Viviamo in un’epoca di paradossi caratterizzata, da una parte, dall’accesso istantaneo ed illimitato alle informazioni e, dall’altra, da un’inarrestabile erosione della cosxienza collettiva.

Il sistema di potere – religioso, scientifico, politico, economico, tecnologico – narra e scrive la storia facendo sì che le vere cause di insabbiamenti, genocidi e devastazioni ambientali passino nell’oblio, mentre i meccanismi che alimentano la “distrazione collettiva” dalla vera realtà della vita rimangono ben oliati. Questa dinamica non è casuale: l’amnesia collettiva è parte integrante di un protocollo silenzioso che consente la ripetizione delle stesse iniquità e del processo di separazione con cui si auto generano i modelli attuali “in agenda” necessari per la disumanizzazione programmata.

Un uomo senza passato è un uomo senza futuro. L’attuale umanità è come se vivesse in un presente senza passato e, di conseguenza, affronta un futuro senza alti ideali, senza linee guida, senza certezze, costretta nell’egida delle false speranze.

Ricordare davvero significa imparare a dare significato alle esperienze passate; il dimenticare – quando è indotto – non è una dimenticanza traumatica, ma una forma molto sottile di controllo.

Il nucleo di potere occulto, attraverso l’opera di finanzieri creatori di debito, di politici fascinati dal potere, di multinazionali parassitarie di interi ecosistemi, di lobby farmaceutiche produttrici di “medicinali” letali, scolpisce le trame dell’oblio in cui rimangono intrappolate le cosxienze. L’industria dello spettacolo, i social media e persino le piattaforme educative rimodellano costantemente i recinti percettivi dei giovani attraverso la narrazione, selezionando i contenuti delle “storie” da mantenere e quelli da eclissare.

In assenza di un poderoso risveglio della cosxienza collettiva, le cicatrici del nostro passato non si trasformeranno in lezioni durature, anzi, rimarranno semplici note a margine facilmente ignorate e, dunque, inevitabilmente ripetute…