L’ultima resistenza dell’ego
La vulnerabilità minaccia l’ego perché ne smantella le strategie. Ci allontana dal controllo e ci riporta in Presenza, faccia a faccia col nostro riflesso, al cospetto della Realtà. Ci chiede di arrenderci, non di analizzare, di fuggire, di trascendere prematuramente; ci chiede di sentire, di ESSERCI.
Il viaggio del Risveglio della cosxienza è un percorso di discernimento tra il reale e l’irreale, l’eterno e il transitorio. La vulnerabilità acuisce questo discernimento rivelando, ripetutamente, l’irrealtà delle nostre difese. Ci mostra che ciò che chiamiamo “forza” è spesso paura mascherata, e che ciò che pensavamo fosse debolezza è più vicino alla Verità del nostro Essere di tutti i nostri atteggiamenti “stoici”.
Più ci addentriamo in questa pratica, più ci rendiamo conto che la vulnerabilità non è dramma. Non è esibizionismo emotivo o catarsi fine a se stessa. È l’offerta silenziosa di ciò che è reale in questo momento: senza veli, senza copione, senza colpe, senza vergogna.
È devozione (Bhakti) spogliata di ogni prestazione, devozione che non cerca più di dimostrare nulla, ma semplicemente riposa nella verità del cuore. Questa nudità di fronte all’Amore, che sia in una relazione, nella solitudine o di fronte al Divino, non riguarda le parole. Riguarda il silenzio. Riguarda il lasciarci accogliere, vedere e conoscere senza riduzioni.
“Per comprendere l’incommensurabile, il Cuore è in Pace e la Mente sospesa in uno straordinario stato di calma immobile”.
La vulnerabilità è l’acquietamento delle prove mentali, è il rifiuto di voler per forza capire, è la sublimazione della competitività indotta. È la resa della narrazione interiore che permette alla verità di parlare attraverso la pura Presenza.
Comprendere la vulnerabilità come un percorso sacro è una cosa; incarnarla è la vera pratica. Richiede di passare dal regno dell’intelletto, alla realtà percepita del corpo e del cuore. Questo non è un invito a scaricare le emozioni indiscriminatamente, ma a una presenza consapevole e coraggiosa con il nostro autentico stato interiore, momento per momento.
La vulnerabilità non può essere simulata, ma può essere invitata. Può essere coltivata non attraverso lo sforzo, ma attraverso il permesso.
Il potente motto dell’uomo risvegliato recita: Mi arrendo alla Realtà, mi concedo di essere ciò che sono…
