Scrivo questa riflessione come un invito a riformulare, attraverso la lente del misticismo universale, l’atto spirituale della Resa, qui intesa non come rassegnazione, né sconfitta, ma come esperienza chiave e atto sacro di liberazione interiore. Un “lasciar andare”, che non è passivo né impotente, ma un Fare profondamente intuitivo e consapevole.
In verità, la Resa è la forma più alta di Coraggio, essendo essa un grande potere spirituale: è di fatto la realizzazione necessaria in ogni percorso sapienziale.
In un mondo inebriato dalla distrazione, dall’incessante ricerca del controllo sui dati, sulle identità, sui corpi, sui destini e persino sugli stessi algoritmi che oramai plasmano le percezioni umane, ci sono coloro che hanno deciso di darsi da fare per superare se stessi, e risvegliarsi alla propria Verità interiore, alla propria umanità. Tuttavia, nonostante ci si possa impegnare abbastanza pianificando con intelligenza il Lavoro, cavalcando ogni variabile e difficoltà, credendo di controllare gli eventi, tutto ciò non garantisce che la Realtà della Vita si commensuri a proprio favore, anzi, spesso solo questo non basta.
Non bisogna dimenticare che, nel lungo cammino verso sé, la Vita è il miglior maestro di Umiltà e Pazienza. Quante volte capita che il terreno che si credeva saldo invece si muova, le certezze a cui si affidavano i propri sogni collassino, i piani intricati della mente senza la necessaria chiarezza si disfino. Le narrazioni personali, gli ideali spirituali, i valori, le certezze e financo le persone cambiano. La Verità “si muove”, evolve, e le circostanze, senza un centro stabile, ricorsivamente disattendono le certezze ed ogni possibile calcolo.
Ad un certo punto è come se il mondo “rifiutasse” di obbedire al copione che gli abbiamo scritto, e l’idea della Resa spesso arriva ammantata dalle vesti lacere della disillusione, del fallimento, della perdita, della sconfitta e, molto spesso, della sofferenza autoindotta e inconsapevole. Ci si arrende alla Realtà della Vita come ultimo e riluttante sospiro, quando tutte le strategie della personalità hanno fallito, quando le energie sono esaurite, quando il corpo si piega e la bandiera bianca è issata perché la battaglia (contro se stessi) è irrimediabilmente compromessa.
Eppure, nel cuore di ogni Saggezza, in particolare negli insegnamenti tradizionali, la Resa (sommissione, “surrender”, “arrendersi a ciò che è” o comunque la si voglia definire) si rivela al discepolo non come una fine, ma come il più sacro degli inizi. La Resa non è mai debolezza, ma l’espressione vivente del coraggio spirituale e della fede intuitiva. Il Potere della Resa nel cristianesimo è un potentissimo mantra: “Sia fatta la tua volontà”; nel buddismo è il “non attaccamento”; nel sufismo, “fanā” è l’annientamento dell’ego; nel Vedanta, il riconoscimento che Ahamkara, il falso “io”, non è la verità di ciò che siamo.
La Resa è dunque la Realizzazione che apre l’Uomo alla piena Libertà dell’Essere: pura Volontà in atto, è capace di riscrivere l’esistenza di un viaggio, dai confini ristretti del controllo della personalità esteriore, verso un vasto cielo di Libertà, Bellezza e Bene interiori. Lasciar andare il bisogno di controllare tutto e tutti è la chiave di accesso al proprio Potere interiore.
La Resa è la porta del Risveglio, è un atto di profondo amore verso se stessi, è lasciar andare le catene della competizione e del controllo, poiché include senza escludere, riunisce anziché dividere.
La Resa, qui solo brevemente accennata, non è mai una sconfitta, ma il Fuoco necessario per ogni possibile esperienza di Transustanziazione.