Il determinismo non è solo una legge fisica: in ambito mistico si conoscono i “limitatori”, in psicologia i “super io”, nel sociale gli “ammortizzatori”. In ogni caso, i determinismi sono sempre sistemi auto-limitanti che nell’uomo si palesano come modelli di pensiero, indotto o coercitivo. Oggi, la novità è che questi modelli culturali autolimitanti possono essere trasformati e trascesi. Ma come e cosa fare? si chiedono in molti. Eppure, la domanda giusta non riguarda il cosa e come fare, ma il perché è necessario fare…

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A riguardo, le Antiche Tradizioni ci ricordano che l’uomo ordinario è in uno stato di cosxienza completamente illusorio e predeterminato; affermano che l’uomo è schiavo delle sue stesse credenze, idealizzate e mai davvero indagate.
 L’uomo moderno crede di essere libero, ma in realtà è una macchina biologica programmata e programmabile; è un automa completamente identificato con il suo corpo mortale, che lo determina con impulsi meccanici, impressioni, sensazioni, false percezioni, paure senza oggetto, memorie culturali e anche antropologico-culturali, che lo muovono come una marionetta senza fili.

 

Allora, se davvero vi volete liberare dal determinismo, dicono i grandi iniziati, dovete praticare un lungo Lavoro interiore per diventare cosxienti della cosxienza, per essere questo mistero libero che in realtà è il mistero del tutto ciò che è, dell’essere cosxienti di sé stessi.

L’umano che persevera nella sua ignoranza, oggi “autoprogrammata”, percorrerà una via di determinazione schiavistica assoluta.

Tuttavia, se l’uomo ammette di non essere libero e accetta l’autodeterminazione dettata da questo paradigma antiumano si pone oltre la sua idea fallace di libertà; se costui intuisce di essere un automa biologico condizionabile e programmabile, allora può forse decidere cosa fare della sua vita. Può scegliere se, di fronte a questa evidenza, vuole iniziare a farsi domande radicali per intraprendere un percorso di decondizionamento, indispensabile per dare senso e dignità alla sua vita. Oppure, al contrario, può non essere interessato o ritenersi incapace di intraprendere un percorso di questo tipo, e decidere di affidarsi deliberatamente a chi le masse le alleva e governa da millenni con grande maestria.

Se si osserva il mondo con occhi impersonali, è evidente che anche la soluzione della “vigile attesa” o della “zona di comfort (meglio se zen)” con annesso orticello personalizzato, adottata da molti movimenti alternativi e da ferventi “spiritualisti”, in questo momento risulta essere alquanto anacronistica. Il tempo dell’attesa ci conduce all’abulia; questo è il tempo dell’osare, di agire in profondità, di operare da dentro.

In ogni transizione collettiva, grandi possibilità sono concesse all’uomo. Tuttavia, solo le azioni volontarie risuonano agli ideali di grande respiro, in cui l’unico scopo comune è l’Essere cosxienti di sé.

 

Siamo nati in cattività al solo scopo di essere davvero capaci di dare senso e valore alla Libertà.

 Fiat Mens Vivens