… Mentre corriamo, da un pensiero all’altro, da un desiderio all’altro, da un sogno all’altro, raramente ci fermiamo a chiederci chi stia effettivamente predisponendo e dettando le regole del gioco. È risaputo che attualmente i giganti tecnologici “pro sistema” sfruttino algoritmi predittivi per “tenere alta” l’attenzione (tensione/distrazione) delle masse, aumentando esponenzialmente la produzione di contenuti per lo più emergenziali e superficiali i quali, attraverso le martellanti “notifiche” palesi e occulte, generano una miscela di dipendenze emozionali e virtuali. Questo meccanismo ricorsivo, quando non compreso, rinforza l’amnesia autoindotta artificialmente.
La saggezza orientale ci racconta di tre scimmie: una che non vede, una che non sente, una che non parla. Nel contesto odierno, questa allegoria diventa metafora di una società estremamente fluida ma paralizzata.
Non vede: schermi di potere “luccicanti” sono funzionali alle illimitate forme di distrazione; sistemi antiumani ingegnerizzati sono modulati per fasce di utenti “tipo”; programmi e filtri di estetica digitale sono massivamente utilizzati per creare contenuti che inducono evidenti astrazioni dalla realtà.
Non sente: l’overdose informativa trasforma ogni notizia di violenza o ingiustizia in un rumore di fondo, incapace di suscitare empatia, spirito critico e salutare indignazione duratura. Finché le cose non toccano direttamente sono avvolte in un’atmosfera non proprio “familiare”, appaiono e scompaiono lasciando solo un alone indifferenziato senza significato, senza oggetto, senza forma.
Non parla: la cultura dell’algoritmo premia l’evasione, l’evitamento della realtà, esalta le faide, le opinioni, la lotta, mai il dissenso; chi non si allinea al sistema o è relegato ai margini o bollato come “complottista”, e in casi estremi giudicato come un folle e ridimensionato con un “TSO” (trattamento sanitario obbligatorio).
La summa delle tre scimmie rispecchia un sistema “educastrativo” istituzionalizzato: non una probabilità, ma un modello strutturale di indottrinamento attivo che lentamente e quotidianamente plasma il soggetto fin dall’infanzia, con valori “etici e morali” privi di principi umanistici e vuoti di essenzialità ontologica. Questa dottrina “castrante” nell’uomo contemporaneo si palesa in molteplici modi, al di là dell’istruzione ricevuta, dell’estrazione sociale e della cultura di appartenenza.
Dopo questi assunti, forse è meglio delineata la meta: è in atto una folle ed estenuante corsa collettiva – riarmo programmato, paradigma green, crescita illimitata del debito, dei profitti e dei consumi, guerre preventive e crisi permanenti, e l’elenco sarebbe infinito. In questo scenario surreale l’individuo (per protezione o per scelta) è spesso alienato dalla realtà; si rifugia nelle battaglie dei pro/contro, nel nichilismo meditativo, nella rassegnazione, nel conformismo materiale e, nel migliore dei casi, nell’evasione spirituale del fine settimana.
Sul palcoscenico mondiale, potenze economiche e militari agiscono ormai senza un vero contrappeso politico: conflitti dimenticati, trattati ignorati, crisi climatiche trascurate, intere aree depredate, culture ed etnie cancellate. La polarizzazione politica, alimentata da bolle informative e propaganda digitale, impedisce qualsiasi dialogo costruttivo. I popoli sono solo spettatori inconsapevoli di una commedia… senza lieto fine. In questo dedalo di trame, equivoci e silenzi, il potenziale umano si riduce a utenza come risorsa energetica (forse) monetizzabile: lavoratori flessibili, consumatori target, cittadini profilati in fasce di reddito universale. La “città metropolitana” diventa un enorme laboratorio sociale, un mega hangar dove ogni comportamento è tracciato, analizzato e meritocraticamente modulato per massimizzare con il minimo sforzo controllo (cattività) e profitti (raccolto).
Il risultato evidente è un’umanità scissa e smarrita, incapace di immaginare alternative praticabili per superare il persistente incubo in cui inesorabilmente sta sprofondando.
Per uscire da questo loop percettivo è richiesta una rinascita della memoria, qui intesa come presa di cosxienza, e dell’azione motivata intesa come intenzione, volontà in atto.