Il bisogno compulsivo di compagnia e di visibilità, molto spesso, è una fuga da se stessi.

Viviamo in una cultura di interazioni e connessioni costanti in cui si esalta la compulsiva ricerca di attività e consenso. La libertà di dare o negare il proprio consenso è oggi una conquista determinata da un gioco di ruoli e da precise regole. In questa cultura di “connessione”, essere soli significa essere emarginati, inadeguati, distanti, strani; significa sentirsi esclusi. Quando l’uomo prende contatto con la propria Essenza, comprende che gran parte di questa compulsiva ricerca di interazioni è una fuga dallo specchio della sua stessa Presenza.

Guardami, così posso sentirmi vivo”. “Distraimi, così posso evitare me stesso”. “Condividi i miei sentimenti, così mi sento amato”. Anneghiamo molto spesso nel rumore per evitare ciò che il silenzio ci rivelerebbe. Temiamo il vuoto, perché ci apre a quella muta e illusoria percezione di inadeguatezza, di non sentirsi utili, visti, amati, vivi. Ed è per questo, che per necessità, impariamo a recitare la vita, piuttosto che viverla.

Da una prospettiva spirituale, questo evitamento è un concreto esilio dall’Essere. La vera “connessione” inizia solo quando ci si sente a proprio agio con se stessi, e ancor più quando si sperimenta consapevolmente la propria solitudine. Allontanarsi dalla competizione e dalla performance equivale quindi a incontrare se stessi in un’assenza ove non c’è l’altro, niente pubblico, nessun riflesso, ma solo ciò che realmente si è. Ecco, ora possiamo liberamente socializzare non per sfuggire alla vita, ma per condividerla, e quando incontriamo l’altro non sarà più per bisogno, ma per completezza.

Molte tradizioni spirituali affermano che, quando si realizza la quiete interiore, la solitudine diventa pienezza e non più isolamento. Allora le relazioni non nascono più dal bisogno e dalla mancanza, ma dall’Amore, non dalla fuga e dall’evitamento, ma dall’espressione di sé. Questo “stato di pienezza” è l’autenticità della nostra vera natura.

Solo conoscendo se stessi come cosxienza completa si può incontrare liberamente l’altro e il mondo, non più come un mendicante in cerca di compagnia, ma come donatore di Presenza.

 

“Quando gli specchi si girano verso l’interno, la solitudine diventa risonanza”.