Identificato nei meandri della sua astralità psichica, l’uomo contemporaneo soffre la patologica convinzione che per la propria libertà debba controllare gli eventi, così da essere fautore e artefice del proprio destino.

Il controllo offre l’illusione di avere potere e sicurezza, fa appello alla mente per prevedere, anticipare, evitare, gestire le situazioni, i rapporti, così da salvaguardare la propria verità, il senso di sé. Questa struttura è una corazza psicologica necessaria all’uomo per la formazione della sua identità personale la cui reiterazione però, col passare del tempo, se non mitigata in un sano discernimento, diviene la sua ristretta prigione percettiva.

L’uomo crede che la sua pace interiore dipenda dal controllo delle proprie emozioni, dei pensieri, delle relazioni e financo del mondo in cui vive. Eppure, conoscendo se stessi, si scopre che è proprio l’attaccamento a questa credenza che alimenta la fonte delle nostre recondite paure, delle ansie, delle frustrazioni, delle contraddizioni e degli sfinimenti più o meno intensi e dolorosi. L’uomo moderno è diventato come il mitico Atlante: identificato nei suoi ruoli, si condanna a reggere sulle spalle il peso (illusorio ma schiacciante) del suo universo personalizzato, dimenticando però che il Mondo, la Vita e il Prossimo esistono comunque, a prescindere da lui. L’ego individuale, identificato esclusivamente con il complesso corpo-mente, scambia la propria prospettiva (soggettiva e limitata) per la totalità, attribuendosi un grado di comprensione e di azione di gran lunga superiore alle sue reali capacità discriminatorie e operative.

La Tradizione Mistica trascende quest’illusione con un pizzico di indispensabile ironia, praticando l’incisiva spada del discernimento. La stessa Tradizione insegna che il mondo fenomenico (sogno o “maya”), sebbene sembri reale nella sua esperienza, non è la realtà ultima, ma un flusso dinamico in continua evoluzione, governato da complesse leggi di ricorsione (destino) e risonanza (“karma”), in cui l’ente incarnato sperimenta il proprio soggettivo sogno terreno.

Utile ricordare che ogni forma di sofferenza non deriva mai dalla Vita in sé, ma dalla nostra resistenza al suo flusso intrinseco e imprevedibile, e dai disperati tentativi di modificarne, attraverso la negazione e il controllo, il processo dinamico e infinitamente intelligente…

 

«Potrebbe andarsene quando vuole. Se fosse qualcosa di più di una vaga aspirazione, se fosse assolutamente determinato a scoprire la verità, noi non potremmo fermarlo. […] Eppure, Truman preferisce la sua cella!» – dal film “
The Truman show”