Nel Capitolo ottavo de Il Sole e la Runa, l’ultimo saggio della collana storica Mursia dedicata all’Organizzazione del Terzo Reich Ahnenerbe, Associazione nata nel 1935 per volere di Heinrich Himmler (1900-1945) volta principalmente alla ricerca preistorica ed a una visione alternativa della Storia del Mondo e dell’Uomo, in questo caso l’esame dei rapporti di questa Associazione con l’Impero giapponese, ho voluto inserire lo strano caso storico-giudiziario dei Documenti Takeuchi, per la prima volta presentato ai lettori italiani. Allora (dal 1936) i Tedeschi, tramite l’Ahnenerbe e il Servizio segreto SD si erano dimostrati molto interessati alla storia dei Documenti Takeuchi perché mettevano in relazione parte dei loro contenuti con antichi testi reperiti in India, che già erano stati tradotti dalle missioni archeologiche tedesche ed inglesi in quel Paese asiatico sin dalla fine dell’Ottocento.

In Italia nel 1993 le Edizioni Mediterranee avevano pubblicato un piccolo saggio molto interessante, Mondi Dimenticati, del tradizionalista e maestro macrobiotico giapponese Michio Kushi (1926-2014). In esso, tra le altre cose, si accennava all’esistenza in Giappone di una mole notevole di antichissimi documenti, contenenti mappe e relazioni sulla più antica storia delle Isole Giapponesi stesse, dell’Asia e di tutto il Pianeta Terra, anche se i Documenti Takeuchi non venivano nominati direttamente.

Gli antichi documenti Takeuchi

In seguito, grazie al precedente lavoro ventennale dello studioso Kosaka Wado (deceduto diversi anni or sono), nel 1995 venne pubblicato in Giappone un suo saggio, I Documenti Takeuchi, che svelava la storia segreta della Terra e dell’Uomo secondo la più antica tradizione di stampo Shintoista detenuta dalla cultura giapponese: dall’arrivo sul nostro Pianeta milioni di anni or sono di esseri semi-divini, alla creazione dell’Umanità “dei cinque colori”, al peregrinare di queste cinque razze madri umane sino al susseguirsi di Dinastie Celesti antidiluviane sulla Terra per ad arrivare all’investitura della Casa Imperiale Giapponese attuale, alcuni secoli prima di Cristo.

Eccone una breve presentazione:

In un’epoca estremamente remota, i Giapponesi della razza originaria cominciarono a plasmare ogni genere di civiltà.

Sostenuti da una Natura divina elevata,  costruirono una straordinaria civiltà ultra scientifica.  Le splendide Anime provenienti dal Cosmo che regnavano nel momento di massimo fulgore di questa civiltà erano Imperatori Celesti!

L’inglese Dennis Mitchamson, che ha vissuto parecchio tempo in Giappone (adesso è residente in Italia), ha tradotto in italiano questa saga Takeuchi (che oggi consta di ben tre saggi), avendo  ottenuto dalla signora Nobuyo Okubo, vedova di Kosaka Wado, il permesso scritto  di far pubblicare I Documenti Takenuchi nel nostro Paese e nella nostra lingua, in forma prettamente cartacea.

Chi scrive lo aveva letto, controllato la traduzione e lo ha trovato estremamente interessante, con una specifica commistione di Storia del Cosmo, Archeologia di frontiera, Religione Shinto e Realismo fantastico, assolutamente unica nel suo genere ma perfettamente in linea, per esempio, con i più fortunati saggi degli scomparsi e mai dimenticati Peter Kolosimo e Zecharia Sitchin. Un libro originale e molto ardito nelle sue tesi, interessante per gli storici ma appetibile per i lettori appassionati dei misteri dell’Archeologia e dello Spazio.

I  Documenti Takeuchi presentano un’iconografia con molti disegni, mappe e altre raffigurazioni che costituiscono un inserto iconografico (in bianco e nero) interessante e visivamente accattivante.

Ma cosa sono e cosa rappresentano in verità i Documenti Takeuchi?

Mappa del Mondo Antico secondo i Documenti Takeuchi – Sud in Alto con continenti perduti – di Tamiara e Myoi

In realtà parte di questi documenti sono andati purtroppo distrutti nella primavera del 1945 per colpa di un raid aereo Americano su Tokyo ma, naturalmente, ne erano state fatte delle copie.

Secondo questi Documenti , che erano stati tradotti in lingua giapponese partendo da “caratteri divini” per la prima volta nel V secolo Dopo Cristo, l’Età di questo nostro Universo ha almeno 30 miliardi di anni.

Dalla nascita del nostro Universo fino ad oggi, secondo i Documenti Takeuchi, si sono succedute nel creato 7 Ere Celesti Divine ( prima Era del Dio Nommo Nushi ), 25 Ere Semi/Divine (Generazioni Joko ), 72 Ere o meglio Generazioni di Re Sovrumani (durata di vita dei Re non superiore ai 2.000 anni) e 126 generazioni di Imperatori umani a partire dal primo imperatore giapponese Tenno (l’attuale dinastia Yamato, riconosciuta per decisione divina come vera ed unica Dinastia rappresentante mondiale, secondo i Documenti stessi).

A partire dalla quinta Era Celeste , gli “Dèi” Sumera Mikoto decisero di discendere sulla Terra per trasformarla in un Paradiso di vita.

In seguito, a partire della seconda generazione Semi/Divina Joko fu deciso di creare gli esseri umani con una probabile operazione di ingegneria genetica, e furono divisi in cinque razze (nera , bianca , rossa, gialla e “blu”).

Gli Uomini, in seguito, si erano sparsi per tutta la Terra, partendo dall’attuale Giappone e, da allora fino a quest’ultima, avevano costituito una serie impressionante di civiltà (o meglio di “Umanità”), circa 100, raggiungendo anche i più elevati livelli tecnologici, per poi venire regolarmente annientati periodicamente da una immane catastrofe mondiale.

Così anche questa attuale Umanità, la nostra, verrà distrutta, per poi risalire la china della civilizzazione in un tempo futuro.

Lemuria, Mu e Atlantide rappresentavano allora solo le ultime civiltà che si erano succedute, in ordine di tempo, le prime invece a partire da milioni e milioni di anni or sono.

Dalla nascita del nostro Universo fino ad oggi, secondo i Documenti Takeuchi, si sono succedute nel creato 7 Ere Celesti Divine, 25 Ere Semi/Divine, 72 Ere o meglio Generazioni di Re Sovrumani e 126 generazioni di Imperatori umani a partire dal primo imperatore giapponese Tenno.

Quello che si è letto fino a qui potrebbe all’inizio non stupire troppo chi è a conoscenza della religione Shinto giapponese e dei suoi miti contenuti nelle più conosciute saghe nipponiche, i “waga kuni no Kojiki” o semplicemente “Kojiki” (Descrizione degli antichi eventi), documento ufficiale Shinto del VII secolo Dopo Cristo.

In realtà la famiglia Takeuchi, durante gli Anni Trenta del Novecento e sino al 1944, fu perseguitata e sottoposta a processi (conclusisi poi con una assoluzione definitiva) da parte del Governo giapponese per un motivo molto semplice: la famiglia Takeuchi sosteneva (e sostiene tutt’oggi)  che i documenti in suo possesso devono essere interpretati “alla lettera”: non sono “miti” ma sono un resoconto fedelissimo della più antica storia del Mondo fino alla venuta di Cristo sulla Terra.

Ci sono così descrizioni di “divinità” (o meglio “principi finalistici divini” autocoscienti) come di  veri e propri esseri sovrumani che discesero sulla Terra con le loro astronavi prima in Giappone e poi vaganti per tutto il Pianeta, creando l’Uomo e donandogli i mezzi per raggiungere grandissimi gradi di civilizzazione, civiltà umane scomparse e poi risorte, sempre sotto gli occhi di queste “divinità” della natura universale che ci controllano da milioni di anni.

Ovviamente, in un primo tempo, la struttura governante giapponese non poteva accettare che la religione Shinto fosse degradata ad una saga del genere “Guerre Stellari”, soprattutto per i legami profondi di questa religione che fondamentalmente è sempre stata di “supporto” alla regnante famiglia Yamato attuale.

Ma in seguito l’atteggiamento cambiò e la Suprema Corte Giapponese, alla fine del 1944, decretò che non era possibile decidere alcuna pena sulle convinzioni del clan Takeuchi, non avendo quest’ultimo mai veramente mancato di rispetto alla religione di stato Shinto.

I Tedeschi erano rimasti impressionati da questa storia: infatti secondo indagini provenienti dalle visite ufficiali in Giappone di diversi ufficiali delle SS, ed alcune approfondite letture del Bushido effettuale dallo stesso Capo dell’Ahnenerbe Heinrich Himmler, ci si era convinti dell’esistenza di una antichissima affinità culturale e di sangue tra i Nordici europei ed i Giapponesi, basandosi anche su antichissime leggende orientali che vedevano il Giappone come punto di arrivo, milioni di anni fa, di entità divine extraterrestri che avevano aiutato il genere umano ad uscire dalla barbarie e a indirizzarsi verso la civiltà.

Dogu Miyagi, 1000 a.C.-400 a.C.; fonte: Wikicommons

Secondo i Documenti Takeuchi resi pubblici già dagli anni Venti, erano state create in Giappone da queste divinità cinque razze madri principali di cui una, ormai scomparsa, razza umana dalla carnagione azzurra, che aveva popolato il Nord Europa e la Scandinavia, passando prima dall’Asia e dall’India, in particolare, utilizzando delle navi volanti (i famosi Vimanas, secondo la mitologia indiana).

Erano, secondo Himmler, gli Antenati della razza nordica, unitisi in seguito agli altri esseri semi-divini, i Tuatha de Danaan, che erano giunti anch’essi dal cielo provenienti dalla Costellazione di Cassiopea, stabilendosi al Polo Nord. Sulle capacità tecnologiche di questa razza azzurra si erano immaginate diverse ipotesi, partendo dall’utilizzo di motori aeronautici funzionanti con un amalgama di mercurio.

Le rappresentazioni degli Dèi indiani venivano raffigurate a volte con la pelle blu-nera (vedi il Dio Krishna, per esempio, o lo stesso Vishnu), indice appunto di un antico ricordo di queste antiche razze di origine celeste, dominatrici del pianeta.

L’antichissimo contatto culturale tra il Giappone e il Nord Europa era pertanto passato, attraverso migrazioni antidiluviane, tra la Catena sacra dell’Himalaya, il Gobi, il Tibet e l’India.