometri quadrati di superficie? Volendo fare un paragone, si potrebbe pensare ad un territorio grande come la Russia, la Cina, l’Europa, gli USA, il Canada e l’Australia messe insieme.

Nonostante tutto, la Grande Tartaria aveva una sua lingua ufficiale, e come ho detto precedentemente due bandiere, una nazionale ed una dell’Imperatore, un suo stemma, un Imperatore e, naturalmente un popolo. [5]

Vediamo ora come era strutturato questo impero commerciale.

Il popolo della Grande Tartaria

La bandiera e lo stemma nazionale raffiguravano un gufo, mentre la bandiera dell’imperatore conteneva un grifone su uno sfondo giallo. C’erano molteplici pubblicazioni delle varie epoche dal 1700 sino alle fine del 1800 che elencavano il Paese della Tartaria e la sua bandiera/vessillo.

Alcune di queste pubblicazioni uscirono nel 1865. All’uopo giova ricordare che nella pubblicazione “British Flag Table” del 1783 ci sono tre diverse bandiere elencate come una bandiera dello Zar di Mosca. C’è anche una bandiera imperiale della Russia e più bandiere navali. E tutte sono precedute (ordine gerarchico) dalla bandiera del viceré della Russia (sull’argomento Russia-Tartaria ritorneremo più avanti nel corso della nostra esposizione).

Fig. 5: Bandiere di tutte le Nazioni, Enciclopedia Americana, 1865

Tornando alla Grande Tartaria, sembra fosse un impero formato da molti regni, in cui ogni sovrano era responsabile nell’amministrazione di un’area geografica specifica, ma ne rispondeva all’imperatore, il quale organizzava la vita nelle diverse regioni del proprio dominio. La cultura e la religione erano molto diverse tra loro all’interno dei confini dell’impero, ma la guida dell’imperatore faceva sì che un popolo disomogeneo per usi/costumi, cultura e credo religioso, fosse unito sotto il tetto dell’Impero della Grande Tartaria, che trovandosi ad esercitare il proprio controllo su un’area geografica così vasta, aveva sottomano la maggior parte del controllo commerciale e finanziario del Pianeta in quel particolare periodo.

Ogni regione era quindi retta da un Re-Funzionario (Khan) imperiale che gestiva finanziariamente e commercialmente in autonomia il proprio territorio (Khanato)[6], in cui operavano i diversi attori del mercato finanziario e commerciale, riuniti in “gilde” a seconda del loro settore economico/commerciale.

Se dovessimo fare una sorta di paragone, potremmo paragonare questa forma di governo all’odierna Unione Europea od agli USA, con i dovuti distinguo per ciascuno di essi.

Tutto ruotava comunque intorno al rispetto delle regole e degli accordi commerciali/finanziari imposti dall’imperatore a tutto il territorio imperiale, ed il loro mancato rispetto comportava, anche per i re, sanzioni pesantissime che costavano talvolta la vita stessa.

Da un passo del libro di Johan Shiltrberger The bondage and Travels of Johan Shiltberger, tradotto nel 1859 dal Professor Karl Friedrich Neumann, leggiamo:

E dopo che Edigi e Zeggra avevano sottomesso il paese Ibissibur, andarono nel paese Walher e lo conquistarono, e poi tornarono nel loro paese. A quel tempo, c’era un re nella Grande Tartaria che si chiamava Sedichbechan, e kan è tanto quanto dire un re, nella lingua tartara. Quando venne a sapere che Edigi era arrivato nel suo paese, prese il volo. Edigi inviò dopo di lui un messo che doveva essere portato come prigioniero, ma fu ucciso in una battaglia. 

Quindi Edigi elesse un re di nome Polet, che regnò un anno e mezzo. Poi c’era uno di nome Segelalladin, che espulse Polet; e dopo questo, il fratello di Polet fu re, e regnò quattordici mesi. Poi venne suo fratello, di nome Thebachk, che combatté con lui per il regno e lo uccise, e poi non c’era nessun re. Ma ebbe un fratello chiamato Kerumberdin, che divenne re, e regnò per cinque mesi. Poi venne suo fratello Theback, che espulse Kerimberdin e divenne re. Poi vennero Edigi e il mio signore Zeggra, che scacciarono il re e Edigi fece del re mio signore come aveva promesso. È stato re per nove mesi. Poi ne arrivò uno di nome Machmet, e combatté con Zeggra e con Edigi. Zeggra fuggì in un paese chiamato Distihipschach e Machmet divenne re. Poi venne uno di nome Waroch; espulse Machmet e divenne re. Dopo ciò, Machmet si riprese e scacciò Waroch e fu di nuovo re. Poi venne uno di nome Doblabardi, che scacciò Machmet e divenne re, e fu re solo per tre giorni. Poi venne lo stesso Waroch, che espulse Doblabardi, e divenne nuovamente re. Poi venne il mio signore Machmet, e vinse Waroch e divenne nuovamente re. Dopo quello, venne il mio signore Zeggra, e combatté con Machmet e fu ucciso.”[7]

È interessante notare come Shiltberger parli di “un re” e non “del re”…

Inoltre, curiosamente il libro contiene il seguente riferimento ad un proverbio arabo, fatto da Josephus Scaligerus (artefice di una modifica cronologica incredibile, e di cui parleremo ampiamente nel libro, NdA!): “Ne respice ad eum qui dixit, sed respice ad id quod dixit. – Scaligerus, Proverbio arabo., ovvero: “Non guardare a cosa lui dice, ma guarda a quello che dice!”.

Le popolazioni dell’impero, essendo ubicate su un così vasto territorio, avevano origini multirazziali ma convivevano tra loro in pace, rispettando i credo religiosi, le tradizioni e la scala sociale gerarchica che imponeva loro il governo centrale[8]. Ogni religione versava un tributo alle casse centrali per poter professare la propria dottrina, mentre le “gilde” facevano lo stesso. Importante è anche il ruolo dei “pedaggi” che costituivano l’ossatura del sistema doganale/fiscale dell’impero, che veniva esattamente intersecato dalla cosiddetta “Via della Seta”. Comprendiamo quindi l’importanza dei traffici commerciali e gli enormi introiti dati dalla posizione geografica della Grande Tartaria.

Le popolazioni dell’impero, essendo ubicate su un così vasto territorio, avevano origini multirazziali ma convivevano tra loro in pace, rispettando i credo religiosi, le tradizioni e la scala sociale gerarchica che imponeva loro il governo centrale.

Le strade e le vie dell’impero conducevano in ogni città importante, ed a fianco di queste principali arterie commerciali/stradali, vi erano anche arterie stradali secondarie per collegamenti minori. Inoltre ogni punto di sosta lungo il percorso della “Via della Seta”, aveva a disposizione enormi strutture coperte, dotate di zone di ristoro per uomini ed animali e depositi di stoccaggio temporaneo per le merci, con “Caravanserragli”[9] dedicati. Delle principali arterie di un tempo, così come di alcune di queste strutture, sono rimasti dei resti di tratti stradali e di rovine ancor oggi, rintracciabili soprattutto nei paesi dell’est europeo e del Vicino e Medio Oriente.

Oltre alle grandi risorse economiche e finanziarie, questo grande impero poteva contare su risorse del sottosuolo, ed era in un certo senso indipendente per quanto riguardava l’importazione di alcune materie prime utili alla sopravvivenza ed all’evoluzione del suo popolo, che rispetto a quello delle altre nazioni/imperi, era alquanto avanzato, anche culturalmente. Questo avanzamento sembra non abbia riguardato solo alcuni aspetti socioculturali, ma anche scientifici.

Attraverso le nostre ricerche siamo arrivati a considerare che questo popolo abbia avuto delle conoscenze molto evolute per quell’epoca, riguardo alla produzione di energia, specificamente a quella tratta dall’etere o da sistemi che definiremo “Free Energy”. Altresì, un altro campo in cui eccelleva il popolo della Grande Tartaria era quello della costruzione di edifici.

Non comuni edifici, ma massicci mausolei, perfettamente integrati nell’ambiente, con il loro stile armonico ed imponente, che ancora oggi si possono trovare disseminati qua e là sul suolo del nostro Pianeta.

Naturalmente l’Impero della Grande Tartaria aveva un suo potentissimo esercito, perfettamente addestrato nella guerra di conquista ed in quella difensiva, che aveva edificato un enorme numero di fortezze inespugnabili, dalla forma inconsueta, definite “a stella, o Star Fortress”.

Fig. 8: La battaglia di Kulikovo, 1380

Fig. 9: Immagine di una tipica fortezza “a stella”

Ovviamente, così come è stato per altri Imperi del passato, che sono arrivati a conquistare quasi i ¾ del Pianeta, arriva un momento in cui dopo l’ascesa, giunge la cosiddetta “stabilizzazione”, ed infine il decadimento, sia questo per cause endogene che esogene. Ci risulta che nei confronti della Grande Tartaria si sono inizialmente scatenati gli elementi della natura, in particolare acqua e terra, mentre in un secondo momento, quando era già fortemente indebolita dalla natura (qui ci riserviamo un approfondimento), e ridotta ad un modesto territorio, è stata attaccata militarmente dai suoi vicini e da quelle nazioni che non vedevano di buon occhio la sua espansione globale, soprattutto commerciale.

Per quanto ci è stato dato conoscere dalle nostre ricerche, l’epopea della Grande Tartaria è finita in coincidenza con la fine del XIX secolo, data dopo la quale questo vasto e rivoluzionario impero è stato sepolto dalle sabbie dell’oblio storico, e molte delle prove attestanti la sua esistenza sono state modificate, rimaneggiate e talvolta distrutte.

Dopo tutto quello di cui sopra si è scritto, sicuramente la domanda principale che si farà il lettore sarà qual è lo scopo di ingannare generazioni di persone? Sembra che ci sia qualcosa di tremendamente serio nascosto nella nostra storia recente.

Lasciando per un attimo l’Impero della Grande Tartaria in generale, vorrei focalizzare l’attenzione del lettore sulla parte di impero che si trovava dove oggi c’è la Russia.

L’Orda d’Oro

L’Orda d’Oro era una divisione del grande impero mongolo fondato da Batu Khan e divenne funzionalmente separata con il declino dei mongoli. Ösbek Khan (1313-1341) adottò l’Islam e raggiunse la più vasta estensione dell’impero, dall’Europa orientale e dalla Crimea in Siberia.

La popolazione principale era una “tribù di Rus“, che come argomento rappresenta la classica “tana del Bianconiglio”[10].

Dopo che fu temporaneamente riunito da Tokhtamysh, l’impero fu “de facto” distrutto da Timur (Impero Timurid) intorno al 1396, dopo di che si divise nel Khanato Sibir (Siberia), Khanato uzbeko (Uzbekistan), Orda Nogai (Mar Caspio), Khanato Kazan (Volga-Bulgaria), Khanato di Crimea, Khanato Qasim, Khanato Kazakh (Kazakistan) e la Grande Orda (Il cuore dell’originale Orda d’oro).

Dopo tutte queste parole, il lettore si chiederà sicuramente cosa significa il termine Orda d’Oro?

Orda d’Oro non è il vero nome di questo impero.

Il vero nome è “Altin Ordu” (o in turco moderno “Altin Ordusu”), che significa Esercito d’Oro invece che Orda d’Oro.

L’altro nome con cui è conosciuto questo impero è “Khanato Kipchak”.

Bisogna prima specificare che il nome ordu in realtà significa quartier generale o tribù/gruppo nomade (vedi Gengis Khan), ma all’epoca intorno al XIV secolo gli ottomani costruirono il primo esercito permanente in Europa e il significato in turco cambia da quartier generale/tribù/orda, ad esercito. In questo senso la designazione orda/ordu (se lo scrittore è di origine turca) viene solitamente data a un esercito permanente (che significa un esercito professionale, non un’orda).

La parola “altin” (d’oro) si riferisce per quanto ho avuto modo di capire, a qualcosa di grande/meraviglioso/buono nella lingua turca contemporanea. Sempre nella lingua turca attuale, puoi usarlo come complimento a un bambino (altin cocuk, o bambino d’oro) o ad una persona (altin yürekli, o cuore/anima d’oro – benefattore). Tali complimenti sono solitamente usati dalle persone anziane.

Passiamo ora a dare un’occhiata alla storia più recente dell’Orda d’oro.

Il regno di Akhmat (Ahmed) Khan (1465-1481)

Questa è la versione originale (fino alla fine del XX secolo):

“Ahmed Khan estromise dal potere suo fratello Mahmud bin Küchük nel 1465 e si schierò con il re polacco Casimiro IV contro Ivan III della Russia moscovita. Nel 1476 Ivan III smise di pagare il tributo annuale all’Orda d’Oro (già erede della Grande Tartaria).

Lo stesso Ahmed Khan stava combattendo contro il Khanato di Crimea in quel momento, e quindi la reazione alle azioni di Ivan arrivò nel 1480. L’esercito di Ahmed Khan si posizionò sul fiume Ugra, ma non attaccò per settimane restando in una situazione di stallo con le forze pre-zariste e alla fine si ritirò. Gli storici russi hanno identificato il potere assoluto dell’esercito di Ivan III come la causa della ritirata delle truppe di Akhmat Khan, e questo evento segnalò la fine del “dominio mongolo” in Russia (e successivamente diventò una parte consistente della narrazione storica nazionalista russa).

Ora veniamo alle notizie storiche ufficialmente “non considerate”.

Fig. 12: Caterina la Grande ritratta da Alexey Antropov

La zarina Caterina la Grande, che annesse il Khanato di Crimea alla Russia, fece riscrivere la storia medievale della Russia, soprattutto per situare il proprio regno in una versione ampiamente glorificata della storia russa.

“…invece (Caterina), si è trovata in guerra su diversi fronti, sia stranieri che interni – con la Svezia, con gli ottomani, con la Polonia, con i massoni e con autori come Nikolai Novikov e Alexander Radishchev. In risposta, Caterina si è rivolta al lontano passato della Russia come mezzo per capire cosa stava accadendo nel presente della Russia (e dell’Europa), usando le sue opere teatrali, e la riscrittura della storia medievale della Russia per collocare il suo regno all’interno di un pantheon di figure ed eventi storicamente significativi.

La sottile rielaborazione dell’immagine imperiale da parte di Lampi tra il 1792 e il 1795 rivela come l’Imperatrice abbia lottato per trovare un mezzo per incarnare il mito dello Stato anche in un’epoca di regicidio e rivoluzione. Negli ultimi anni del suo regno, Caterina si dedicò nuovamente alla creazione di un’eredità visiva e testuale che avrebbe assicurato a lei – e alla Russia – la gloria eterna. Nel corso di trentaquattro anni, Caterina ha costruito uno scenario rappresentativo che trascendeva il genere, affermava la legittimità e mostrava i suoi successi”[11]

La zarina Caterina la Grande, che annesse il Khanato di Crimea alla Russia, fece riscrivere la storia medievale della Russia, soprattutto per situare il proprio regno in una versione ampiamente glorificata della storia russa.

Fig. 13: Il Prof. Dr. Manfred Hildermeier; fonte: C.H. Beck

Lo storico tedesco Manfred Hildermeier, descrive l’evento di Ugra come falso e “hochstilisiert“, che significa letteralmente “sopra le righe” o meglio, diremmo noi, “gonfiato“.

Hildermeier giunge alla conclusione che la ritirata delle forze della “Orda d’Oro” (descritta piuttosto come Tatar), sia più connessa alle rivalità tra i khanati con il Khanato di Crimea formalmente subordinato, con cui Ahmed Khan combatté prima del 1480.

Un altro storico russo afferma che a quel tempo l’Orda d’Oro era il più grande esercito del XV secolo[12]. Ciò significa che era più grande dell’unico esercito professionale permanente in Europa, l’esercito ottomano[13].

Inoltre, a seconda del libro che si legge, a volte Ahmed Khan è descritto come “Han/Xan” (in inglese semplice Khan) dell’Orda d’Oro e talvolta Han della Grande Orda (dopo la presunta divisione dell’originale Orda d’Oro).[14]

Tutte le informazioni fino a questo punto provengono da fonti russe (Intelligence zarista).

L’ultima testimonianza dell’Orda d’Oro si trova nelle opere dell’editore russo Nikolay Novikov, Ancient Russian Hydrography del 1773, circa 46 anni dopo la morte di Caterina la Grande.

Può essere la letteratura zarista l’unico documento sopravvissuto dell’Orda d’Oro?

Personalmente penso che ci siano sufficienti prove circostanziali per giustificare un approfondimento su chi ha combattuto contro chi, e soprattutto perché questo impero tartarico sia così poco conosciuto. La domanda principale su tutto questo dovrebbe vertere su quale sia lo scopo nell’ingannare generazioni di persone? Sia come sia, reputo che gran parte della storia della Russia, ad eccezione delle tradizioni orali di alcune minoranze in Russia, non sia del tutto corretta.

I Romanov ed i loro antenati mentivano, creando propaganda per glorificare i loro regni e distorcere o ignorare le conquiste della precedente dinastia dei Rurikidi. I Romanov non erano etnicamente russi, ma appartenevano alla casa reale tedesca degli Holstein-Gottorp, un ramo degli Oldenburg, originari di Lubecca. Una città della lega anseatica, e sede delle tante “gilde” di commercianti, tra cui molti veneti.

È assolutamente necessario chiarire che prima della formazione del cosiddetto “Impero di Gengis Khan”, non vi era alcun commercio tra l’est e l’ovest. A seguito della creazione di questo impero, il commercio tra i paesi orientali e occidentali iniziò a prosperare. C’era come detto precedentemente, la “via della seta” principale e percorsi di minore importanza che attraversavano l’impero di Gengis Khan. La domanda da porsi è se il commercio avrebbe potuto essere praticato se ci fossero state guerre costanti.

Ovviamente la risposta è negativa, e l’obiettivo di Genghis Khan “Il mondo da mare (Oceano Pacifico) a mare (Oceano Atlantico)” è stato parzialmente raggiunto. C’erano diverse grandi città che erano più grandi di Roma e Parigi di quel tempo, che avevano una rete idrica e fognaria. A quel punto, le mura delle città all’interno (come in Europa o in altre regioni) non esistevano affatto, in quanto appartenenti allo stesso impero, i cui confini erano ben vigilati perché durante gli attacchi di eventuali nemici le fortificazioni e l’esercito potessero costituire un forte deterrente.

Per cui all’interno dell’impero si avevano:

  • piena libertà religiosa, economica, libera elezione di leader, tribunali locali e corti di giustizia;
  • come ho indicato in precedenza, le imposte erano fissate al 5-7% del reddito;
  • la proprietà smarrita avrebbe dovuto essere restituita al proprietario, mentre per il furto era prevista la pena di morte;
  • per l’omicidio di ambasciatori in qualsiasi città, l’intera popolazione della città veniva distrutta;
  • per l’adulterio era prevista la pena di morte; ecc.

Ora cercheremo di dare un primo chiarimento sulle origini della Russia, secondo quella che è la storiografia ufficiale e quella “non ufficiale”.

Durante le mie ricerche ho letto che il condottiero Rurik[15] era un capo varanghiano assunto per fornire stabilità militare alla neonata Russia. Una sorta di mercenario ante litteram. I varanghi erano in qualche modo simili ai vichinghi, per quanto mi pare di ricordare. La posizione di Rurik nella scala gerarchica era simile a quella di un comandante militare, ma non a quella di un sovrano. In seguito, gli storici hanno trasformato tutta la realtà dei fatti relativi a questo personaggio.

Come scritto nelle precedenti righe, il casato germanico appartenente agli Holstein-Gottorp-Oldenburg, che possedeva già tutti i regni scandinavi ed era collegato all’Inghilterra e ad altri casati germanici/scandinavi, era quello dei Romanov. Perciò avevano interesse a dire che i russi non avevano nemmeno una famiglia reale nativa nelle loro origini, ma una regalità da un certo signore della guerra germanico. Ci sono prove crescenti del fatto che Rurik fosse in realtà uno slavo come le persone che governava, e la “teoria dell’uomo del Nord” è sempre più messa in dubbio dalle sue origini.

Fig. 16: Fonte: Osprey

I Varanghi erano un’unità militare d’élite dell’Impero romano d’Oriente a Costantinopoli, la quale forniva protezione all’imperatore e proveniva dalla Russia, dalla Scandinavia, dai Wends[16], e dopo il 1066 d.C., dagli anglosassoni in fuga dall’Inghilterra dopo Guglielmo il Conquistatore.

Eppure, stando a quello che ho scritto nelle precedenti righe, e come vedremo leggendo il libro in uscita prossimamente, le fonti possono essere confuse e oscurate, specialmente quando i vincitori scrivono o riscrivono i libri di storia.

Gli studi di Lomonosov e Tatishchev

Essendo Lomonosov[17] l’ultima persona significativa di riferimento per comprendere la storia della Russia, trovare prove che non siano state compromesse è molto difficile. Un altro scienziato dotato di onestà intellettuale potrebbe essere Tatishchev[18], ma sembra che non fosse all’altezza dei poteri che imponeva la nuova agenda dei regnanti. D’altronde Müller[19] e Schlözer hanno fatto la loro parte distruggendo virtualmente 7.208 anni di storia russa. La versione inglese erroneamente nomina questa data come la Creazione del Mondo. Presumibilmente, potrebbe essersi trattato di una sorta di trattato di pace. Forse nel lontano passato c’è stata una tremenda guerra, e 7.208 anni dopo (nel 1700), quella guerra finì. E l’evento è stato così significativo, che hanno iniziato a contare gli anni da questo.

Fig. 17: Michail Vasil’evič Lomonosov

So cosa state pensando. Non ho le traveggole, sto pensando come penserebbe un cristiano ortodosso, partendo dal punto di vista che la data 7208 A.M. (Anno Mundi) sia sacra per gli ortodossi, come l’Anno della Creazione tratto dalla Septuaginta e dai primi padri della Chiesa.

La guerra di cui ho ipotizzato, potrebbe essere stata veramente una Guerra Cosmica. Inoltre, penso che gli studiosi tedeschi della cosiddetta Accademia delle ScienzeRussa” (nella cui Istituzione, in tutta la storia della Russia prima del 1917, raramente vi lavoravano russi!) di cui Müller e Schlözer erano antesignani, fecero assolutamente il loro lavoro nel distruggere la vera storia russa, ma soprattutto celarono anche la storia dell’Impero della Grande Tartaria, modificando ad esempio, la più antica tradizione dell’accettazione da parte della Russia del cristianesimo ortodosso, che ricorda la leggenda di Sant’Andrea fratello di San Pietro il quale battezzò gli Sciti/Sarmati, antenati degli slavi (da qui la prevalenza della croce di S. Andrea in Russia come bandiera/decorazionemilitare), mentre le cronache influenzate dai Romanov e dai loro antenati parlano incongruamente del Battesimo di Rus nel 988 d.C. del principe Vladimir.

Prima di Pietro il Grande, in Russia si credeva che la datazione del tempo dovesse essere fatta partire dalla data della Creazione (Anno Mundi), ovvero dal 1 settembre 5509. Pertanto, la data del 1 settembre 1699 del Calendario Giuliano (Anno Christi o A.D.), in Russia sarebbe stato il primo giorno dell’anno 7.208 (5509+1699). Il 18 od il 20 di dicembre dello stesso anno, Pietro istituì l’inizio dell’anno il primo gennaio, anziché il 15 settembre com’era precedentemente, adottando la datazione dell’era cristiana, e riducendo la datazione a «solo» 1670 anni dopo la morte di Cristo. Basandosi su questo sistema, risultò che la Nostra storia fosse più «giovane» di circa 5500 anni…

È chiaro che sarebbe stato scioccante oggi, scoprire che il Nostro Pianeta ha solo 7.530 anni circa. Da qui poi si parte per tutta una serie di ragionamenti sul passato, sulle civiltà, ecc.

In buona sostanza occorre precisare che l’Anno Domini si basa sull’anno tradizionalmente calcolato del concepimento o della nascita di Gesù di Nazareth, con il conteggio degli anni d.C. dall’inizio di questa epoca e a.C. prima dell’inizio dell’era.

Non esiste un anno zero in questo schema, quindi l’anno 1 d.C. segue immediatamente l’anno 1 a.C. Questo sistema di datazione fu ideato nel 525 da Dionisio Exiguus della Scizia minore, ma non fu ampiamente utilizzato se non dopo l’800. Il suo scopo era di sostituire l’era di Diocleziano che era stata usata in una vecchia tavola di Pasqua perché non si desiderava perpetuare la memoria di un tiranno che perseguitava i cristiani.

L’ultimo anno della vecchia tavola di Diocleziano, il 247, fu immediatamente seguito dal primo anno della sua tavola, il 532 d.C.

Quando Exiguus ideò la sua tavola, gli anni del calendario giuliano furono identificati nominando i consoli che ricoprirono quell’anno – egli stesso dichiarò che l'”anno presente” fu “il consolato di Probus Junior”, che era 525 anni «dall’incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo»!

Tornando a Lomonosov e Tatischev, le fonti storico-biografiche dicono che morirono in strane circostanze (avvelenati?), e sparirono insieme ai libri su cui stavano lavorando, dopo che ebbero esposto i risultati delle loro ricerche sulle origini della Russia (che comprendevano anche la Grande Tartaria) ai loro mecenati Zar di Russia, che probabilmente erano parte nella congiura della riscrittura storica (oggigiorno per eliminare scomodi ricercatori, il sistema usa la morte scientifica e sociale, tacitando talvolta i malcapitati di “cospirazionismo”, appoggiata in questo dai cosiddetti “Factcheckers” di parte, che sentenziano sulle cosiddette “Fake News”. NdA!).

In effetti è molto difficile individuare prove non compromesse da questo tipo di manipolazioni storiche, ma ora che la Russia è apparentemente libera dai Romanov, c’è stata una parvenza di libertà di ricercare ed esaminare le prove a sostegno della tesi che la storia come noi la conosciamo, non solo quella russa, sia stata manipolata cronologicamente.

Posso affermare che non mi trovo completamente d’accordo con nessuno degli scienziati russi citati sinora. Mi trovo invece totalmente d’accordo con le ricerche svolte dagli scienziati russi N. Morozov[20] (è curioso che Wikipedia scriva di Morozov come se fosse un folle fallito, tesi funzionale alla diffamazione di chi non la pensa come il Sistema: molte delle sue idee erano poco ortodosse e audaci. Ha ipotizzato che gli atomi abbiano una struttura di livello complicata e possano essere trasformati. Nel suo trattato sulla tavola periodica, Morozov predisse la scoperta di elementi inerti…), e Anatoly Fomenko [21] (anche in questo caso Wikipedia smorza gli entusiasmi, paragonando uno scienziato rinomato ad un cospirazionista. La maggior parte degli scienziati russi e degli storici di tutto il mondo considerano le opere storiche di Fomenko come pseudoscientifiche o antiscientifiche).

Fig. 19: Nikolai Alexandrovich Morozov; pare sia stato il più anziano soldato ad aver combattuto la Seconda Guerra Mondiale.

Fig. 20: Anatoly Timofeevich Fomenko; immagine tratta dal documentario The Color of Math di Katia Eremenko, presentato al Moscow Film Festival.

Tuttavia, per quanto artificiali possano essere le loro analisi e ricerche (alcune persino più artificiali della cronologia scaligera che desiderano sostituire), tutte le conclusioni a cui sono arrivati pongono le domande giuste, per le quali penso esistano senz’altro le risposte, soprattutto nelle conclusioni dell’immenso lavoro di Fomenko e del suo team di scienziati.

Facendo un leggero passo avanti in questo articolo per ciò che riguarda il tema delle mappe antiche in cui è inserito l’Impero della Grande Tartaria o Tartaria, e che sarà trattato compiutamente nel successivo articolo da Tom Bosco, vorrei sottolineare che la codifica dei colori sulle mappe antiche, tenendo conto che il colore uguale di alcune aree geografiche sta a significare che appartengono allo stesso dominio o Stato, potrebbe rappresentare una spiegazione standard, ma evidenzia soprattutto che il Mondo relativo al periodo di datazione delle mappe aveva tre o quattro poteri “globali” fondamentali: La Spagna, il Portogallo, l’Impero Ottomano e la Grande Tartaria (la Moscovia che era parte della Grande Tartaria era alleata con i turchi ottomani!).

Da evidenziare che esiste una teoria storica secondo cui lo stesso Gengis Khan non sia mai esistito, essendo l’invenzione di un libro del 19° secolo che non lo nomina direttamente, ma cita solo una sua traduzione che sta a significare “grande re“, ovvero “sssssuuurrrrreeee”. È curioso osservare che nella lingua sarda antica esista un termine che si pronuncia alla stessa maniera, ed il quale significa “Il Re”!

I tartari non conquistarono, ma annessero i loro territori. Genghis Khan aveva un obiettivo chiaro: “Pace da mare (Oceano Pacifico) a mare (Oceano Atlantico)“; Tasse al 5-7% del reddito (questo sistema oggi farebbe invidia a noi italiani!). Una completa libertà all’interno dello stato, leggi e un sistema d’ordine pubblico; protezione dai nemici esterni. Allo stesso tempo, ci fu un’elezione dei leader locali, ad eccezione dei grandi territori dove solo gli eredi di Gengis Khan che erano stati scelti potevano possedere grandi territori, e dove solo questi ultimi potevano essere Khan.

I tartari non conquistarono, ma annessero i loro territori. Genghis Khan aveva un obiettivo chiaro: “Pace da mare (Oceano Pacifico) a mare (Oceano Atlantico)“…

Pertanto, il popolo percepiva il nuovo ordine come una liberazione dal giogo dei loro re e khan. Questo spiega la sorprendente velocità di creare un tale enorme Impero tartaro. Questo è pressappoco il prototipo della moderna Unione Europea.

Certamente le leggi secondo il loro tempo erano crudeli, e le rivolte furono represse brutalmente con montagne di teste mozzate. Mi domando dove le leggi di quel tempo non fossero crudeli?

A partire dal XVI secolo (1552, la conquista di Kazan da parte dei russi con l’aiuto della Roma cattolica), iniziò una graduale falsificazione della storia. Dopotutto, prima nel V secolo Attila, poi nel XIII secolo Genghis Khan portarono il terrore non solo in tutta l’Asia, ma anche in Europa.

In un confronto aperto i tartari erano guerrieri invincibili. Pertanto, tutti gli sforzi della Roma cattolica miravano alla distruzione dell’impero tartaro non solo con metodi militari ma anche con metodi sotterranei, subdoli – omicidio, avvelenamento di leader, conflitti civili, ecc. (potremmo definirle rivoluzioni colorate ante litteram?). Allo stesso tempo, la Roma cattolica usava lo stato russo come uno strumento per raggiungere il suo scopo.

Le condizioni lo hanno favorito: ci sono stati fallimenti delle colture, carestie e malattie, conflitti civili che hanno portato poi a un indebolimento dell’Impero tartaro.

Nel medesimo tempo, la storia veniva riscritta e fu inventato un presunto giogo tartaro-mongolo per comprovare le conquiste dello stato russo ad est.

Pertanto, come ho descritto nelle righe precedenti, la storiografia ufficiale russa commissionata dagli zar nel XVIII secolo cancellò completamente lo stato tartaro da tutti i documenti ufficiali. Le informazioni sono state probabilmente conservate solo negli archivi statali, ai quali l’accesso oggi è ancora molto limitato.

Dopo il crollo dell’Orda d’Oro (Siberia occidentale – Europa orientale dell’impero “Grande Tartaria”) nel 1712, la Russia introdusse la condizione di “servo”(la parola “slavo” potrebbe derivare dall’inglese “slave-schiavoe dal venetos-ciao”, ovveroa sua disposizione”), che rese schiavi i contadini (i quali potevano essere venduti come bestiame) e che fu abolita solo nel 1861.

Fino al 1917 (anno della Rivoluzione d’Ottobre e della genesi dell’Unione Sovietica), i tartari non bevevano affatto alcolici. Durante l’era sovietica, i tartari, insieme ai russi, iniziarono a bere alcolici e divennero più “civili” e “manipolabili” così come voleva il regime comunista sovietico.

Fig. 22: Documento sulla storia della Tartaria declassificato dalla CIA

Giunge, come si potrebbe dire, “a fagiolo”, un estratto da un documento della CIA creato nel 1957 e declassificato nel 1998, che ha attirato la nostra attenzione. Il citato documento afferma:

“…Oppure prendiamo la questione della storia, che, insieme a religione, lingua e letteratura, costituisce il nucleo del patrimonio culturale di un popolo. Anche in questo caso i comunisti hanno interferito in modo spudorato. Ad esempio, il 9 agosto 1944, il Comitato Centrale del Partito Comunista, con sede a Mosca, emanò una direttiva che ordinava al Comitato provinciale tartaro del partito “di procedere a una revisione scientifica della storia della Tartaria, per liquidare gravi carenze ed errori di un personaggio nazionalista commessi da singoli scrittori e storici nel trattare con la storia della Tartaria. In altre parole, la storia tartara doveva essere riscritta – diciamocelo, doveva essere falsificata – al fine di eliminare i riferimenti alle grandi aggressioni russe e nascondere i fatti del vero corso del caso delle relazioni tartaro-russe. In ogni area musulmana all’interno dell’URSS, gli storici, per ordine del Partito comunista, hanno riscritto la storia per distorcere i fatti in modo che i russi appaiano sempre in una buona luce. Inutile dire che le storie che presentano i fatti in modo sincero sono state rivisitate e distrutte, in modo che alle generazioni presenti e future di musulmani venga negata per sempre la possibilità di apprendere i fatti reali o del passato delle loro nazioni.”

Più chiaro di questo!

Continueremo il nostro discorso nella seconda parte…

Note

[1] La gilda o ghilda, termine di origine incerta (forse dal germanico gelten, “valore”, o dall’anglosassone gylta, “società religiosa”, era una corporazione tipicamente germanica che si sviluppò a cavallo del I millennio. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Gilda_(storia).

[2] Hobbes T., Leviathan, London 1651.

[3] Una pandemia (dal greco antico πάνδημος, pándēmos, “ciò che interessa tutte le persone”, “pubblico”, “generale”) è la diffusione di una malattia epidemica in vaste aree geografiche su scala globale, coinvolgendo di conseguenza gran parte della popolazione mondiale, nella malattia stessa o nel semplice rischio di contrarla. Tale situazione presuppone la mancanza di immunizzazione dell’uomo verso un patogeno altamente pericoloso. Nella storia umana si sono verificate numerose pandemie. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Pandemia.

[4] Enciclopedia Britannica, vol. III, Edimburgo, 1771, p. 887.

[5] The Kings of Tartary: (Genealogie Des Anciens Empereurs Tartares, Descendus De Genghiscan)

[6] Oggigiorno esistono soprattutto in Veneto cognomi quali “Canato – Canati”.

[7] Shiltrberger Johan, The bondage and Travels of Johan Shiltberger, 1427,trad. dal Prof. Karl Friedrich Neumann nel 1859 – pag. 37.

[8] M. Guellete, Tartarian Tales, London 1816.

[9] Il caravanserraglio è un edificio costituito in genere da un muro che racchiude un ampio cortile e un porticato. Veniva utilizzato per la sosta delle carovane che attraversavano il deserto. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Caravanserraglio.

[10] Cos’è la tana del bianconiglio? E perché indica l’ingresso ad un altro mondo? Nella retorica odierna l’immagine del coniglio bianco sta ad indicare un evento inaspettato che porta alla comprensione di una realtà superiore che scardina in un sol colpo le convinzioni di una vita.

[11] Fonte: Erin McBurney, Art and Power in the Reign of Catherine the Great: The State Portraits.

[12] V. Nesin, Pavlovsk Imperatorskiĭ i Velikokni͡a︡zheskiĭ, 1777-1917.

[13] Fonte: Manfred Hildermaier, Geschichte Russlands: Vom Mittelalter bis zur Oktoberrevolution.

[14] Fonte: Charles Halperin, Russia and the Golden Horde: The Mongol Impact on Medieval Russian History.

[15] Rurik (anche Riurik; C 830-879), secondo le cronache del 12° secolo, era un capo Varanghiano della Rus’, che nell’anno 862 ottenne il controllo di Ladoga e nello stesso anno costruì Novgorod. Questa figura leggendaria fu considerata dai sovrani successivi il fondatore della dinastia Rurik, che governò la Rus’ di Kiev e gli stati successori, tra cui il Regno di Rutenia, il Principato di Tver, il Granducato di Vladimir, il Granducato di Mosca, la Repubblica di Novgorod e lo Tsardom della Russia, fino al XVII secolo. Fonte: https://it.qaz.wiki/wiki/Rurik.

[16] Nell’Europa di lingua tedesca durante il Medioevo, il termine “Wends” era interpretato come sinonimo di “slavi” e usato sporadicamente in letteratura per riferirsi agli slavi occidentali e agli slavi meridionali che vivevano all’interno del Sacro Romano Impero. Il nome è probabilmente sopravvissuto nelle lingue finniche (finlandese: Venäjä, estone Vene, Karelian:Veneä), che denota la Russia. Secondo una teoria condivisa, i popoli germanici prima applicarono questo nome agli antichi Veneti, e poi dopo il periodo di migrazione lo trasferirono ai loro nuovi vicini, gli slavi.

[17] Michail Vasil’evič Lomonosov (Denisovka, 19 novembre 1711 – San Pietroburgo, 15 aprile 1765) è stato uno scienziato e linguista russo. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Michail_Vasil%27evi%C4%8D_Lomonosov.

[18] Vasily Nikitich Tatishchev (19 aprile 1686 – 15 luglio 1750) è stato un eminente statista, storico, filosofo ed etnografo russo imperiale, meglio ricordato come l’autore della prima storia russa su vasta scala e fondatore di tre Città russe: Stavropol-on-Volga (ora Tolyatti), Ekaterinburg e Perm. Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Vasily_Tatishchev.

[19] Johannes von Müller (Sciaffusa, 3 gennaio 1752 – Kassel, 29 maggio 1809) è stato uno storico e politico svizzero naturalizzato tedesco.

[20] Nikolai Alexandrovich Morozov, 7 luglio 1854, Borok – 30 luglio 1946. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre Morozov ha avuto poco interesse per la politica e ha continuato a seguire il Lesgaft – Istituto PS di Scienze Naturali di Pietrogrado (Leningrado) fino alla sua morte, all’età di 92 anni. In base alle registrazioni astronomiche (come l’Almagesto) ha ipotizzato che gran parte della storia umana sia stata falsificata. Le sue teorie sulla cronologia del Medio Oriente e di Israele prima del I secolo a.C. in seguito attirarono l’attenzione di Anatoly Fomenko, che su di esse basò la sua Nuova Cronologia.

[21] Anatoly Timofeevich Fomenko (nato il 13 marzo 1945 a Stalino, URSS ) è un matematico russo e sovietico, professore all’Università statale di Mosca, noto come topologo e membro dell’Accademia delle scienze russa. È autore di una teoria pseudoscientifica nota come Nuova cronologia, basata sulle opere dello scrittore e massone russo-sovietico Nikolai Alexandrovich Morozov. È anche un membro del Accademia russa di scienze naturali (1991).